La Mummia: una leggenda cinematografica lunga 85 anni

Da Boris Karloff a Tom Cruise, ripercorriamo insieme il mito del "mostro" Universal, che ha segnato la storia del cinema di genere.

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Era il 1922, quando la spedizione guidata dall'egittologo Howard Carter e finanziata dal nobile inglese Lord Carnarvon rinvenì presso la Valle dei Re la Tomba di Tutankhamon, figlio del faraone eretico Amenothep IV/Akhenaton e appartenente alla XVIII dinastia. La gioia fu immensa, dato che Carter riuscì a realizzare l'ambizioso sogno di una vita entrando nella storia come l'uomo a capo della più grande scoperta archeologica del XX secolo, ma nel gaudio generale, dal '23 cominciarono a verificarsi delle morti sospette tra i partecipanti alla spedizione -compresi Carter e Carnarvon-, che vennero prontamente riportate dai media dell'epoca come causate dalla Maledizione di Tutankhamon. Leggenda voleva che sulla Tomba fosse stato lanciato un anatema che avrebbe colpito tutti i profanatori del sacro luogo di sepoltura, ma la verità è che più probabilmente si trattò di una trovata pubblicitaria e denigratoria ai danni della scoperta. E il motivo era semplice: Carnarvon vendette l'esclusiva per seguire i lavori a un solo quotidiano americano, portando così i restanti giornalisti tagliati fuori a unirsi nell'amplificare tale leggenda, col fine di sabotare lo svuotamento della tomba -che procedeva comunque a rilento- e colpire l'unico rivale comune. Ma poco importava, perché il mito attecchì perfettamente nella mente di John L. Balderston, che fu ingaggiato per adattare sul grande schermo la storia di Cagliostro, un mago di San Francisco che sopravviveva da 3000 anni grazie a iniezioni di nitrato. Il fatto è che Balderston aveva seguito per il New York World l'apertura della Tomba di Tutankhamon e tutta la trafila sulla presunta maledizione, così decise di spostare la storia in Egitto e cambiò il personaggio da Cagliostro a Imhotep, nome tra l'altro ispirato da un sacerdote e studioso realmente esistito. Il nome del film? La Mummia.

La Mummia (1932)

Cavalcando infatti il successo ottenuto con il Dracula di Todd Browning e Karl Freund e il Frankenstein di James Whale, usciti nelle sale americane nel 1931, la Universal Studios stava giusto cercando un nuovo "mostro" da adattare al cinema, bisogno che spinse Carl Laemmle Jr -figlio del fondatore della futura major- a ingaggiare l'editore Richard Shayer per ricercare materiale adatto allo scopo. Shayer Cominciò così ad approfondire la vita dell'avventuriero ed esoterista Alessandro Cagliostro, passando poi il testimone a Balderston, che come detto cambiò setting e personaggio per creare la leggendaria storia de La Mummia. Il capolavoro originale del futuro franchise fu poi affidato alla sapiente regia di Freund, che volle a fianco a sé nei panni del sacerdote maledetto il fedelissimo e camaleontico Boris Karloff, con il quale aveva già collaborato per la Universal alla realizzazione dell'adattamento del romanzo gotico di Mary Shelley. Per interpretare Imhotep, Karloff dovette prestarsi ad estenuanti sessioni di trucco lunghe 8 ore con l'artista Jack Pierce, che applicava quotidianamente cerone, collodio, cotone e bende sul corpo dell'attore. Per questo ad essere girate prima furono le scene che vedevano il protagonista uscire dal sarcofago quando ancora mummificato. Il resto fu poi quasi tutto in discesa. La storia del film vedeva una spedizione del British Museum scoprire nei pressi di Tebe la tomba di Imhotep, risvegliato accidentalmente da uno degli archeologi dopo la lettura di uno dei papiri nel sepolcro. Fuggito e libero, il mostro si paleserà nuovamente 11 anni dopo sotto le mentite spoglie di Ardath Bey, con l'obiettivo di riportare in vita l'amata Anck- Su-Namun, reincarnatasi fisicamente nel corpo di Helen Grosvenor, fidanzata di un esponente di una nuova equipe di archeologi alla quale Bey darà indicazioni sull'ubicazione della tomba di Anck. Riuscirà infine a organizzare la cerimonia, ma verrà fermato all'ultimo da Helen, che implorando Iside, Dea della magia, la convincerà a intervenire e uccidere definitivamente Imhotep. Il film si rivelò un vero successo, specie per la sentita e struggente interpretazione di Karloff nei panni di un uomo fattosi mostro per amore e potere. Una parte che fu elogiata dalla critica e portò l'attore a essere definito come vero successore di Lon Chaney, ad oggi uno dei più grandi caratteristi della storia del cinema e scomparso nel 1930. Un'eredità, questa, che Karloff omaggerà divenendo nel tempo un formidabile trasformista del grande schermo e uno dei volti più amati del genere monster-movie. L'unico rimpianto fu quello di non averlo mai rivisto nel franchise de la Mummia, che invece continuò il suo percorso in sala giusto 8 anni dopo.

