La vita dopo Harry Potter: Daniel Radcliffe fuori da ogni schema

Fama mondiale grazie a Harry Potter, poi una filmografia stramba e splendidamente sopra le righe. Ecco vita e carriera di Daniel Radcliffe.

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È dura vivere con un macigno sulle spalle. Succede soprattutto ai figli d'arte, carichi di pressioni per poter anche solo raggiungere i propri genitori. Spesso è anche un problema di chi incarna ruoli iconici, entrando nell'immaginario collettivo universale. Ecco perché in una certa misura Daniel Radcliffe sarà sempre Harry Potter. Purtroppo, e per fortuna. Perché scrollarsi di dosso uno dei personaggi più conosciuti del mondo è quasi impossibile. E, soprattutto, nemmeno così obbligatorio. In fin dei conti Daniel avrebbe potuto ricalcare ruoli simili, continuando a marciare sull'icona con la saetta. Noi non avremmo fatto alcuna fatica, lui nemmeno. Ma Daniel Radcliffe ha deciso per tutti: lui sarà sempre Harry Potter, e in fondo non lo sarà più.

Harry Potter nella stanza

1999. Daniel, dieci anni, aveva recitato in David Copperfield, adattamento televisivo in due parti della BBC. Era appena diventato Harry Potter, ma ancora non lo sapeva. Perché Chris Columbus, regista de La pietra filosofale, dopo aver visto il piccolo Radcliffe nel film pensò "questo è esattamente ciò che voglio". Puntuale l'approvazione della Rowling. Da lì in poi, la storia. Perché il volto pulito e semplice di Daniel Radcliffe ci rappresentava tutti. Potevamo immedesimarci alla perfezione, ovviamente con il personaggio, ma anche con la fanciullesca espressione dell'attore. Soprattutto, potevamo vederlo crescere. Film dopo film i suoi cambiamenti fisici erano anche i nostri, coetanei di Daniel e di tutti gli altri personaggi. Il salto con Il prigioniero di Azkaban è uno di quei momenti di passaggio, lo scarto dall'infanzia all'adolescenza. Lo stesso che abbiamo fatto noi, nei due anni tra un film e l'altro. Ecco perché Daniel Radcliffe va oltre Harry Potter. Tramite il personaggio è riuscito a incarnare intere generazioni, sia babbane che magiche. E con il suo sorriso, mescolato alla coraggiosa incoscienza, ha fatto prendere a tutti una bacchetta in mano. Anche se era un rametto in giardino.

Il peso della magia

Ecco che poi, però, la fama e l'amore mondiale iniziano a riversarsi su Daniel Radcliffe. Perché il ragazzo è contento di far parte della vita di tutti, ma Harry Potter inizia a stargli stretto. Comincia a bere un po' troppo, non si accorge (o non vorrebbe accorgersi) che per tutto il mondo lui non è Daniel, ma Harry. Però va avanti, già scrollando il tavolo dell'opinione pubblica con Equus, la pièce teatrale in cui è nudo e amoreggia con i cavalli. Tutto questo mentre sulla sua faccia c'era ancora la saetta. Stava già tentando di far capire che era pronto per ruoli più adulti, che non sarebbe mai potuto essere soltanto Harry Potter.
C'era però una saga da finire, solo nel 2011 Daniel Radcliffe ha finalmente posato gli occhialini. E poi? Beh, poi è arrivata la magia, quella vera.

I ruoli folli e sopra le righe

Daniel Radcliffe avrebbe potuto tranquillamente essere un attore qualsiasi. Ma non è una persona qualsiasi. Sempre disponibile con i fan, fin troppo (come lui stesso ammette), ha deciso che sperimentare ogni tipo di personaggio sarebbe stata la sua strada. Forse un po' per togliersi subito quel macigno enorme sulla spalla, Daniel ha cominciato a cercare ruoli folli e sopra le righe.

Comincia con un caposaldo della letteratura mondiale: interpreta Allen Ginsberg in Giovani ribelli - Kill Your Darlings. Questo primo ruolo preso di peso dalla beat generation apre le porte del futuro a Daniel. Da quel momento in poi, sperimentazione pura.
Arriva infatti Horns, di Alexandre Aja. Daniel Radcliffe con due splendide corna da diavolo, pronto a incarnare un demone infernale. Perfetto contrappunto per la visione "da bravo ragazzo" a cui ormai eravamo tutti abituati. Il gioco continuo tra bene e male era quello che gli serviva per spalancarci le porte verso il suo nuovo mondo.

Poi, però, ecco Manny. Manny è un cadavere. Almeno, così sembra. Un corpo inerte co-protagonista di Swiss Army Man, geniale perla di Dan Kwan e Daniel Scheinert. Perché Manny piano piano riprende a vivere. Anzi, torna a vivere, come se fosse appena nato. E Daniel Radcliffe usa questo ruolo per scardinare, finalmente, ogni nostra certezza. Un grandissimo lavoro di mimica facciale, tra mascelle serrate e orifizi aperti.
Facendo un breve salto in Now You See Me 2 (ma con un rapporto giustamente diverso con la magia), Daniel Radcliffe sconvolge ancora tutti rasandosi a zero. Perché in Imperium interpreta un agente FBI sotto copertura in un gruppo di suprematisti bianchi. E si trasforma, da solo: vederlo con il braccio teso per il saluto nazista è ormai un segno distintivo della sua distanza dal passato.
A questo punto, vale tutto: ecco arrivare il trip psichedelico di Guns Akimbo. Con due pistole imbullonate alle mani, Daniel Radcliffe crivella qualsiasi preconcetto si potesse avere su di lui.
L'ennesima scelta precisa e coerente con la sua filmografia, per una volontà di mettersi in gioco ogni momento, solo da applaudire.

Vita e arte

Daniel Radcliffe vive fisicamente i ruoli, cercando di infilare un po' del suo vissuto in ogni sfumatura. E non si vergogna mai di raccontarsi in pubblico. Forse, in questo, la fama internazionale di Harry Potter lo ha svezzato subito. Parla molto della sua vita, delle idee e dei suoi ideali. Racconta del suo agnosticismo tendente all'ateismo, nonostante le radici ebraiche della madre.
È molto attivo in ambito sociale, supportando temi critici come la prevenzione del suicidio giovanile e la lotta all'omofobia. Ed è in prima linea quando si tratta di solidarietà e raccolta fondi, spesso legati ai problemi dei ragazzi. Daniel quindi porta la sua esperienza anche nel rapporto pubblico e con i fan, sensibilizzando con la sua figura.
Lui è così. Totale libertà creativa che si sta guadagnando film dopo film e forza nelle idee, nel mettersi sempre in gioco. Perché Daniel Radcliffe sa come trasformarsi, restando il ragazzo dal sorriso semplice a cui vorremo sempre bene.