La saga di Splinter Cell: dal videogioco alla serie tv e al cinema

Sono ormai parecchi anni che si parla del film su Splinter Cell, che dovrebbe finalmente arrivare nel 2022. Ma cosa possiamo aspettarci dalla pellicola?

La saga di Splinter Cell: dal videogioco alla serie tv e al cinema
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La saga di Splinter Cell, basata sulle vicende dell'iconico agente segreto Sam Fisher creato dall'illuminata penna di Tom Clancy (a cui Ubisoft ha dato vita sotto forma di videogioco), è riuscita a suo modo, nei primi anni 2000, a modernizzare il genere stealth, riavvicinando numerosi giocatori ad alcune meccaniche viste in titoli leggendari come quelli della saga di Metal Gear Solid.
Il successo sempre crescente di Splinter Cell ha portato anche allo sviluppo di numerosi prodotti derivati, tra cui romanzi, e alla produzione di un film, annunciato ormai una decina d'anni fa ma di cui nel corso del tempo si sono perse le tracce.
A intervalli regolari però in rete sono uscite ogni tanto delle news, fino ad arrivare ai giorni nostri, in cui la data d'uscita della pellicola (il 2022) con protagonista Tom Hardy non sembra più così lontana.
Visti i numerosi videogiochi dedicati al personaggio, cosa dovremmo aspettarci davvero dall'adattamento cinematografico per considerarlo pienamente riuscito?

Cellula Fantasma

Grazie al primo Splinter Cell i giochi di genere stealth sono riusciti a trovare nuova linfa vitale, con un ottimo compromesso tra un gameplay soddisfacente e trame elaborate dal forte sapore fantapolitico (seppur sempre ammantate da una grande attinenza alla realtà).
I giochi hanno dato alla luce un personaggio carismatico e inflessibile, tale Sam Fisher, in grado di portare a compimento missioni ad alto rischio in giro per il mondo grazie alle sue innate abilità tattiche e al supporto costante dell'onnipresente divisione Third Echelon (facente parte dell'ente governativo NSA).
I titoli della serie hanno via via subito un'evoluzione costante, soprattutto in termini di gameplay, con il seminale Splinter Cell a porre le basi di un gioco basato sull'infiltrazione e il tatticismo.
Nonostante infatti qualche impostazione legata ai comandi leggermente legnosa, il primo titolo della saga è riuscito a rendere più coinvolgenti che mai non le sparatorie e le esplosioni a tutto schermo, quanto un sistema di gioco basato su un clima di tensione costante reso possibile da un livello di immersività davvero ben confezionato nell'ottica delle dinamiche stealth.

Il protagonista si è così ritrovato a svolgere incarichi pericolosissimi agendo come un vero fantasma da solo contro tutti, facendo uso dei suoi tecnologici gadget (tra cui l'iconico visore notturno/termico dotato delle tre caratteristiche lucine verdi) per salvare bersagli chiave, recuperare informazioni preziosissime o, per non farsi mancare nulla, sventare i più disparati attentati terroristici. Il tutto stando ovviamente attento a non far scattare alcun tipo di allarme nascondendosi il più possibile tra le ombre, trasformandosi in un vero e proprio fantasma impossibile da vedere, sentire e colpire.

Dopo un secondo capitolo, Pandora Tomorrow, in grado di puntare sui capisaldi del franchise senza però innovarne più di tanto la struttura generale, con il terzo (e probabilmente più amato dai fan) Chaos Theory, la saga ha conosciuto la sua consacrazione definitiva, facendo diventare Sam Fisher uno degli agenti segreti videoludici più famosi dell'intero media.
Ed è proprio la crescente fama della saga e del personaggio che ha via via reso sempre più concreta l'ipotesi della trasposizione cinematografica, che per svariati anni è stata sul punto di decollare salvo poi sparire dai radar per un tempo indefinito.
Forse però non aver visto piombare all'improvviso Sam Fisher al cinema nello scorso decennio è stata in realtà una buona cosa, visto che non sempre (purtroppo), gli adattamenti cinematografici a sfondo videoludico sono riusciti a rendere giustizia al materiale di partenza.

Il buio come alleato

Eppure, anche in vista dell'espansione di Sony nel campo del cinema, così come dell'imminente Mortal Kombat in arrivo, nei prossimi anni potremo iniziare a vedere film tratti da videogiochi fatti con una certa cura e, perché no, proprio l'adattamento di Splinter Cell potrebbe servire a Ubisoft (dopo il mezzo passo falso fatto con il film di Assassin's Creed) per ritagliarsi un posto di tutto rilievo nell'industria della settima arte.

A livello di aspettative, forse la cosa migliore sarebbe proprio proporre un Sam Fisher nella sua dimensione più classica, cioè quella vista nei primi tre capitoli, seppur un film incentrato esclusivamente su sequenze d'infiltrazione potrebbe essere una mossa abbastanza rischiosa soprattutto se rapportata in un'ottica da blockbuster hollywoodiano.
Il dubbio più grande è infatti quello relativo al fatto che proprio uno tra i capitoli più controversi del franchise (cioè Convinction e la sua svolta marcatamente action) potrebbe diventare la base per creare un'opera sulla falsariga dei vari ultimi spettacolari Mission: Impossible.
In realtà, non sarebbe neanche da escludere una parentesi filmica ambientata all'interno di un carcere di massima sicurezza (magari come incipit dell'opera) rifacendosi in tutto e per tutto a Double Agent, con Sam infiltrato nientemeno che all'interno di un'organizzazione terroristica.

Insomma, le strade che potrebbe intraprendere la pellicola sono molte, soprattutto in funzione dei possibili seguiti cinematografici.
Giocarsi infatti da subito la carta di Sam braccato dalla sua stessa organizzazione (magari strizzando questa volta l'occhio alla saga di Jason Bourne) potrebbe risultare un'operazione magari interessante sul breve termine ma deleteria sul lungo periodo.
La stessa saga videoludica è infatti ferma da svariati anni. L'ultimo capitolo uscito, Blacklist, ha cercato il più possibile di tornare alle origini (dando vita a un titolo assolutamente godibile ma purtroppo incapace di generare i guadagni sperati) sintomo di quanto il personaggio di Sam Fisher sia di fatto legato a uno specifico immaginario stealth piuttosto che a una dimensione esageratamente action e sopra le righe.
La chiave di volta del successo (o dell'insuccesso) della pellicola passerà proprio dalla volontà degli autori nell'attenersi al materiale originale, cercando di valorizzarne il più possibile i punti di forza senza arrivare a tagliare personaggi o momenti chiave della vita e della carriera di Sam.

Il pericolo più grande, infatti, potrebbe essere quello di trovarsi davanti a un'opera senza il giusto mordente, creata soltanto per far leva su un nome molto caro all'intera comunità videoludica ma senza una propria precisa identità autoriale, imprescindibile invece per una IP solida come quella di Splinter Cell.
Tom Hardy potrebbe però riuscire, sia grazie alla sua presenza scenica che alla sua grande versatilità attoriale, a dare una profondità introspettiva molto marcata al personaggio, magari giocando col rapporto con la figlia Sarah, altro elemento chiave che bisognerà capire se e come verrà inserito all'interno della pellicola.
Per ora non resta quindi che attendere con il fiato sospeso il film, che molto probabilmente uscirà dopo la serie tv dedicata, quest'ultima intenzionata a voler riportare l'intero franchise alle sue origini così da far conoscere il personaggio di Sam Fisher anche agli spettatori e ai videogiocatori di nuova generazione.

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