Il Ciclo di Kharis (1940-1944)

Gli anni '40 del '900 furono così costellati da una serie di ben 4 film tutti dedicati alla Mummia, anche se dell'opera originale di Freund e Karloff non rimase praticamente nulla se non qualche sequenza copiata e incollata senza pudore alcuno. Realizzati così in totale economia, The Mummy's Hand (1940), The Mummy's Tomb (1942), The Mummy's Ghost (1944) e The Mummy's Curse (1944) vedevamo al centro della storia la mummia Kharis, interpretata nel primo film da Tom Tyler -attore artritico scelto per la parte data la sua vaga somiglianza con Karloff-, mentre dal secondo al quarto la parte fu affidata a Lon Chaney Jr, che a quanto pare seguì le vecchie tradizioni di famiglia calandosi nei panni e nel dramma dei mostri. Questo sacerdote del culto di Karnak voleva riportare in vita la sua amata Principessa Ananka mediante i poteri delle magiche "foglie di tana", ma venne scoperto, mummificato e seppellito vivo senza lingua insieme alla tana, che gli conferì vita eterna ma maledetta. Come vedete la trama riciclò le basi di quella del primo film, cambiando poi sviluppo e personaggi per creare una sorta di remake del capolavoro con Karloff ormai privo dell'impatto dell'imponente predecessore. E i restanti tre film si adattarono perfettamente allo stile narrativo di The Mummy's Hand, offrendo una saga completamente legata a Kahris e Ananka, facendoli addirittura giungere in america in The Mummy's Ghost, trasportati dal sacerdote Yousef Bay (chiara citazione ad Ardath Bey) interpretato da John Carradine. Personaggio ricorrente nel Ciclo di Kharis fu anche l'Alto Sacerdote Andoheb (George Zucco), nella sostanza il villain della saga, che però appariva sempre più slegata capitolo dopo capitolo, cambiando nomi o background ai protagonisti per esigenze di botteghino -ad esempio, in The Mummy's Ghost Andoheb veniva citato come prete del culto di Arkam e non Karnak come nel primo film della serie. Da Hand a Curse, comunque, il responso della critica in questo caso non fu molto felice: mancavano infatti fascino, potenza e originalità, e le recensioni traballavano tra giudizi di mediocrità o povertà assoluta. La Universal decise così di fermare la produzione di ulteriori film del franchise, tuffandosi però all'incirca 5 anni dopo in operazioni commerciali che oggi chiameremmo "crossover", facendo infatti incontrare i comici Gianni e Pinotto con i Mostri dello studios nella serie Abbott and Costello meet. E nel 1955 fu il turno di vedersela con La Mummia, anche ultimo film della coppia prodotto dalla Universal. Ovviamente qui si perdeva la dimensione orrorifica preferendo la commedia: una sorta di contorto family friendly per spolpare bene fino all'osso le grandi hit che la major aveva al tempo. E la mummia, adesso chiama Klaris, venne interpretata da Eddie Parker. L'avventura della creatura bendata in casa Universal venne quindi ibernata fino al 1999, a un passo dall'arrivo del XI secolo, ma altrove i piani erano ben differenti.

