La principessa e il ranocchio, il secondo Rinascimento della Disney

Dopo l'andamento altalenante dei primi anni del 2000, la Disney torna al suo secondo Rinascimento con la storia di Tiana.

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Dopo l'uscita dalla Walt Disney Pictures di Jeffrey Katzenberg, più volte acclarato come l'uomo dietro il Rinascimento dell'azienda di Burbank, la casa di Topolino entrò in quell'epoca definita come "Il nuovo millennio". Con l'acquisizione della Pixar e la consegna del ruolo dirigenziale a John Lasseter, poi negli anni riconosciuto come il "nuovo Walt Disney", l'azienda andò ad alternare pellicole di medio successo, come Lilo & Stitch e Le follie dell'imperatore, a flop commerciali come Il pianeta del tesoro e Atlantis.
Tra tentativi andati a vuoto, come ad esempio il passaggio all'animazione in 3D con Chicken Little, I Robinson e Bolt, nel 2009 l'azienda decise di tornare a compiere dei passi indietro e provare a rievocare quegli stilemi che erano stati dettati da Katzenberg per risollevare le sorti della Disney.
Si parla così dal 2009 di Secondo Rinascimento o più semplicemente Revival Disney, che nasce, nemmeno a dirlo, grazie all'intervento di Alan Menken alla musica e John Musker e Ron Clements alla regia: sboccia così La principessa e il ranocchio.

Le pretese di Lasseter al ritorno al passato

Liberamente ispirata alla fiaba Il principe ranocchio dei fratelli Grimm, La principessa e il ranocchio è un'immensa ammissione di colpa da parte del team di produzione della Disney, che dopo un decennio di tentativi dall'uscita di Tarzan aveva inanellato una serie di sconfitte sia al botteghino che dal punto di vista creativo.
Se quindi nel 2004 l'azienda aveva annunciato che Mucche alla riscossa sarebbe stato l'ultimo film realizzato in tecnica tradizionale, quindi animato a mano, il passo indietro che si fece qualche anno più tardi fu epocale.

L'arrivo di Ed Catmull e John Lasseter direttamente dalla Pixar, azienda che più di tutte stava spingendo la CGI nel cinema d'animazione, portò gli studios a tornare indietro sui propri passi e valutare nuovamente la possibilità di concentrarsi sull'animazione tradizionale.
Lasseter decise di chiamare Ron Clements e John Musker per potersi consultare con due decani: dopo Basil l'investigatopo, La Sirenetta, Aladdin, Hercules e Il Pianeta del Tesoro, toccava a loro riportare in auge la Disney.
Firmato il loro licenziamento nel 2005, a causa del flop delle avventure di Jim Hawkins e John Silver, Lasseter pretese che si potesse tornare a guardare un loro film, dando totale carta bianca e un solo obbligo: riportare la Disney a quello che era durante il Rinascimento.
L'intenzione dei due registi fu quella di riprendere a piene mani il Principe Ranocchio, partendo dalla storia di E.D. Baker, ma poi riscritta dai Fratelli Grimm, la cui versione era molto più facile da cartoonizzare.
Altro obiettivo fu quello di rievocare la presenza musicale all'interno dei film, recuperando così la collaborazione con Alan Menken, che dopo Hercules, nel 1997, aveva deposto le armi per circa sette anni, tornando a collaborare con l'azienda solo per Mucche alla riscossa.

Musker e Clements erano anche contrariati dal fatto che tutte le fiabe dalle quali stavano attingendo in quegli anni fossero ambientate in Europa o comunque lontano dall'America, per questo cercarono di adattare il tutto a una città americana.
La scelta ricadde su New Orleans, così da poter tributare alla città l'importanza avuta in ambito musicale e anche per accontentare John Lasseter, dato che era la sua città preferita di tutti gli Stati Uniti.
I due registi, così, trascorsero lì dieci giorni per poter iniziare a sentire l'atmosfera che si vive e avviare la lavorazione del film.

I Classici di riferimento per la tecnica tradizionale

Al loro ritorno a Los Angeles, Musker e Clements spiegarono che lo stile al quale avrebbero voluto rifarsi sarebbe stato quello di Lilli e il Vagabondo, che per Lasseter era la punta di diamante della produzione Disney e della sua filosofia.
Procedendo nella lavorazione, però, si arrivò gradualmente a uno stile molto più stilizzato, avvicinandosi molto a La bella addormentata nel bosco e La carica dei 101, con un'animazione più spigolosa e meno affusolata.

Toccò, poi, a Bambi fare da riferimento per le scene ambientate nel bayou, l'ecosistema tipico della Louisiana, paludi che vengono abbracciate dal Mississippi.
Clements spiegò che Bambi era stato creato con un occhio molto attento allo scenario, riprodotto in maniera meticolosa, come affermò poi anche Ian Gooding, direttore artistico de La principessa e il ranocchio, che voleva calare lo spettatore a New Orleans proprio come il Classico del 1942 aveva calato tutti nella foresta.
Sulla lavorazione dal punto di vista dell'animazione tradizionale, venne coinvolto ancora una volta Andreas Deja, che dopo aver supervisionato l'animazione di Gaston, Jafar, Scar, Hercules e Topolino in Fantasia 2000, si ritrovò a lavorare su Mama Odie.

