La questione talent al cinema: l'eterna lotta tra arte e marketing

Scopriamo insieme i pro e i contro del fenomeno talent, croce e delizia dell'intero sistema dell'intrattenimento mondiale.

La questione talent al cinema: l'eterna lotta tra arte e marketing
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Spesso quando parliamo di un'opera d'intrattenimento si cerca di comprenderne la concezione, e soprattutto i motivi che l'hanno portata a vedere la luce. Se l'intenzione è quella di raccontare qualcosa di personale per tentare di veicolare emozioni ai potenziali spettatori, allora ci avvicineremo al concetto di arte. Se invece l'obiettivo principale diverrà quello di rendere l'opera il più vendibile possibile alle masse, focalizzandosi sulla quantità rispetto alla qualità, saremo molto più vicini al concetto di marketing.
Questa distinzione, ovviamente semplificata, non è in realtà da intendersi come una mera contrapposizione tra i due concetti dato che un qualsiasi prodotto artistico, per quanto sconosciuto, avrà sempre bisogno di un riscontro di pubblico per essere considerato tale.
Proprio da qui parte l'enorme quanto stratificato e complesso dibattito relativo al legame stesso tra arte e marketing, due facce apparentemente agli antipodi ma mai come in questo caso vicine, soprattutto in virtù della nostra società odierna.

Talent o non talent?

Purtroppo, come già descritto in altri speciali dedicati ad alcune storture del nostro intrattenimento, ci sono determinati aspetti che avrebbero sicuramente bisogno di un approfondimento, come appunto il fenomeno legato ai cosiddetti talent.
Quali sono le ragioni che spingono una casa produttrice a investire le proprie risorse per avere all'interno del proprio progetto un determinato personaggio famoso che però magari non ha nulla a che fare con il media di riferimento?
Nonostante nel corso degli anni si siano verificati numerosi scivoloni, è comunque innegabile constatare come una figura massmediatica di rilievo possa in realtà apportare un ottimo contributo alla riuscita o meno di una determinata opera d'intrattenimento.
Per quanto riguarda i film d'animazione, ad esempio, è sempre stata una prassi molto comune quella di coinvolgere nel progetto - oltre ai doppiatori con un'esperienza pluridecennale - anche personaggi pubblici senza magari alcun grado di esperienza in questo senso.

Svariate volte, grazie a direttori del doppiaggio competenti, si è riusciti a ottenere risultati davvero soddisfacenti, sintomo di quanto la figura del talent non sia per forza da demonizzare in qualunque contesto.
La stessa industria hollywoodiana ha investito parecchio proprio su questo fenomeno, coinvolgendo (nel corso di tutta la sua storia) un numero davvero elevato di personaggi pubblici, cantanti o sportivi all'interno delle proprie opere.
Lo stesso Michael Jordan, solo per citare uno dei casi più lampanti, si è ritrovato protagonista di Space Jam, l'iconico film del 1996 a metà tra live action e cartone animato, capace di ottenere un grande incasso al botteghino proprio per la popolarità del protagonista umano.
Se quindi è vero che ogni artista dovrebbe provare a creare un'opera senza curarsi troppo del potenziale riscontro economico, è anche vero che la distribuzione di un film, specialmente ad alto budget, implica per forza di cose una serie di compromessi da accettare per venire incontro alle stesse esigenze delle case di produzione.
Ed è proprio così che nel corso degli anni la sfera artistica si è sempre più legata al concetto di marketing, come una singola voce impossibile da dividere in due blocchi contrapposti, soprattutto per quanto riguarda il consenso relativo al grande pubblico.
I film sperimentali o dalla forte impronta autoriale sono diventati in questo modo sempre più di nicchia, arrivando talvolta a generare situazioni tutt'altro che esaltanti, basti pensare ai casi Carpenter e Dante.

Coinvolgere però persone di rilievo all'interno di un film (magari senza effettive qualità attoriali) può essere utile per rendere l'opera maggiormente trasversale, arrivando in questo modo a target di pubblico magari distantissimi tra loro o virtualmente irraggiungibili senza fare affidamento a una figura di spicco.
Spesso numerosi talent si sono dimostrati all'altezza della situazione, riuscendo a regalare agli spettatori un'ottima performance, trasformandosi in un vero e proprio valore aggiunto anche per quanto riguarda la sfera artistica.
Il fenomeno quindi continuerà a ripresentarsi (e a evolversi) seguendo pedissequamente le nuove mode del momento, perché spesso indispensabile per raggiungere un bacino d'utenza molto elevato.

È questo il dilemma...

Riuscendo quindi a capire l'importanza vitale di generare guadagni per una casa di produzione attraverso gli espedienti più disparati (tra i quali coinvolgere uno o più talent), bisognerebbe comunque sforzarsi di calcolare anche il rovescio della medaglia, spesso eccessivamente trascurato nei dibattiti relativi all'argomento.
Riconosciuta infatti la grande importanza di un potenziale talent all'interno di una qualsivoglia produzione, è innegabile constatare quanto lo stesso fenomeno, anche nel nostro Paese, sia più volte sfuggito di mano, proprio per l'incapacità dei vari produttori di riuscire a trovare un sano equilibrio tra la sfera artistica e quella legata al semplice guadagno.
Purtroppo, soprattutto in Italia, nel corso degli ultimi trent'anni molti hanno saltato il concetto stesso di gavetta, particolare che li ha catapultati all'interno del grande tritacarne mediatico senza quasi rendersene conto, proprio per via di un mercato talvolta cieco riguardo il concetto di meritocrazia.

Così, improvvisamente, alcune case di produzione hanno pensato di puntare tutto su dei veri e propri fenomeni mediatici dal background artistico non così solido, portando alla ribalta personaggi pubblici sicuramente famosi ma purtroppo non del tutto preparati ad affrontare prove artistiche fuori dalla propria comfort zone.
La nostra industria dell'intrattenimento ha così deciso di virare sempre di più su una concezione artistica ascrivibile a quella dei fast food, capace di generare una mole impressionante di guadagni in tempi rapidissimi, salvo però lasciare concetti come innovazione, qualità e svecchiamento un po' indietro, perché semplicemente non richiesti dal mercato e, quindi, dalla collettività.
In breve tempo personaggi pubblici si sono trasformati per l'occasione in attori "provetti", mettendo sotto gli occhi di tutti le numerose storture che inevitabilmente tramite la cultura della videocrazia hanno via via preso sempre più piede, diventando di fatto una delle più grandi colonne portanti dei nostri programmi tv e dei nostri film.

Per questo, se mai qualcuno con un elevato potere mediatico deciderà di affrontare di petto la questione, dovrà per forza di cose avere il coraggio di valutare con estrema lucidità entrambi gli aspetti di un fenomeno davvero molto complesso, quanto profondamente radicato nella nostra cultura, così da riuscire ad avere perfettamente chiari tanto i pro (quanto i contro) di una questione tremendamente attuale.

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