La risata è una cosa seria: analisi del genere comico in Italia

Dal Dopoguerra fino a oggi, il cinema comico italiano è mutato innumerevoli volte, come la nostra società. Scopriamone insieme le tappe fondamentali.

La risata è una cosa seria: analisi del genere comico in Italia
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Fare piangere è meno difficile che far ridere. Le celebri parole pronunciate parecchio tempo fa da Peppino De Filippo riescono molto bene a racchiudere l'essenza stessa del cinema comico che, a partire dal Dopoguerra, è diventato un vero e proprio simbolo di riscatto sociale, capace di raccontare storie tanto divertenti quanto malinconiche e struggenti, per poi evolversi in altrettante variegate forme con il passare degli anni.
La comicità è in realtà qualcosa da prendere in maniera serissima, perché in grado, proprio attraverso un registro a tratti leggero e scanzonato, di mettere in luce alcuni aspetti della nostra società sottaciuti o semplicemente poco edificanti non così semplici da trattare senza una nota divertente che alleggerisca i toni.
Da qui ovviamente anche l'interconnessione con la satira, capace, se portata avanti con criterio, di prendersi gioco in maniera caustica non solo del potere ma in realtà di tutto e di tutti senza alcuna limitazione di sorta.
Dopo aver analizzato alcuni macrotemi legati a vari generi e sottogeneri cinematografici, tra cui l'horror, lo straniero nel western, l'home invasion, la fantascienza sociale, il bistrattato hard e il supereroistico contemporaneo, siamo ora pronti ad addentrarci all'interno del genere comico, provando ad analizzarne in primis la sua evoluzione nel corso del tempo, partendo idealmente dalla seconda metà del '900 per arrivare fino ai giorni nostri, elencandone al tempo stesso alcuni dei suoi principali interpreti.

Totò, Fabrizi, De Filippo, Sordi: dal Dopoguerra agli anni '60

Dopo gli orrori scaturiti dalla Seconda guerra mondiale, l'Italia (così come il resto del mondo) si è dovuta rimboccare le maniche per provare, in qualche modo, a ripartire e rialzarsi per ricostruire tutto quanto.
Ed è proprio in questo clima che la cosiddetta commedia all'italiana ha via via trovato terreno sempre più fertile, provando e riuscendo a far sorridere un enorme numero di spettatori mettendo però al centro della narrazione anche spunti di riflessione a tratti struggenti, capaci di descrivere la realtà immediatamente successiva alla guerra in maniera leggera ma al tempo stesso profonda.
Precursori del genere molti film con protagonisti i leggendari Totò, Aldo Fabrizi e Peppino De Filippo, a cui ovviamente si sono affiancati un enorme numero di artisti di pari livello.
Pescando a piene mani dall'avanspettacolo, il cinema comico italiano ha deciso sempre più di soffermarsi su personaggi tanto spiritosi quanto pieni di vizi piuttosto che di virtù.
In questo modo ha creato un forte legame empatico con gli spettatori che, anche attraverso questo specifico tipo di comicità, sono riusciti in qualche modo a digerire gli orrori della guerra staccando per brevissimo tempo la spina da una realtà tutt'altro che solare e spensierata.

La comicità italiana degli anni '50 e '60 ha così avuto il grande merito di far divertire le masse attraverso tutta una serie di situazioni talvolta sopra le righe o semplicemente ridicole, a cui però è stata sempre affiancata una realtà popolare con un focus sugli ultimi, i poveri, sull'arte di arrangiarsi quanto di resistere, così come su tutta una serie di storture dell'epoca perpetrate dal ricco arrogante di turno o dagli stessi protagonisti dei film, alle volte descritti come vere e proprie simpatiche canaglie, a cui voler bene e affezionarsi.
Totò, anche solo con la sua semplice mimica facciale e gestualità, ha saputo portare alla ribalta un vero e proprio modo di intendere la comicità, attraverso battute spassose, giochi di parole, modi di dire e doppisensi capaci di rendere di fatto immortali numerose scene entrate di diritto nella storia del cinema, tra cui ad esempio la scena della lettera con protagonista lui e De Filippo in Totò, Peppino e la... malafemmina così come la vendita della Fontana di Trevi in Totòtruffa '62.

Lo stesso Alberto Sordi ha contribuito enormemente allo sviluppo del genere comico in Italia, anche lui protagonista di scene immortali (tra cui l'ormai celeberrima scena dei maccheroni trasmessa spessissimo anche in tv) creando personaggi molto spiritosi quanto talvolta macchiettistici, capaci sempre e comunque di far divertire (ma anche riflettere) lo spettatore prendendo a modello gli stessi usi e costumi della società italiana, valorizzandoli o, semplicemente, sbeffeggiandoli.

