Le avventure di Peter Pan, Walt Disney in viaggio verso l'isola che non c'è

Negli Anni Trenta Walt Disney preparava il suo viaggio verso l'Isola che non c'è, fermato solo dalla Grande Guerra. Rimandò di pochi anni tutto.

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Se Alice nel Paese delle Meraviglie fu la prima grande ossessione di Walt Disney, Peter Pan non fu da meno. Era il 1935 quando il cineasta di Chicago iniziò a ragionare sulla possibilità di produrre il proprio adattamento animato dell'opera inglese, subito dopo l'arrivo al cinema di Biancaneve. Come era capitato, però, già per altre idee, sul suo percorso ci fu la Paramount Pictures, che aveva in cantiere un lungometraggio con tanto di diritti già acquistati. Ciò non scoraggiò per niente Disney, che aveva un grande affetto per le storie degli autori anglosassoni, come d'altronde avrebbe dimostrato pochi anni più tardi, quando in fase di sceneggiatura di Fantasia gli venne raccontato de Lo Hobbit di tale John R. R. Tolkien.
Disse che se ne sarebbe occupato più avanti, perché prima aveva da rendere onore - e massificare, come era solito fare - Le avventure di Peter Pan, di James Matthew Barrie.

L'ennesima sfida a Max e Dave Fleischer

La storia della produzione di Peter Pan pone le proprie radici in una battaglia: quella che vide per l'ennesima volta Walt Disney riuscire ad avere la meglio sui fratelli Fleischer.
Parliamo dell'altro lato dell'animazione americana, dei meravigliosi Max e Dave Fleischer, pionieri del cinema con i loro Betty Boop, Braccio di Ferro e il Superman degli Anni Quaranta.
Di recente sono tornati in auge grazie all'arrivo sul mercato videoludico di Cuphead, titolo che i fratelli Moldenhauer hanno realizzato basandosi sullo stile inconfondibile dell'animazione fondata a New York nel 1921.

Disney riuscì ad avere la meglio nella rincorsa all'acquisizione dei diritti, beffando ancora una volta Max e Dave, già usciti sconfitti dalla battaglia per il Technicolor, e portò a casa la possibilità di realizzare il lungometraggio di Peter Pan.
All'inizio del 1939, mentre Walt era preso dalle registrazioni di Fantasia insieme con Leopold Stokowski, la storia di Peter Pan era pronta.
Nel mese di maggio, Disney mise nelle mani di Norman Ferguson, l'animatore di Pluto, il personaggio di Nana; in quelle di Vladimir Tytla i pirati e a Fred Moore, l'uomo che aveva stravolto Topolino in Fantasia donandogli per la prima volta le pupille, la fatina Campanellino.

Le lotte per una storia diversa

Peter Pan avrebbe avuto, come d'altronde era già capitato, delle variazioni sul tema, ma in origine sarebbero dovute essere molte di più.
Disney aveva infatti valutato la possibilità di esplorare le origini di Peter Pan, così da svelare uno dei più grandi misteri che alberga intorno alla figura del folletto vestito di verde.
Un anno dopo però, nel 1940, Disney si rese conto che avrebbe esagerato e che una storia del genere sarebbe stata troppo complessa da raccontare, quindi si tornò sull'originale versione di Barrie.
Inerpicarsi, d'altronde, in una origin story avrebbe richiesto tantissima fatica. Fatto sta che la storia sarebbe dovuta iniziare con l'incontro tra Peter e Wendy a casa dei Darling, con l'obiettivo di recuperare la sua ombra smarrita.

Sebbene i lavori fossero già ben avviati, l'attacco a Pearl Harbor il 7 dicembre del 1941 costrinse la Walt Disney Productions a bloccare qualsiasi tipo di lavorazione, attivandosi sulla propaganda imposta dal Governo.
Fu così che l'uscita sia di Alice che di Peter Pan venne spostata, cedendo il passo a Dumbo e Bambi in primo luogo, e a tantissime altre produzioni antologiche e a basso costo.
Durante la guerra diversi animatori pensarono di abbandonare Burbank in favore di contratti più importanti, tra cui lo stesso Jack Kinney.
Il famoso animatore, che mise la firma su Pinocchio, Dumbo, Saludos Amigos, I Tre Caballeros e Musica Maestro, si ritrovò a lavorare sull'altrettanto famoso Der Fuehrer's Face, portando a casa un Oscar nel 1943.
Si occupò anche dell'amatissima serie composta da quaranta corti animati con protagonista Pippo, che comprendeva le Olimpiadi disputate da quest'ultimo. Per evitare che potesse accettare l'offerta della Metro-Goldwyn-Mayer, Disney decise di affidargli il lungometraggio di Peter Pan, come regista: nei credits, inaspettatamente, non venne però inserito.

La mano del diavolo e la serietà di Gianni

Quando finalmente si poté entrare in produzione e Disney aveva la testa concentrata solo su un altro progetto, ossia Cenerentola, la macchina si mobilitò: la mattina si approvava la scena, il pomeriggio si entrava in azione. E così via di giorno in giorno.
Erano gli anni in cui le risorse finanziarie dell'azienda tornavano a essere di gran valore, in salute: non bisognava più arrovellarsi su prodotti antologici che non potessero giovare di una solidità dello studio e degli stipendi.
Per questo motivo Peter Pan entrò in produzione proprio con Alice e Cenerentola.
Tra i tre, fu la storia ambientata a Londra che ebbe la precedenza, perché ritenuta più allegra e dai colori più caldi rispetto agli altri due, in particolar modo Cenerentola, che Disney vedeva troppo prossimo a Biancaneve. Ed è qui che, inevitabilmente, iniziarono le pretese di Disney sul modificare la storia.

