La Disney nel mondo dello streaming: la futura piattaforma dominerà il mercato?

Uscirà solo nel 2019 l'annunciato servizio streaming della Casa di Topolino, ma sembra che lo studio abbia già in tasca un'altra facile vittoria.

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"Un mercato competitivo è un mercato sano", direbbero in molti, perché diversificando l'offerta a fronte di una domanda elevata si mantiene uno status quo economico stabile. E se nel mondo dello streaming a contrastare la potenza di Netflix sono intervenute nel tempo Amazon o Hulu -e in Italia Infinity, TIMVISION e gli altri- a scendere in campo dal 2019 sarà anche la Disney, che come ormai sappiamo tutti lancerà una sua personale piattaforma dove inserirà titoli passati e futuri dello studio, accompagnati da nuove proposte originali e ampliamenti di brand già conosciuti e amatissimi dal grande pubblico. Annunciando la prevedibile mossa, lo scorso agosto il CEO della compagnia, Bob Iger, aveva dato solo qualche numero in merito al servizio, ma con il passare del tempo la strategia della Disney si è fatta chiara, specie dopo il mancato rinnovo dell'accordo con Netflix, che da qui a due anni perderà ogni contenuto a marchio Disney attualmente presente nella piattaforma, partendo da titoli Pixar fino ai Marvel Studios e LucasFilm.
Franchise importanti e che attirano una significativa fetta di abbonati, che si ritroveranno presto orfani di questi titoli proprio su Netflix. Certo, il servizio di Reed Hastings ha ormai cominciato da tempo a operare in proprio, sviluppando produzioni originali un po' in tutto il mondo, da Stranger Things a Suburra fino al prossimo Dark, mossa, tra l'altro, studiata e preventivata dalla compagnia proprio in vista di una decisione come quella della Disney. Il CCO di Netflix, Ted Sarandos, dichiarava infatti pochi mesi fa che "la scelta di attivarsi nelle produzioni originali scaturiva proprio dalla previsione di difficili negoziazioni future con le terze parti", una lettura certamente lungimirante e precisa del mercato, che nei prossimi mesi vedrà una competizione spietata tutta incentrata su qualità e contenuti. Eppure la Disney sembra già avere un'altra grande vittoria in tasca.

Unificare per dominare

Presentando infatti pochi giorni fa i dati trimestrali della società, sempre lo stesso Iger se ne è uscito con un paio di annunci un po' inaspettati, tra i quali forse il più importante è stato quello relativo alla nuova trilogia di Star Wars curata da Rian Johnson. A seguire, però, il CEO ha avuto modo di approfondire il discorso dello streaming, scendendo molto più nei particolari e parlando delle nuove serie originali in arrivo, da quella tanto agognata in live-action su Star Wars alle altre dedicate invece a Monsters and Co. e High School Musical. Essendo ancora in fase seminale, ovviamente di queste serie si tornerà a parlare molto con il passare del tempo e l'avvicinarsi del lancio del Disney Streaming, ma è già interessante notare come la società sia riuscita con questi tre titoli ad andare incontro ai gusti di target differenti.

Ha messo infatti in produzione per un servizio ancora inesistente un progetto chiamato a lungo e a gran voce dai fan, uno show animato dedicato ai piccoli e una re-brandizzazione di una IP ormai scaduta come High School Musical, e tutto questo solo per iniziare, dato che arriverà anche un nuovo show Marvel ancora senza nome e dai 4 ai 5 film originali esclusivi della piattaforma. La traslazione dei programmi Disney comporterà il passaggio di circa 500 lungometraggi e 7000 episodi di serie TV, da Agents of S.H.I.E.L.D a prodotti Disney XD, e ad accompagnare l'evento ci saranno proprio queste novità, aggiunta mirata e necessaria per partire con il piede giusto in un settore già stracolmo di offerte differenti. Per sopperire però anche al problema di una migrazione di abbonati difficile da Netflix o Amazon, Disney ha messo ieri le cose in chiaro: "Il nostro servizio costerà meno, ma questo anche perché i contenuti saranno inferiori". A un costo ridotto rispetto ai competitor (che a questo punto potrebbe aggirarsi dati i recenti rincari attorno ai 7-8 euro mensili), la compagnia potrà infatti offrire prodotti esclusivamente a marchio Disney, cosa che in realtà spaventa relativamente, se non per nulla, la Casa di Topolino, avendo attualmente sotto il proprio tetto i franchise più forti della storia del cinema. E se pensiamo che potrebbe andare in porto da qui al 2019 anche l'Affair FOX, allora ad ampliare un parterre di proposte già allettanti arriverebbero anche titoli basati sull'X-Men World o i Fantastici 4, senza contare Deadpool. Come ripetevamo però in un articolo sulla questione solo poco tempo fa, "Troppa scelta potrebbe comportare una paralisi del mercato", e il paradigma resta ancora valido anche a fronte delle ultime novità, specie comprendendo sempre di più quanto la Disney voglia puntare solo su sé stessa, unificando la propria produzione per porsi in cima alla catena alimentare dei servizi streaming, attualmente dominata da Netflix. Ed è anche vero che la piattaforma di Hastings tenterà in tutti i modi di sopperire alle mancanze che si presenteranno con l'addio dei titoli Disney, divenendo ancora più competitiva per far fronte all'abbandono di serie come Daredevil, The Punisher o Jessica Jones. Vedremo quindi la nascita di nuovi accordi (chissà che non punti alla DC) e un cambiamento netto dell'andamento del panorama dei programmi streaming, ma è proprio quello che succede quando un colosso come Disney prende decisioni così importanti.