Villaggio, Benigni, Troisi, Verdone: gli anni '70 e '80

Con il personaggio di Ugo Fantozzi, Paolo Villaggio decide di descrivere tutti i tic della società dell'epoca, prendendo a modello la figura dell'inetto di sveviana memoria per mettere in luce, attraverso il contesto satirico, una società piena di idiosincrasie, tremendamente buffa quanto tragica nell'ostentare un certo tipo di povertà intellettuale e morale di cui nessuno in realtà sembra rendersi davvero conto.
Il personaggio di Fantozzi diviene così l'emblema dell'italiano medio di quel preciso periodo storico, una vera e propria vittima di un sistema di cui non riesce a far parte in nessun modo ma che al tempo stesso lo plasma a propria immagine e somiglianza.
Fantozzi, infatti, è un personaggio tutt'altro che positivo, capace ancora una volta di mettere in luce più i vizi che le virtù della natura umana, a conti fatti una sorta di evoluzione (forse più misera e tragica) di molti dei personaggi comparsi in precedenza, risultando ancora oggi estremamente attuale tanto dal punto di vista comico che satirico quanto grottesco.
Gli anni '70 hanno visto anche la massima summa del genere della commedia sexy, con Lino Banfi, Alvaro Vitali e Pippo Franco (insieme ancora una volta ad altri numerosi artisti) mattatori assoluti di una comicità capace di sfociare anche in un leggero erotismo, affiancati da moltissime attrici tra le quali le celebri Edwige Fenech, Gloria Guida e Laura Antonelli.

Con Ricomincio da tre di Massimo Troisi si verifica una nuova ondata comica capace di trovare un enorme consenso da parte del pubblico, a cui seguirono altri svariati successi tra cui l'indimenticabile Non ci resta che piangere, uscito nel 1984 e diretto dal comico e artista insieme a Roberto Benigni, in cui vediamo due scapestrati amici ritrovarsi di colpo nel passato impegnati nel tentare di integrarsi alla gente (e alle usanze) del posto, dando vita a tutta una serie di esilaranti situazioni comiche tra cui la celeberrima scena della dogana o l'incontro con un non così sveglio (almeno in apparenza) Leonardo da Vinci.
Agli inizi degli anni '80 un altro grande autore e regista si approccia alla comicità, Carlo Verdone, dando alla luce numerosi film di successo, tra cui Un sacco bello, Bianco, rosso e Verdone e Borotalco.
Verdone ha puntato così a creare storie dalla forte valenza spiritosa ancorate a una dimensione narrativa ascrivibile per certi versi ai romanzi di formazione (come ad esempio la parabola di crescita del personaggio di Mimmo).

L'autore è riuscito, attraverso un elevato numero di personaggi (spesso interpretati da lui) a raccontare ancora una volta uno spaccato esistenziale dell'Italia del periodo riadattando la sua comicità fra contesti più disparati anche nei decenni successivi, come nel caso di C'era un cinese in coma con protagonisti lui e Beppe Fiorello.
Di grande pregio e importanza anche i contribuiti di attori e comici molto apprezzati del periodo, tra cui Renato Pozzetto (Il ragazzo di campagna, Lui è peggio di me con protagonista anche Adriano Celentano) ed Enrico Montesano (Aragosta a colazione, Grand Hotel Excelsior) interpreti di numerosissimi film.

I cinepanettoni, Zalone e la stand-up: dagli anni '90 al presente

Seppur la nascita dei cinepanettoni per come li conosciamo oggi venga di fatto accomunata al film Vacanze di Natale del 1983, è in realtà nel corso degli anni '90 che il filone (capitanato da Christian De Sica e Massimo Boldi) trova il suo apice attraverso una struttura comica - nonostante il grande numero di detrattori - che in realtà aveva senso di esistere appena nata, capace di puntare su un tipo di comicità sboccata, grezza e senza pretese che, nel bene e nel male, ha trovato il favore del pubblico nostrano.
Il problema più grande dei film ascrivibili a questo sottogenere è stato però quello di non aver provato neanche lontanamente a innovarsi nel corso del tempo, riproponendo, non solo a livello puramente comico ma anche narrativo, i soliti tormentoni che via via ne hanno decretato la (quasi) totale scomparsa.
Lo stesso sistema produttivo dietro ai cinepanettoni, capace di generare numerosi introiti che però non sono stati reinvestiti in alcun modo all'interno della nostra stessa industria cinematografica (anche solo per migliorare gli innumerevoli sequel) si è dimostrato un modello tutt'altro che virtuoso, capace con gli anni di spaccare nettamente in due tanto la critica quanto il pubblico ritornando comunque, per certi versi a sorpresa, con il nuovo recente capitolo In vacanza su Marte.

Gli anni '90 hanno visto salire alle luci della ribalta numerosi altri comici, tra cui il celebre trio composto da Aldo, Giovanni e Giacomo che con Tre uomini e una gamba hanno rivoluzionato a loro modo il cinema comico italiano, così come Leonardo Pieraccioni che con Il ciclone ha posto le basi per il suo particolare quanto spassoso tipo di verve.
Nell'ultimo decennio Checco Zalone, provando a unire la comicità di avanspettacolo con un registro lievemente satirico tutto sommato riuscito (seppur molto probabilmente incapace di raggiungere i fasti degli artisti passati) ha raggiunto un enorme successo di pubblico, attraverso film in realtà non così impegnati e profondi ma comunque in grado di far divertire un numero molto elevato di persone.
Oltre a tutto questo, in Italia negli ultimi anni ha iniziato a prendere sempre più piede anche la stand-up comedy, per ora non ancora sbarcata in maniera prepotente al cinema ma capace di intercettare uno specifico target di pubblico (spesso giovanile) attraverso il web o alcuni particolari programmi televisivi, con alcuni esponenti di spicco tra cui Giorgio Montanini (presente come protagonista anche nel recente I predatori di Pietro Castellitto), Filippo Giardina, Luca Ravenna e Velia Lalli.

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