Deja, da sempre legato all'animazione tradizionale, andò a sottolineare quanto la linea potesse fare rispetto al volume, tratteggiando degli aspetti che in 3D non si sarebbero potuti notare, denotando anche un'importante differenza con Il Pianeta del Tesoro: stavolta l'obiettivo era creare un universo reale, riprodurre la New Orleans già nota.
Inoltre Lasseter spinse moltissimo sull'avere una linea di disegno molto vicina agli anni '50 e alle produzioni che accompagnarono Walt Disney a realizzare Alice nel Paese delle Meraviglie.
Per Deja tutti quegli elementi rappresentarono un lavoro che doveva essere organico, fatto di linee rette pronte a muoversi per modellare i vari personaggi.
Per animarli adeguatamente tutti in fase di danza, soprattutto Louis l'alligatore, che venne creato da Eric Goldberg (animatore del Genio e di Filottete), Lasseter convocò una coreografa che spiegasse a tutti i direttori come creare la danza più eccentrica possibile.
Infine, per le versioni da rana di Tiana e Naveen si usò come riferimento il Grillo Parlante di Pinocchio, a oggi uno dei più grandi lavori di animazione svolti dalla Walt Disney. Ed era del 1938.

Le incertezze musicali

Dal punto di vista musicale Lasseter manifestò non poco scetticismo nel confermare Alan Menken, che nel 2007 aveva lavorato a Come d'Incanto.
Col timore che si sarebbe potuto manifestare un effetto ripetitivo, si decise quindi di affiancare il compositore con Randy Newman, con cui aveva già collaborato in precedenza e al quale chiese di lavorare molto a fondo con il jazz.
Essendo nato e cresciuto a New Orleans sarebbe stata la persona più adatta per la colonna sonora. Newman lavorò all'intero progetto, provando a replicare il successo ottenuto con Toy Story.
A oggi possiamo dire che non ci troviamo dinanzi a un lavoro memorabile, le canzoni de La principessa e il ranocchio non le canticchiamo ogni giorno così come facevamo con quelle del Rinascimento Disney di Alan Menken e Howard Ashman o di Tim Rice, ma si creò un lavoro molto organico e funzionale, tale da permettere all'intera colonna sonora di calarsi perfettamente nell'atmosfera jazz.

Dal punto di vista della sceneggiatura, infine, il lavoro venne condotto da Don Hall, che dopo Tarzan e film per l'home video in Disney si ritrovò al suo primo lavoro da protagonista, al quale avrebbe poi fatto seguito Winnie the Pooh.
Hall la definì come una vicenda pensata per le persone che non amano le storie sulle principesse, per lo spirito diverso di Tiana, antitesi vera di Lottie La Bouff, molto più vanesia e interessata alla vita di corte.
Come era archetipo dei personaggi di Musker & Clements, da Aladdin in avanti, Tiana risultava essere molto empatica come ragazza, portando gli spettatori a capire ciò che circonda il personaggio e cambiare la percezione del mondo visionato.

Tiana, tra l'altro, sarebbe stata anche la prima principessa afroamericana, potenziando un concetto già espresso da Pocahontas nell'estetica.
L'aspetto ancora più particolare è legato al fatto che Tiana esiste realmente: si chiama Leah Chase, una donna che ha fatto per anni la cameriera e sognava di aprire un ristorante insieme con suo marito.
I registi la incontrarono e decisero di modellare il personaggio della protagonista su di lei, ascoltando le numerose storie sulla ristorazione e sul cibo che aveva da raccontare.

Le critiche della comunità afroamericana e il successo

La principessa e il ranocchio riuscì ad arrivare al cinema nel 2009. Numerose le critiche e la disapprovazione da parte della comunità afroamericana, che volle bollare il film come razzista e denigratorio, oltre al fatto che l'ambientazione di New Orleans fosse un'offesa ai residenti di colore che erano stati colpiti dall'uragano Katrina nel 2005.

La Walt Disney, prima di terminare la lavorazione, si affidò alla consulenza di Oprah Winfrey per assicurarsi di aver costruito un film non offensivo per la comunità afroamericana e nel suo weekend d'apertura riuscì a incassare più di 700.000 dollari.
Fu un enorme successo di pubblico, ottenendo 267 milioni in tutto il mondo, il quinto risultato dell'anno per il cinema d'animazione e molto più di quanto incassato dagli altri Classici Disney dal 2000 in avanti. Nonostante l'uscita di Avatar una settimana più tardi, che offuscò quasi completamente l'interesse per La principessa e il ranocchio, il risultato fu più che soddisfacente, a fronte di una spesa di 105 milioni di dollari.
Si esaltò la volontà da parte di Disney di andare a recuperare la tecnica tradizionale, riuscendoci in pieno, così come si ritrovò nel film di Musker & Clements un piccolo compendio alla cultura pop di New Orleans, rievocando anche i temi forti de La Bella e la Bestia e Il Re Leone.

In un periodo in cui il 3D stava iniziando ad affliggere la critica, in molti furono soddisfatti che non vi fosse alcun bisogno di affidarsi a degli occhialetti per guardare il film. La principessa e il ranocchio venne candidato all'Oscar come Miglior film d'animazione nel 2010, ma perse il confronto con Up di Pete Docter, altro film Disney, ma realizzato da Pixar.
Nonostante il buon successo, l'anno successivo John Lasseter aveva già pronta una nuova grande rivoluzione e il ritorno alla CGI, sulla scia della forza del personaggio di Tiana: nel 2010, infatti, la Disney andò completamente a ribaltare la figura delle principesse, affidando a Dan Fogelman un capolavoro chiamato Rapunzel.

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