Si partì con quella che è la più visibile di tutte: l'uncino di Capitan Uncino venne collocato alla mano sinistra, rendendo James destrorso.
Il temutissimo pirata dal passato ignoto non avrebbe mai potuto usare la mano del diavolo per brandire la spada, quindi si decise di specchiare la scelta compiuta da Barrie.
Proprio nei minuti iniziali Wendy corregge il fratello più grande, Gianni, facendogli notare che la mano è quella sbagliata.
Ma fu la scena ambientata nella nursery che portò a diverse variazioni: la prima prevedeva che fosse la madre di Wendy a trovare l'ombra di Peter Pan, decidendo così di mostrarla ad Agenore, come nella storia originale.

Nella seconda versione si pensò di fare in modo che Nana andasse con i bambini a Neverland, raccontando la storia dai suoi occhi: idea che venne presto bocciata.
In un'altra interpretazione ancora, John veniva lasciato a casa per la sua eccessiva serietà e noia: fu Ralph Wright (uno degli animatori storici di Disney, nonché autore del meraviglioso Plutopia, il cortometraggio più famoso con protagonista Pluto), a convincere Disney che fosse necessario un bilanciamento tra i fratelli e che Gianni dovesse quindi andare a Neverland.

Un altro grande dibattito nacque sul rapporto tra Campanellino e Uncino.
Nella storia di Barrie era previsto che Hook provasse a uccidere Peter facendogli bere del veleno, che invece poi veniva deglutito da Campanellino, tornando in vita solo grazie agli applausi del pubblico in sala con la famosa frase "io credo nelle fate".
Disney sapeva che tale situazione fosse irripetibile, quindi pensò che Campanellino potesse semplicemente ribellarsi e svelare a Hook la posizione di Peter, idea che poi venne scartata nuovamente in favore del rapimento della fata, costretta a svelare il nascondiglio di Pan.

Tra gli script originali si ritrovano anche scene in cui Hook sarebbe stato sul finale ucciso dal coccodrillo, oppure la vittoria di Peter nel recuperare un tesoro perduto dei pirati stessi.
Tutte idee che vennero scartate perché poco in linea con quanto raccontato da Barrie nemmeno mezzo secolo prima.

L'ultimo lavoro di Fred Moore

A disegnare il personaggio di James Hook fu Frank Thomas, uno dei Nine Old Men: aveva animato Pinocchio, i Sette Nani, Bambi, La Regina di Cuori e Lady Tremaine in Cenerentola ed ebbe carta bianca per Hook.
Realizzò un personaggio elegante, un dandy, amante dell'apparenza, dello stile, fascinoso e carismatico.

A dargli supporto ci fu Wolfgang Reitherman, qualche anno più tardi pronto a prendersi sulle spalle l'eredità di Walt Disney.
Ollie Johnston invece si occupò di Spugna, emulando il lavoro già fatto per i Sette Nani, mentre a Fred Moore venne chiesto di occuparsi dei bambini sperduti e delle sirene.
Moore nel 1946 era stato brevemente licenziato da Disney a causa dei suoi problemi con l'alcol. Nel 1952, mentre era al lavoro su Peter Pan, subì un incidente d'auto insieme alla moglie, mentre tornava da una giornata trascorsa con Jack Kinney, e il giorno dopo morì a causa di una commozione cerebrale all'età di quarant'anni. Nel 1995 è stato nominato Disney Legend postumo.

Per la musica Disney si affidò a Frank Churchill, che recuperò una delle melodie di Alice nel Paese delle Meraviglie che erano state scartate per realizzare la famosa "La seconda stella" che apriva il film.
Appartiene, però, a questa colonna sonora la più criticata e contestata canzone della produzione Disney: "Perché è rosso il pellerossa?" venne bollata non solo come razzista, ma anche pregna di stereotipi.
Quando il film venne proiettato in TV si decise di eliminare tale scena, mentre in tante altre declinazioni il personaggio di Giglio Tigrato viene completamente decontestualizzato dalla presenza dei Nativi di Neverland, così da evitare problematiche razziste.
In ogni caso la colonna sonora di Peter Pan non brillò per entusiasmo e originalità, tanto che a oggi, a parte "You Can Fly" e "Following the Leader", ben poche sono le canzoni ricordate.

Peter Pan al botteghino incassò 87 milioni di dollari solo in America: grazie alle numerose release nel tempo, il film è arrivato a toccare quota 405 milioni in tutto il mondo.
Tra gli aspetti più contestati di Peter Pan da parte della critica dell'epoca ritroviamo proprio la modesta colonna sonora, ma al contempo l'ottimo lavoro sull'animazione e sui personaggi ben caratterizzati, a partire da Capitan Uncino, raccolse numerosissimi consensi.

Peter Pan è a oggi uno dei più grandi successi di Walt Disney a livello commerciale: non si parla del Classico del 1953 come un capolavoro assoluto, ma per l'appunto di un fenomeno dall'altissimo tasso di introiti.
Tra attrazioni a Disneyland, board game, sequel, adattamenti live action e la serie dedicata a Campanellino, Peter Pan è, più della storia scritta da James Matthiew Barrie, indubbiamente uno dei più grandi lavori svolti da Walter Elias Disney in tutta la sua carriera.

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