Le tre scene madri di Suspiria, il remake di Luca Guadagnino

Analizziamo Suspiria, la nuova opera di Luca Guadagnino, concentrando la nostra attenzione su tre scene "madri", con sfumature horror.

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A oggi non c'è nessun altro regista, non solo in Italia ma nel mondo del cinema tutto, che sappia riflettere su come e quanto il potere dell'arte sia in grado di rinvigorire l'anima umana al di fuori di Luca Guadagnino.
In Io Sono l'Amore c'era l'arte gastronomica, in A Bigger Splash quella musicale, in Chiamami Col Tuo Nome addirittura veniva esaltata più di una disciplina alla volta, con le arti scultorea, sinfonica e poetica che si alternavano a schermo come veri e propri co-protagonisti. La ricercata sofisticatezza che caratterizza ogni opera del regista palermitano, oltre alla squisita maestria con la quale padroneggia il mezzo, è soprattutto figlia di questa continua voglia di indagare i misteri dei vari aspetti dell'arte, di tutte le sue forme e possibilità, come se Guadagnino ogni volta si innamorasse di una nuova Musa e volesse carpirne i segreti. E usasse, nel processo, quei segreti per scandagliare le profondità dello spirito umano, del quale ogni tipo di arte è ovviamente una particolare estensione.
In Suspiria è ovviamente la danza la forma d'arte che Guadagnino ha posizionato sul suo piedistallo, la Musa che ha invocato e della quale ha tessuto le lodi, nella speranza di avere indietro l'ispirazione necessaria per rifare, secondo la sua visione, il suo cinema e soprattutto la sua sensibilità, il classico dell'horror diretto nel 1977 da Dario Argento (cui abbiamo dedicato un episodio della nostra rubrica Everycult: Suspiria)
Solo che a rispondergli non è stata Tersicore ma Mater Suspiriorum, ben più terribile e oscura rispetto alla candida dea greca di lira munita. E non è un caso che, nella suggestione onirica fondata sulla psicanalisi che è il Suspiria di Guadagnino, le uniche tre scene prettamente orrorifiche (un numero che non è casuale) ruotino letteralmente intorno alla danza, con la bellezza dei movimenti del ballo contrapposta a un'efferatezza che - sistematicamente - è ogni volta più esasperata.

Mater Tenebrarum

La danse macabre di Suspiria inizia con una sequenza terrificante tutta sound design di urti, passi, talloni sul parquet, musica, scricchiolii, vetrate e ossa che si frantumano. Per far colpo su quella che sta diventando sempre di più la sua madre putativa, la direttrice Madame Blanc (Tilda Swinton), Susie (Dakota Johnson) è chiamata a esibirsi in una performance molto fisica e aggressiva, una coreografia partorita dalla Blanc stessa.
Ciò che la ragazza non sa è che la danza è pensata per farla entrare in contatto con madre Markos (ancora la Swinton), un'antica strega orribilmente sfigurata che guida l'accademia e che Blanc vorrebbe sostituire. Nel frattempo Olga (Elena Fokina), una studente sovietica che ne ha abbastanza delle sue insegnanti e soprattutto di quello che succede nell'accademia, ha deciso di andarsene...

Queste le premesse della sequenza, durante la quale la danza di Susie diventa (all'insaputa della ragazza, o forse no) uno strumento di morte: la metafora della competizione e dell'arrivismo, con Susie che prende il posto di Olga nella gerarchia del balletto, si spiega davanti ai nostri occhi nel modo più violento possibile, con i passi della prima che si rifrangono sulla seconda; intrappolata nella stanza degli specchi (non solo unico accesso alle camere di madre Markos, ma anche raffinato simbolo di dualismo), la povera Olga viene letteralmente posseduta dal potere emanato da Susie, e inerme viene massacrata dalla magia nera che dalla ballerina si sta trasmettendo a madre Markos.
È qui che iniziano a delinearsi tre dei temi cardine del film di Guadagnino, vale a dire quelli dell'abuso di potere, della rottura delle gerarchie e della conquista dell'autoconsapevolezza del proprio io: la storia indugia particolarmente su questi aspetti (le ombre dell'Olocausto, l'influenza sui sogni e la possibilità di generarli in positivo o in negativo, il rapporto insegnante-studente, e quindi figlia-madre, senza dimenticare la simbologia freudiana che sta dietro alle tre Madri, rappresentazioni antropomorfe dell'Es, dell'Io e del Super-Io), inizia inoltre la lenta e progressiva trasformazione della protagonista, che da ragazza apparentemente indifesa riuscirà a comprendere la propria natura, ad abbracciarla una volta per tutte.

