Aspettando Justice League Snyder Cut: le migliori director's cut di sempre

La storia del cinema è costellata di progetti ambiziosi rivisti e corretti dalle major prima della loro uscita: scoprite quali sono i più imperdibili.

speciale Aspettando Justice League Snyder Cut: le migliori director's cut di sempre
Articolo a cura di

Dopo anni di dicerie, chiacchiere, smentite e anticipazioni, nel 2021 la Warner Bros. rilascerà tramite il servizio di streaming HBO Max l'ormai mitologica Zack Snyder's Justice League, versione director's cut del controverso cinecomic DC uscito nel 2017 dopo numerosi (e perfino vistosi) rimaneggiamenti da parte della produzione e il regista subentrante Joss Whedon.
Non temiamo di esagerare se diciamo che si tratta probabilmente di una (se non della) director's cut più attesa e famosa della storia del cinema, nella maniera in cui nel corso degli anni è riuscita a superare i confini cinefili e a catturare l'attenzione di un pubblico incredibilmente vasto che va dai fan di Snyder agli appassionati dei fumetti, DC e non.
Naturalmente, però, i precedenti delle fantomatiche director's cut sono illustri anche per casi molto meno mainstream. Nel corso degli anni, soprattutto con l'affermarsi della politica degli autori e l'importanza della loro figura nel settore, diversi film più o meno noti hanno riconquistato fortune commerciali e di critica con le loro versioni director's cut, i cosiddetti montaggi "voluti dal regista".

Con questa definizione si intende l'idea-film più pura possibile, quella voluta in origine dal proprio autore e sulla quale ha avuto il controllo totale, senza intromissioni da parte dei produttori o dei distributori. Oggi proveremo a illustrarvi le più riuscite.

Hamlet di Kenneth Branagh


Del leggendario Hamlet di Kenneth Branagh esistono tre differenti versioni, una televisiva da 125 minuti, una tagliata che si spinge fino ai 150 minuti e poi quella integrale, che fu presentata fuori concorso al Festival di Cannes e che è anche l'unica che bisognerebbe vedere per apprezzare e godere appieno del lavoro fatto da Branagh.
Nel suo film del 1996, che per molti anni rimase l'ultimo girato su pellicola da 70 mm (fino al 2012, con l'uscita di The Master di Paul Thomas Anderson) Branagh incluse tutta la sfrontatezza (im)possibile del suo cinema, colorata, audace, narcisistica e chiassosa, e condivide con lo spettatore la gioia di inquadrare l'esuberanza e l'energia di un'interpretazione e di una storia con gesti di cinema lunghissimi e rapidi.

The Counselor di Ridley Scott

La prima citazione per Ridley Scott è per il sottovalutatissimo The Counselor, un eccellente dramma criminale dai risvolti filosofici firmato dal regista britannico reso praticamente innocuo dal montaggio della produzione.
La densa sceneggiatura di Cormac McCarthy con protagonisti Michael Fassbender, Brad Pitt, Javier Bardem, Penelope Cruz e Cameron Diaz grazie alla mezz'ora di scene in più (con tanto di rated-r) gode di un afflato ben più devastante e mirato rispetto alla versione distribuita nei cinema.
Anche in questo caso la director's cut dovrebbe essere l'unico modo consentito di guardare il film.

Watchmen di Zack Snyder

Di Watchmen esisterebbe anche una versione da quattro ore definita Ultimate Cut che aggiunge un'intera nuova storyline (quella de I racconti del Vascello Nero) ma è nella sua versione director's cut che il cinecomic di Zack Snyder sprigiona tutto il suo potenziale visivo.
La codifica di un nuovo linguaggio dopo i preparativi di 300, un'esaltazione della bellezza del corpo in movimento nel campo della camera, con attori che diventano storyboard animati fumettosi e plasticosi come action figure oppure creta nelle mani di un creatore che disegna, posiziona nello spazio, inquadra nell'ambiente, aziona e poi fa scontrare. Una sorta di rivoluzione senza seguaci né discepoli, un olocausto nucleare senza vittime.
Per altri approfondimenti recuperate l'Everycult di Watchmen o l'Everycult di Batman v Superman, altro film di Snyder famoso per una sua director's cut di molto superiore alla versione cinematografica.

Fanny e Alexander di Ingmar Bergman

Il montaggio di 188 minuti di Fanny e Alexander di Ingmar Bergman sarebbe già di per sé valevole di una menzione in qualsiasi lista che si rispetti sui migliori film mai fatti, e non a caso "bastò" a far guadagnare al maestro svedese il suo terzo Oscar per il miglior film straniero, ma non tutti sanno che la versione originale del film voluta dall'autore si attestava a ben 312 minuti.
Ora, sia chiaro: non sempre un film più lungo si traduce necessariamente in un film più bello, ma la cosa per Fanny e Alexander non vale, anzi.
Qui il senso di dramma familiare diventa così grande e con sfumature così accese e diversificate che la versione vincitrice dell'Oscar vi sembrerà quella banale e sbrigativa.