La formula Hammer (1959-1971)

Fondata nel 1949 da William Hinds, la Hammer Film Productions divenne velocemente famosa negli anni '50 per la sua personale serie di film horror, che ricalcando il successo del diretto competitor andavano a pescare materiale nella letteratura gotica di Stoker o Shelley. Indimenticabile è infatti il Dracula di Terence Fisher che vedeva nei panni del Conte succhiasangue il compianto Christopher Lee, che seguendo le orme di Karloff iniziò a interpretare tutti i mostri della Hammer, compresi quindi la Creatura di Frankenstein e la mummia Kharis, sempre diretto dalla mano del collega e amico Fisher, con il quale cominciò una proficua collaborazione nel genere dell'orrore. Nel 1959 la Hammer lanciò quindi La Mummia, che pur avendo lo stesso nome dell'originale del '32, poco aveva in realtà a che fare con il capolavoro in bianco e nero di Freund, essendo inoltre girato a colori e accostabile per situazioni e personaggi al Ciclo di Kharis. Data infatti l'immortalità dell'opera prima, non c'era coraggio di osare nel proporre un vero e proprio remake di quel titolo, optando invece per un rilancio della serie successiva e mitologicamente parallela. Il protagonista era qui Peter Cushing nei panni dell'archeologo John Banning, che verso la fine dell'ottocento scopre nel corso di una spedizione in Egitto la tomba della Principessa Ananka, sorvegliata però dallo spirito di Kharis, morto per riportarla in vita e condannato a vegliare sul suo corpo in eterno.

Il background è praticamente identico alle produzioni degli anni '40, così come l'incedere degli eventi e il susseguirsi di situazioni, nonostante ci siano però dei piccoli rimandi al film degli anni '30, come ad esempio la lettura del papiro maledetto. Fu un successo di critica e pubblico, tanto da spingere la Hammer a produrre tra il 1964 e il '67 altri due film del franchise, Il mistero della Mummia e Il Sudario della Mummia, completamente slegati dal primo capitolo e tra loro. In modo simile a quanto fatto dalla Universal, anche questi "sequel" furono prodotti in estrema economia e non videro coinvolti nello sviluppo né Fisher né tantomeno Lee, sostituito nel ruolo di una Mummia non meglio specificata dal semisconosciuto Dicki Owen. Particolare interesse lo ha il Sudario della Mummia, essendo l'unico film a discostarsi marginalmente (ma con poco interesse) dallo sviluppo ormai sopito del franchise, rifacendosi direttamente alla Maledizione di Tutankhamon, mostrando la paura umana dinnanzi a una punizione divina per i profanatori di tombe. A narrare inoltre il film tornò Peter Cushing, ovviamente solo ed esclusivamente off-screen. La Hammer concluse la sua produzione dedicata a la mummia nel 1971 con il dimenticabilissimo Exorcismus - Cleo, la dea dell'Amore, bizzarro adattamento de Il gioiello delle Sette Stelle di Bram Stoker che ebbe anche una produzione tremendamente travagliata e uscì nei cinema soprattutto come supporto al ben più interessante e divertente Dr. Jekyll e Sister Hyde.

Il remake con Brendan Fraser (1999)

