La deriva della società in Alita: Angelo della Battaglia

Il nuovo film di Robert Rodriguez e James Cameron porta con sé un chiaro messaggio anti-classista, già potente nel manga di Yukito Kishiro.

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Le indicazioni degli analisti prevedevano un'apertura flop al box office americano, eppure Alita: Angelo della Battaglia è riuscito a sorprendere. In tre giorni di programmazione, infatti, l'adattamento cinematografico del manga di Yukito Kishiro firmato James Cameron e Robert Rodriguez ha incassato 137 milioni di dollari nel mondo, di cui 43 in patria, superando la cifra anticipata dalle previsioni. Non un grande successo, contando il budget di 170 milioni di dollari e tutti i costi di marketing in cui rientrare, ma un passo avanti rispetto al duro colpo pre-annunciato, che forse andrà ridimensionandosi con il passare delle settimane.
Ci auguriamo possa accadere il miracolo, comunque, così da avere modo di rivedere Alita (Rosa Salazar) e tutto il mondo cyberpunk di Kishiro nuovamente in sala nei due sequel progettati e ancora "in forse", soprattutto per assistere alla profonda evoluzione psicologica della protagonista e dell'universo in cui si muove. Ne avevamo già parlato nella recensione, ma uno degli aspetti più importanti di Alita: Angelo della Battaglia è proprio la centralità di un universo dove divergenze sociali e classiste sono all'ordine del giorno, quindi una disparità di fondo, un senso di inferiorità davvero palpabile che mina alle radici l'alba di una comunità unita.

Cambiare il mondo

Il senso sta tutto nella lacerazione interna della società ideata da Kishiro, nettamente divisa al suo nucleo in due metropoli gigantesche. Il mangaka vuole esplorare dunque le differenze che intercorrono tra classi differenti al variare dell'epoca e delle condizioni, che a quanto pare non migliorano, anzi, si fanno ancora più marcate con il peggiorare della qualità della vita e l'aumento parallelo dell'evoluzione tecnologica. Il seme della disintegrazione morale e consociata è insito nella società stessa e nella corruttibilità dell'uomo, assoggettato al potere e alle sua spietate leggi.
Anche in questo futuro in realtà poco futuribile, molto fantasioso, l'umanità non riesce a guardare oltre il suo stesso orizzonte, disgregandosi come comunità universale e scindendosi in due più piccoli ma comunque giganteschi nuclei, ovviamente completamente agli antipodi ma facce della stessa medaglia. Inizialmente, non c'è neanche un confronto-scontro reale a separarli, ma soltanto l'impertinenza di un vecchio sistema che anche vicino all'orlo del collasso resta saldo al comando, al di sopra della Città di Ferro, l'ultima metropoli terrestre dopo la Grande Caduta, una guerra combattutasi ormai 300 anni or sono.
La Città sospesa di Salem è infatti un ultimo e importante baluardo di quelle che potremmo definire l'alta società di Alita, dove gli abitanti, per essere riconosciuti, portano in fronte un simbolo che ne sintetizza l'estrazione altolocata. Questi non sono considerati in alcun modo degli dei dalla popolazione della Città di Ferro, ma si percepisce una costante soggezione nei loro confronti, perché appartenenti a un mondo praticamente inarrivabile. In questo universo sociale così diviso, inoltre, la tecnologia gioca un ruolo fondamentale: per i Salemiani è soprattutto uno strumento di controllo, mentre per gli abitanti di sotto è un mezzo per migliorarsi e avvicinarsi di più ai rivali, quasi fosse un dono.

Aggiornare il proprio corpo, per molti, significa aggiornare il proprio status sociale, magari riuscendo a entrare in una scuderia del Motorball per divenire campione o semplicemente guadagnare la potenza necessaria per elevarsi al di sopra della Città di Ferro. La curiosità più grande è che il cattivo principale dell'opera, Desty Nova, e in generale i Salemiani tendono a modificare il proprio corpo molto raramente, perché consapevoli dell'importanza del lato umano e del dovere di preservarne i resti. Sfruttano invece la nanotecnologia per scopi sinistri, sia attraverso il Motorball che nelle stesse strade della Città di Ferro, intervenendo in modo parassitario sul corpo sociale sottostante.
La stessa Alita è però la dimostrazione vivente, nel mondo di Kishiro almeno, che tecnologia e umanità possono convivere e collaborare per migliorare l'universo tutto, eliminare disparità classiste, unire un popolo diviso e soggiogato da influenze negative esterne e guarda oltre l'orizzonte di cui sopra al grido di "libertà".

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