Mater Lachrymarum

La seconda tappa dell'odissea introspettiva di Susie passa per la rappresentazione del Volk: a questo punto la protagonista è diventata la protégé di Madame Blanc, che vede nella ragazza tanto una sorta di figlia acquisita (anche se nel loro rapporto non mancano sfumature lesbo, e quindi incestuose) quanto soprattutto un mezzo per prevaricare madre Markos alla guida dell'accademia. Il potere che Susie riesce a sprigionare durante le sue performance è fuori dal comune, e se le altre insegnanti (che avevano votato affinché la Markos continuasse a guidarle) vogliono sacrificare la ragazza per nutrire il potere della Madre, Madame Blanc vuole usare quel potere per liberarsi della leader, conquistando quella tanto agognata indipendenza politica/sociale.

Il balletto inizia, ma senza Sara (Mia Goth), che ha iniziato a sospettare delle sue insegnanti e sta cercando la sua amica Patricia (Chloë Grace Moretz): a questo punto, mentre il corpo di ballo si esibisce nello spettacolo, con Susie nel ruolo della protagonista, Sara esplora la stanza degli specchi e scopre il passaggio segreto per le stanze di Madre Markos. Se la sequenza inizialmente può sembrare un richiamo al climax finale di Suspiria di Dario Argento, ben presto dilaga in altre acque, ben più torbide, oscure e viscerali, in quanto quella di Sara sarà una lenta discesa a spirale verso l'abisso.
Così come sul palco Susie ruba gli occhi e i cuori delle sue compagne e del pubblico ospite, nelle viscere dell'accademia il corpo e la mente di Sara vengono irrimediabilmente corrotte dagli esseri indicibili che si nascondono lì sotto, forse evocati dalla performance di Susie stessa.
È una sequenza di passi falsi e delle conseguenze che questi possono generare: ancora una volta c'è la prevaricazione donna su donna, dato che tutto è femmina nel film di Guadagnino (perfino l'unico personaggio maschile, il dottor Josef Klemperer, è interpretato da Tilda Swinton), ma rispetto alla fisicità della scena di possessione dello scorso paragrafo, qui c'è una sottigliezza che è più eterea, più sinuosa, è lo stesso gioco di azione/reazione ma basato sugli sguardi, sugli occhi, sui vari gradi di consapevolezza che racchiudono o celano.

Mater Suspiriorum

La Terza (scena) Madre è la più terribile e letale, ed essendo l'ultima è anche quella che funge da chiosa per il cerchio della danza infernale che l'opera coreografa, sprigionando tutta la furia sussurrata, trattenuta e anticipata nei delicati e tragici minuti precedenti.
Molto più red che black, il Sabba che conclude la danse macabre di Suspiria è un delirio di violenza durante il quale Susie raggiunge la massima consapevolezza di sé, soverchia il Super-Io e trascende i semplicistici concetti di bene e male imposti dallo scegliere un ruolo nella partita a scacchi giocata da Madame Blanc e madre Markos.

Rinuncia alla propria madre (intesa come donna che l'ha partorita), forse condannandola a morte con retroattività (Susie è stata probabilmente messa al mondo per compiere questo colpo di mano stregonesco, per diventare l'incarnazione madre Suspiriorum), quindi apre letteralmente il proprio petto per consacrare il suo cuore e donarlo alla causa (femminista, stregonesca, sociale, politica) e così facendo decide autonomamente il proprio destino, come le donne dell'epoca (il film è ambientato alla fine degli anni '70) stavano finalmente iniziando a fare.
Non è un film di scontri binari, Suspiria di Luca Guadagnino, non c'è bene e non c'è male ma ci sono scelte consce e inconsce, libere e forzate, giuste e sbagliate, ed è durante il Sabba Rosso che Susie compie quella che segnerà per sempre la propria esistenza, e anche quella di molti altri. La incontreremo alla fine, dopo i titoli di coda, libera da tutto e pronta ad addentrarsi nel mondo. Nota qualcosa fuori campo - e in una visione che travalichi la quarta parete potremmo pensare che abbia visto noi, e che stia arrivando per diffondere nel nostro mondo e nel nostro tempo la sua visione reazionaria. Tremate...

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