Arriviamo finalmente al 1999, anno in cui la Universal lanciò al cinema il ramake in stile action-blockbuster de La Mummia. In realtà le discussioni per rilanciare il franchise erano già cominciate nel 1992, quando i produttori James Jacks e Sean Daniel decisero di aggiornare il personaggio agli anni '90. Gli venne data carta bianca sul piano creativo, ma essenziale per lo studio era che il progetto fosse un horror a basso budget -non doveva superare i 10 milioni di dollari. Con tali premesse, per riadattare il personaggio furono chiamati alla regia grandi nomi come Clive Barker (Hellriser) -di cui Jacks disse di ricordare una versione "scura, sessuale e intrisa di misticismo" della storia-, Joe Dante con un possibile Daniel Day-Lewis nel ruolo di Imhotep (con una storia più romantica e costosa) e infine il maestro George A. Romero, il cui script fu considerato dalla Universal e dai produttori troppo violento e poco accessibile per un rilancio sul grande schermo. La major contattò quindi Wes Craven, che rifiutò prontamente la regia, finché Jacks e Daniel non ricevettero nel 1997 una telefonata da Stephen Sommers, che propose la sua visione de La Mummia come "una specie di Indiana Jones o Giasone e Gli Argonauti con la creatura che dà del serio filo da torcere all'eroe". Un capovolgimento totale verso derive action e meno di genere che lo studio accettò di buon grado, uscendo inoltre da poco dall'insuccesso commerciale di Babe va in Città e pronto a rilanciare dopo anni di rifiuti i suoi franchise degli anni '30. Sommers ricevette quindi il via libera dalla Universal dopo aver presentato uno script di 18 pagine, che convinse inoltre la major ad aumentare sproporzionatamente il budget iniziale di 15 milioni di dollari a 80 milioni. Essendo la versione di Sommers la più contemporanea, è ovviamente anche il film del franchise che insieme all'originale rimase più impresso nella mente del grande pubblico, anche se come già sottolineato se ne discostò fortemente, mantenendo intatte solo alcune tematiche, il nome del villain e qualche elemento del background mitologico.

A vestire i panni del sarcastico e affascinante ex-soldato Richard O'Connell fu chiamato l'allora star in ascesa Brendan Fraser, che proprio grazie a questa interpretazione entrò definitivamente nell'Olimpo dei divi hollywoodiani. Anche la bellissima Rachel Weisz divenne celebre grazie al film di Sommers nel ruolo dell'archeologa Evelyn Carnahan, splendida co-protagonista nella parte della ragazza in pericolo molto vicina alla Helen Grosvenor del primo capolavoro. Per quanto riguarda invece il volto di Imhotep fu chiamato il semisconosciuto Arnold Vosloo, attore sud africano naturalizzato americano che donò contro ogni aspettativa espressività e terrore al personaggio, mancando però della giusta profondità drammatica che rese Karloff un gigante nello stesso ruolo. La storia del film raccontava dell'amore clandestino di Imhotep e Anck-Su-Namun, quest'ultima concubina del Faraone Seti I. Scoperti insieme, la donna si suicidò, permettendo all'amante di scappare. Quest'ultimo, Sacerdote dei Morti, trafugò quindi il corpo della donna e lo portò nella città sacra di Hamunaptra per ricongiungerlo tramite un rituale con la sua anima. La cerimonia venne però interrotta dalle guardie del farone, che condannò i seguaci di Imhotep alla mummificazione da vivi mentre preferì per l'alto sacerdote la maledizione dell'Hom Dai: gli venne tagliata la lingua, fu mummificato e infine sepolto vivo in un sarcofago pieno di scarabei carnivori, costretto a soffrire per l'eternità nelle viscere della terra. Verrà ovviamente risvegliato da O'Connell e la Carnahan, che si ritroveranno di fronte a un pericolo molto più grande delle mummie precedenti, essendo questo capace di scagliare le 10 Piaghe d'Egitto nel mondo e intenzionato a far resuscitare nel corpo di Evelyn l'amata Anck-Su-Namun.

La Mummia - Il ritorno e spin-off (2001-2008)

