Le invasioni aliene al cinema, da L'invasione degli Ultracorpi a Signs

Con l'uscita in sala di Indepence Day - Rigenerazione, riscopriamo alcuni classici più o meno recenti del filone alien invasion.

speciale Le invasioni aliene al cinema, da L'invasione degli Ultracorpi a Signs
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Delusi o entusiasti da Independence Day - Rigenerazione, da poco uscito nelle nostre sale? In entrambi i casi è l'occasione giusta per riscoprire alcuni titoli che hanno, chi più chi meno, fatto la storia del cinema di fantascienza, aventi a che fare proprio con invasioni di matrice aliena. Extraterrestri buoni, extraterrestri cattivi, uomini saggi e uomini crudeli: le parti spesso si ribaltano in questo gioco di genere, che ha donato ad alcuni dei titoli di cui andremo a parlare a breve anche un'importante valenza politica, rendendo di fatto i suddetti una summa della sci-fi più impegnata e non schiava del mero spettacolo. Perché prima e dopo l'odiato-amato blockbuster di Roland Emmerich, il filone ha regalato perle e cult il cui impatto si è tramandato per generazioni fino ad oggi.

L'invasione degli ultracorpi

E non potevamo che inaugurare questa lista con il classico firmato nel 1956 dal grande Don Siegel e tratto dall'omonimo romanzo di Jack Finney. L'invasione degli ultracorpi (oggetto di tre remake, solo quello quello di Abel Ferrara salvabile, nel corso del tempo) si offre a diverse chiavi di lettura, la più evidente sicuramente riferita alla caccia alle streghe che durante il maccartismo colpì molti nomi del cinema hollywoodiano accusati, a torto o a ragione, di simpatizzare per il partito comunista.Va detto che la metafora rappresentata dai baccelli alieni che clonano gli abitanti della cittadina di Santa Mira, per poi eliminarli e sostituirvisi durante il sonno, è stata interpretata anche in chiave diametralmente opposta, ma se il sottotesto politico rimane a discrezione dello spettatore, le perfette atmosfere tensive e una messa in scena che fa miracoli con un budget ridotto rimangono oggettivamente magnifiche e coinvolgenti, sfruttando al meglio la componente umana in un filone allora ancora non schiavo degli effetti speciali.

Ultimatum alla Terra

Un breve salto indietro nel tempo, a solo cinque anni prima: siamo infatti nel 1951 quando esce nelle sale Ultimatum alla Terra e questa volta buoni e cattivi si invertono. La missione di pace dell'alieno Klaatu (simile in tutto e per tutto ai terrestri), accompagnato dal gigantesco robot Gart, viene infatti resa vana dalla paura e dagli interessi delle alte sfere, con il rischio di scatenare una vera e propria guerra galattica che porterebbe alla distruzione del nostro Pianeta. Allegoria potente non priva di influenze cristologiche nella figura del Visitatore, il film esce solo qualche anno dopo lo sgancio della bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki e l'amara narrazione di stampo pacifista assume così maggior significato, sfidando qualsiasi pregiudizio di sorta in una narrazione sci-fi tesa quanto basta che, pur sostenendosi per buona parte della visione su un impianto thrilling oriented (con la fuga del Nostro sotto mentite spoglie nell'allora società contemporanea), ci ricorda come l'umanità sia sempre e costantemente alla ricerca della guerra in un incomprensibile terrore dell'Altro. Di cult oltre alla visione vi è anche la battuta in lingua aliena Klaatu, Barada, Nikto!, oggetto di citazioni più o meno plateali da Star Wars fino a L'armata delle tenebre ed entrata nell'immaginario cinefilo collettivo. Da evitare come la peste invece il pessimo remake con protagonista Keanu Reeves.

Essi vivono

E alla velocità della luce arriviamo al 1988, anno in cui vede la luce Essi Vivono di John Carpenter. Il leggendario regista newyorkese firma una delle sue opere più metaforicamente politiche, utilizzando la pura ed onesta serie-b per realizzare un'opera divertente ma ricchissima di spunti di riflessione contro la società consumistica che tutto vede e controlla, moderna reinterpretazione del 1984 orwelliano. Satira irriverente e gustosamente feroce che si eleva a grande spettacolo di genere tramite un tourbillon di soluzioni visive assolutamente geniali, per la maggior parte incentrate sull'utilizzo degli occhiali da sole indossati dal compianto protagonista Roddy Piper e capaci di mostrare attraverso particolari lenti come il nostro mondo sia in realtà dominato da una razza aliena che vaga tra di noi e comanda l'umanità tramite messaggi subliminali nascosti dietro l'apparenza delle cose. E' chiaro il ruolo giocato dagli extraterrestri, qui sostituti dei reali governanti e politici e della mercificazione di ogni cosa, emozioni in primis; il continuo alternarsi tra bianco e nero per rappresentare verità e finzione si rivela l'ennesimo trucco visivo che regala ancora maggior fascino ad un titolo seminale del filone.

Mars Attacks!

Passano otto anni ed è il turno di Tim Burton di dire la sua nel genere con Mars Attacks!, tra le più folli e citazioniste alien invasion che la Settima Arte ricordi. Ripescando a piene mani dall'immaginario anni '50 e '60, a cominciare dal look dei marziani (ispirati ad un tipo di caramelle di quel periodo), e alla sana e robusta serie b di genere, il popolare cineasta firma un'intelligente e graffiante parodia che guarda anche a modelli alti e si offre quale incontenibile ricettacolo di gag e battute, alcune davvero esilaranti. Con un cast delle grandissime occasioni (tra camei e ruoli principali-secondari figurano nomi del calibro di Jack Nicholson, Danny DeVito, Michael J. Fox, Tom Jones, Glenn Close, Jack Black, Pierce Brosnan, Sarah Jessica Parker e Natalie Portman) Burton si prende beffa delle alte istituzioni americane, militari in primis, per confezionare un magistrale divertissement dotato di ottimi effetti speciali e di una cattiveria sottotraccia che si adatta inaspettatamente bene al look quasi cartoonesco degli idioti e spietati villain figli di una cultura pop resa in chiave piacevolmente iconoclasta.

Signs

Concludiamo questo breve viaggio nella categoria con M. Night Shyamalan che, nel 2002, prova raccontare la sua personalissima alien invasion. Oggetto controverso con protagonista un Mel Gibson da lì prossimo ad una lunga pausa davanti la macchina da presa, Signs è un film figlio dei suoi tempi e della sempre più imperante condivisione di video in e da ogni angolo del mondo: il filmato trasmesso al telegiornale in cui compare un inquietante alieno è una delle scene clou dei 106 minuti di visione. Visione in cui spaventa comunque più ciò che non si vede rispetto al tangibile: tutta la parte finale, così come quella introduttiva ambientata nei campi di grano (con riferimenti ai famosi cerchi ritenuti da molti di origine sconosciuta e/o aliena), punta sul senso di mistero e tensione dato dall'incertezza su quanto sta per accadere, con l'ultimo "assalto" vissuto all'interno dell'improvvisato bunker dai protagonisti (tra cui figura anche un bravo Joaquin Phoenix) che regala alte dosi di suspense. Narrativamente imperfetto, con riferimenti religiosi parzialmente retorici nella perdita di fede dal personaggio di Gibson, pastore che ha perso la fede dopo la morte della moglie, ma ad ogni modo affascinante e capace di generare una sottile inquietudine che ci accompagna dai titoli di testa a quelli di coda.

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