La bella scontrosa di Jacques Rivette

Successivamente tagliato e rimontato a 125 minuti di durata, i 236 minuti de La bella scontrosa di Jacques Rivette rappresentano uno dei rari casi in cui la director's cut arriva in sala prima del montaggio più diffuso e conosciuto.
Nel film del maestro francese troverete alcuni dei nudi più incredibili della storia del cinema, europeo e non, grazie a uno dei corpi più fantastici mai creati/filmati, che davanti alla magica e contemplativa camera di Rivette rinuncia al suo erotismo e diventa materia dell'arte.
Un'opera sensoriale che fa sentire la delicata ruvidezza della tela, il tocco soffice del pennello e l'odore della pelle sporca di vernice, il graffiare della penna sul taccuino che passa dai timpani fino allo stomaco, il silenzio degli sguardi che scrutano aspettative, incertezze, timori, che inseguono destrezza e cercano verità sconosciute.
Un film d'arte sull'arte e per l'arte, su cosa essa sia in grado di dire a proposito di chi la fa, chi la subisce e chi la osserva.

Apocalypse Now - Redux/Final Cut di Francis Ford Coppola

L'epica della narrazione che diventa epica nella narrazione, l'impresa del fare un film come eco dell'impresa che il film stesso vuole raccontare, il viaggio di un personaggio che è anche quello del regista e dei suoi attori e quindi anche di chi guarda.
Tre versioni in tre epoche diverse: l'essenzialità maestosa del montaggio del '79, l'ottundimento sensoriale di Redux col suo afflato infinito nel 2001, l'esperienza viscerale del Final Cut del 2019.
Sempre la stessa storia ma con sfumature mai uguali, come se la continua evoluzione dello stesso progetto cinematografico invece di cancellarne l'eredità originale la rafforzi, divenendo celebrazione di un mito da tramandare per sempre.

I cancelli del cielo di Michael Cimino

La scala folle, l'ambizione smodata di arrivare a sfiorare una purezza dell'immagine inedita, anche qualora lo sforzo per raggiungerla rischiasse di costare ogni cosa.
Riservare quell'ambizione a ogni singolo aspetto della produzione, dal totale più largo possibile al più minuscolo dettaglio di messa in scena d'epoca.
Infine utilizzare quello stesso approccio megalomane per la caratterizzazione di tutti i personaggi raccontati e per l'afflato della parabola capitalista che essi cavalcano, diretti verso una meta indefinita che è anche la fine di un'epoca, dell'uomo, della società e di un modo di intendere il cinema.
I cancelli del cielo è un film leggendario che ha determinato un nuovo limite per il cinema, quello della rovina oltre cui un regista non può arrivare a spingersi.

Le crociate di Ridley Scott

Qualche taglio qua e là per un grande blockbuster si può perdonare, tutt'altro discorso invece se un autore visivo come Ridley Scott viene costretto dalla 20th Century Fox a rinunciare a ben 50 minuti della sua epopea del 12esimo secolo sulle crociate.
Spesso accostato a Il gladiatore ma completamente diverso per intenti e portata, Le crociate director's cut è un capolavoro di scala e ambizione, una delle vette più alte del cinema di Scott e fra le pochissime opere in grado di accostarsi a quel Lawrence d'Arabia che l'autore di Alien considera da sempre il suo film preferito e principale punto di riferimento.

Blade Runner di Ridley Scott

William Blake e i suoi angeli caduti alla ricerca del loro Dio, la forza primordiale dei ricordi, l'importanza dello sguardo (e quindi gli occhi, onnipresenti) per definire la natura di un individuo.
La visione di un futuro eternamente irraggiungibile eppure reso concreto in pellicola, conglomerato di arti e culture passate, ammassate insieme e lasciate indietro, perché l'extra-mondo non è per tutti.
Blade Runner di Ridley Scott è l'apoteosi del potere delle director's cut e anche quello della possibilità di rivincita tramite l'home-video per un'opera sfortunata in sala.
Il merito in un certo senso è anche del film stesso, talmente perfetto che togliendo una scena e montandone un'altra al suo posto si ottengono due opere complementari ma anche diametralmente opposte: una la storia d'amore fra un uomo e una macchina, l'altra la storia di un uomo che scopre di essere una macchina.

Secondo voi come si comporterà lo Snyder Cut di Justice League di fronte a questi illustri precedenti? Ditecelo nella sezione dei commenti!

Che voto dai a: Justice League

Media Voto Utenti
Voti: 180
6.8
nd