Con un incasso mondiale di 415 milioni di dollari, La Mummia fu una delle hit dell'anno, il modo migliore per la Universal di finire il XX secolo, che si concluse per la major con l'inizio imminente dei lavori di pre-produzione del sequel, La Mummia - Il ritorno. Questa volta Sommers volle alzare l'asticella mitologica, ampliando in parte la semplice e ormai ritrita storia d'amor perduto di Imhotep e Anck-Su-Namun e introducendo Il Re Scorpione, sovrano realmente esistito e appartenente al Periodo Predinastico dell'Egitto e qui romanzato in creatura assettata di potere e portatrice di morte per l'umanità. Ambizioni più grandi, budget più elevato e un'evoluzione diretta del precedente capitolo, con l'arrivo per Rick ed Evelyn di un figlio, lo sboccatissimo e simpatico Alex interpretato dal piccolo Freddie Boath. L'incipit del film era affascinante: il feroce Re Scorpione (una delle prima parti di Dwayne "The Rock" Johnson al cinema) guidò nell'antica Tebe del 3067 a.c. il suo spietato esercito in una gloriosa campagna alla conquista del mondo, vedendo il decimarsi delle sue fila e restando infine solo. Decise allora di stringere un patto con il dio della morte Anubi, che gli consegnò un'armata di guerrieri immortali che si diffuse come una peste in tutto l'Egitto. Anubi reclamò quindi l'anima del Re Scorpione, che venne imprigionato nel tempio da lui eretto in onore del dio mentre la sua formidabile armata ridivenne sabbia, in attesa di essere risvegliata. È chiaro che in un simile contesto la storia de La Mummia venne definitivamente contaminata da altro, portando lo spettatore a domandarsi quale fosse il senso di una simile operazione per un franchise cresciuto sempre sotto l'egida del genere horror, con un prologo inoltre totalmente sconnesso rispetto alla basi del mito. La deriva action fu qui totale, priva di ogni vibrazione orrorifica e cristallina nelle intenzioni di voler consacrare La Mummia - Il ritorno come uno dei primi, grandi blockbuster del XI secolo. E ci riuscì, in parte, sul piano degli incassi -433 milioni nel mondo-, ma la critica fu più spietata rispetto al primo capitolo, soprattutto in virtù di una perseveranza diabolica nel procedere verso una strada qualitativamente infruttuosa per il personaggio, obiezioni delle quali la Universal non si curò poi molto, essendo la situazione economica difficile come già specificato. Anzi, in barba a ogni compromesso, nel 2002 lanciò in sala lo spin-off totalmente dedicato al Re Scorpione, meno improntato sul fantasy e con una storia a sé stante che funse da prologo a quanto raccontato ne La Mummia - Il ritorno, mentre la serie principale venne abbandonata per un paio di anni.

La Mummia - La tomba dell'Imperatore Dragone (2008)

E per concludere un viaggio lungo 85 anni dove la storia formò il mito che divenne leggenda cinematografica, eccoci giunti infine a quello che ad oggi è considerato il punto più basso dell'intero franchise, almeno in quanto a qualità. Inizialmente Sommers espresse interesse per la regia di un terzo capitolo, ma nel tempo si interessò ad altro (Van Helsing, G.I. Joe), lasciando prima il timone a Joe Johnston e infine a Rob Cohen, dato che il primo abbandonò per ragioni poco chiare il progetto. Fu richiamato Fraser nei panni di Rick O'Connell, occasione davvero ghiotta per l'attore che stava velocemente cadendo nel dimenticatoio di Hollywood. La Weisz invece non accettò di tornare, sostituita quindi da Maria Bello (scelta tra l'altro inspiegabile data la somiglianza tra le due attrici, pari a zero). Ambientato circa 13 anni dopo il secondo film, La Mummia - La Tomba dell'Imperatore Dragone vedeva Alex O'Connell (Luke Ford) scoprire la Tomba del primo imperatore della Cina, Qin Shi Huang, sepolto insieme al suo esercito di Terra Cotta e maledetto dalla strega Zi Juan (Michelle Yeoh), tradita dalla perfidia del re. Il setting fu completamente spostato in China, mandando alla deriva l'intera mitologia della serie e rifacendosi invece alla storia orientale del III secolo a.c, mettendo nei panni di una Mummia davvero fuori luogo e un po' impiacciata un inadeguato Jet Li. Gli sceneggiatori (Miles Millar e Alfred Gough) ci buttarono dentro di tutto: Yeti delle nevi, Draghi a tre teste e una visione distorta della costruzione della Muraglia Cinese, in un film che, uscito dopo 7 anni da un secondo capitolo già considerato sottotono, non aveva alcuna ragione di esistere. Eppure al boxoffice si comportò discretamente, incassando 400 milioni di dollari nonostante un comune verdetto: era tempo per la Mummia di riposare... almeno per un'altra decina di anni, fino alla prossima "grande" idea che sappiamo rispondere oggi al nome di Dark Universe.

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