Le migliori interpretazioni di Adam Sandler, aspettando Uncut Gems

In tanti parlano di Oscar per Adam Sandler in Uncut Gems, andiamo dunque a ricordare le sue migliori interpretazioni.

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Se Meryl Streep si divora Oscar e nomination con scioltezza estrema, c'è anche un Adam Sandler che fa lo stesso lavoro, però con i Razzie Awards. Nella seconda metà degli Anni 2000 il caro Adam ha fatto incetta di film comici al limite del trash, ingozzandosi di personaggi e performance grottesche e facendo invidia ai nostri peggiori film natalizi. Ormai la percezione che si ha di lui è questa: attore capace solo di ripetere sempre lo stesso ruolo e lo stesso film.
Facile quindi aggiungerlo alla medesima casella di Nicolas Cage, che in realtà è un grandissimo attore; o magari immaginarlo come un Ben Affleck che ha solo fatto più ore in palestra - e sì, anche Ben sa come ammaliare il pubblico in ogni caso.
Ma ora concentriamoci su Adam Sandler, perché ci sono film che tirano fuori il grande attore che è in lui, scardinandolo dalla sua nomea. Bisogna pagare le bollette, è vero, ma ogni tanto spunta qualche gemma da non lasciarsi sfuggire.

Ubriaco d'amore - Paul Thomas Anderson (2002)

Cominciamo con la migliore interpretazione di Adam Sandler. Perché è innegabile: se P.T. Anderson ti sceglie per un suo film sai già che brillerai nel firmamento. Una commedia romantica fuori da ogni schema, esattamente come il personaggio ritagliato sul volto di Sandler, che vorrebbe soltanto esplodere di rabbia e spaccare il mondo, ma si ritrova incasellato in buoni sconto, bollini, water e famiglie soffocanti. È capace di amare, una persona del genere? Anderson crea la sua perfezione registica ruotandola attorno a Sandler, calma e tempesta di una pellicola sempre sull'orlo del collasso, come un conato liberatorio che ti fa stare meglio. Prima, però, bisogna soffrire, e questo il caro Adam sa farlo benissimo, quasi impedendosi (e impedendoci) di partecipare al dolore, perché anche quello significherebbe libertà. Interpretazione sotterranea e folgorante.

Terapia d'urto - Peter Segal (2003)

Adam Sandler funziona benissimo quando interpreta personaggi incapaci di esprimere le proprie emozioni. Come il suo David, inadatto a reagire alla vita, che si ritroverà catapultato in un personale e divertentissimo (per noi) inferno dallo psicologo Buddy Rydell, interpretato da uno dei Jack Nicholson più gigioni di sempre. Sandler si cala alla perfezione dentro questa spirale di situazioni assurde, grottesche, pronte a farlo esplodere in mille pezzi ma suscitando le risa della gente, che osserva, quasi complice e a tratti impassibile, la sua vita infilarsi in una tana del bianconiglio ogni giorno più folle. L'attore riesce perfettamente a riconsegnarci la destabilizzante sensazione di essere nell'occhio del ciclone, pur tentando di tutto per uscirne.

50 volte il primo bacio - Peter Segal (2004)

Qui Sandler lascia da parte le follie precedenti e si dedica completamente al lato romantico. La coppia tra lui e la smemorata Drew Barrymore funziona alla perfezione, per un feel good movie senza pretese che sublima la semplice chimica fra i due, in una commedia romantica sempre piacevole da rivedere. Adam Sandler smette i panni della rabbia, dell'umorismo grottesco e un po' troppo fuori dagli schemi, diventando il classico ragazzo a cui è naturale voler bene, nonostante qualche difetto qua e là. Un Sandler di cuore e un po' latin lover, aiutato da una splendida Drew Barrymore che riesce a far risaltare entrambi, anche solo per un giorno.

Reign Over Me - Mike Binder (2007)

Ecco come si prende Adam Sandler e lo si trasforma completamente, facendogli fare una delle sue migliori interpretazioni. Perché in Reign Over Me il suo Charlie Fineman ha davvero perso tutto, disintegrato da una delle più grosse tragedie umane della storia recente, quell'Undici Settembre che ha cambiato per sempre il mondo intero. Charlie non vuole ricordare, non vuole andare avanti, vuole restare nel suo limbo per sempre, e Sandler tratteggia con delicatezza graffiante la sua psiche, raccontando una storia purtroppo universale con malinconica dolcezza. Sguardi rubati, sorrisi, scatti famelici verso un mondo che non sente più suo, e che nell'accoglierlo a braccia aperte sembra voglia soffocarlo nuovamente. Mike Binder scrive e dirige un Adam Sandler perfetto sotto ogni punto di vista, trattenendoti a osservarlo e amarlo per due ore filate.

The Meyerowitz Stories - Noah Baumbach (2017)

Uno dei migliori film nel catalogo Netflix. Baumbach sa come manovrare bene i suoi attori, e fa compiere questa metamorfosi molto alleniana ad Adam Sandler, zoppicante nel corpo e nella vita, un po' piegato ma dal cuore grande, frullato dalla propria famiglia newyorkese, di quelle soffocanti senza rendersene conto, che ti schiacciano con l'amore sbagliato. La sua voce non è mai stata così roca, amalgamandosi a tutto il corpo storto e stanco, graffiato da una vita apparentemente semplice e senza troppi traumi. A parte quelli dell'incomprensione familiare che un essere umano si può portare dietro lungo tutta la sua esistenza. Ma a volte basta anche solo fare quel passo e forse, persino da soli, si può smettere di zoppicare.

Insomma, Adam Sandler sa essere un grande attore, sempre con il ruolo giusto e con i film che, magari, sente davvero suoi. Chissà che questo Uncut Gems, per il quale si parla già di nomination all'Oscar, non sia la vera consacrazione. Dopotutto, anche Matthew McConaughey ha seminato la sua filmografia di commedie romantiche dal dubbio gusto e ruoli lontanissimi dalla sua vera bravura. Un'altra metamorfosi, si spera totale, e potremmo avere un nuovo Adam Sandler nel panorama hollywoodiano. Magari con una statuetta d'oro sul comodino.

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