La Carica dei 101, i dalmata che conquistarono Disney

Un amore improvviso, un libro scritto appositamente per lui: Walt Disney si lasciò emozionare dalla storia di Pongo in un attimo.

La Carica dei 101, i dalmata che conquistarono Disney
Articolo a cura di

Esistono storie che indipendentemente da tutto nascono per intrattenere e raccontare vicende quotidiane o straordinarie. Poi ci sono storie che vengono realizzate e pensate con l'obiettivo di raggiungere un determinato successo, che può essere quello di diventare un film animato. È il caso di Dodie Smith, scrittrice inglese che nel 1956 pubblicò il romanzo intitolato The Hundred and One Dalmatians, in italiano noto come La Carica dei 101.
Smith lo scrisse con un solo scopo dichiarato: farlo arrivare agli occhi e alle orecchie di Walter Elias Disney. E fu così, perché come Disney riuscì a leggerlo, appena un anno dopo, ne acquistò i diritti e lo prese per realizzare il suo Classico più semplice, immediato e lineare di sempre.

La consacrazione di Bill Peet

Non ci fu nessun andirivieni, nessuno scossone durante la produzione, perché La Carica dei 101 era già stato scritto per essere un film di Disney: il cineasta di Chicago non dovette preoccuparsi minimamente di apportare modifiche o di far cambiare direzione a Bill Peet, che si occupò della sceneggiatura.
L'artista veniva da una lunghissima carriera in Disney al fianco di Walter: aveva iniziato timidamente a lavorare a Biancaneve e i Sette Nani, poi si era preoccupato dell'adattamento di Pinocchio, pur non essendo a oggi accreditato, poi passò a lavorare a Fantasia nel 1938, occupandosi dell'ostico segmento della Pastorale di Beethoven, poi Dumbo, Bambi, I Tre Caballeros e qualche cortometraggio.
Dal 1944 in avanti, però, solo altre produzioni, certo importanti, ma meno blasonate rispetto ai Classici: è su Cenerentola che Peet torna a far vedere il suo nome nell'animazione, occupandosi della storia. Fece lo stesso per Alice nel Paese delle Meraviglie e per Lambert, il leone fifone che veniva cresciuto dalle pecore.

Con l'aggiunta di Peter Pan nel 1953, Peet era diventato a tutti gli effetti lo sceneggiatore di Disney, tant'è che quando nel 1959 gli assegnò La Carica dei 101 non volle che fosse affiancato da nessun altro: per la prima volta la storia di un Classico veniva scritta da una sola persona, senza contributi e supporti da parte di nessun altro.
Peet negli anni successivi lavorò solo a La Spada nella Roccia e al trattamento de Il Libro della Giungla, che fu il suo ultimo lavoro prima di un pesante litigio con Walt stesso, all'età di 49 anni.
Non mise mai più piede all'interno della Walt Disney Pictures.

Le innovazioni di Iwerks e la rottura con Anderson

L'azienda arrivava da una non proprio soddisfacente performance al botteghino con La Bella Addormentata nel Bosco, pubblicato al cinema proprio nel 1959, e si ipotizzò addirittura di dover chiudere il dipartimento animazione negli studi Disney.
In quegli anni, però, Ub Iwerks, tornato dopo la scissione con lo stesso Walt, era al lavoro sulla tecnologia xerografica: tre anni più tardi sarebbe stato candidato all'Oscar per gli effetti speciali ne Gli Uccelli di Hitchcock.
Le camere di Xerox avrebbero permesso di trasferire i disegni degli animatori direttamente al rodovetro, senza dover passare dalla fase di inchiostrazione, così da risparmiare tempo e denaro, ma mantenendo la naturalezza del tratto a penna.
La tecnologia era stata usata già per le foreste de La Bella Addormentata nel Bosco e la volle assolutamente riutilizzare per i cento dalmata, una quantità altissima di personaggi da animare singolarmente: Disney risparmiò la metà di quanto avrebbe potuto spendere.

Un momento abbastanza sentito e toccante legato alla produzione dal punto di vista dell'animazione de La Carica dei 101 riguardò Ken Anderson, fino a quel momento uno dei più fidati collaboratori di Walter per quanto riguardava l'aspetto creativo.
Anderson decise di rendere abbastanza realistica la realizzazione del film, puntando su uno stile meno fantasioso: per quanto potesse sembrare un qualcosa di molto naturale, a Disney tale decisione non andò a genio e non la perdonò mai ad Anderson.
I due litigarono in maniera abbastanza accesa durante una riunione, ma il film alla fine rimase com'era. Disney, però, decise che Anderson non sarebbe mai stato a capo dell'animazione, mai più.
Il lavoro su La Spada nella Roccia era oramai terminato e quello fu effettivamente l'ultimo intervento creativo di Ken alla Disney.
Quando i due si incontrarono nel 1966 ebbero l'occasione di scambiarsi qualche sguardo e Walter volle solo ricordargli di non aver dimenticato quanto aveva fatto, di negativo, per La Carica dei 101. Fu l'ultima volta che si videro, perché poi Anderson venne a sapere poche settimane dopo che Walt era morto.
Ed effettivamente Anderson non lavorò mai più sull'animazione dei Classici Disney, rispettando il volere di Walt: la sua firma è nella storia de Gli Aristogatti, come noto, e di Robin Hood, fino a Winnie the Pooh ed Elliott, il drago invisibile, il suo ultimo lavoro.
Gli sfondi de La Carica dei 101 erano reali, tangibili, veri, ma a Walt non andarono a genio, in nessun modo. Restano comunque nella storia dell'animazione, così come ci resta Kenneth Anderson.

Dal punto di vista realizzativo si possono notare parecchie somiglianze con altri film Disney: Gli Aristogatti presero molto dell'animazione de La Carica dei 101, a partire da Gaspare che venne completamente trasposto in Edgar, sia nei movimenti che negli sguardi.
La sua battaglia con Tips è stata riutilizzata quasi pedissequamente in quella con Romeo, mentre il famoso furgone che conduce Pongo e Peggy a Londra si può ritrovare nella scena in cui il gatto irlandese aiuta Minù a ricongiungersi con Duchessa dopo essere caduta.
Molte somiglianze sono dovute anche al doppiaggio, là dove il Colonnello (figura assente nel romanzo originale) in italiano ha la stessa voce di Sir Ettore, quella di Giorgio Capecchi, che gli presta le stesse imprecazioni, tra cui la famosissima "Per Giove!" adoperata sovente ne La Spada nella Roccia. Era l'epoca dei ricicli, d'altronde, e riutilizzare le animazioni era all'ordine del giorno, soprattutto per risparmiare.

Un solo uomo per una sola colonna sonora

L'obiettivo dal punto di vista della musica fu quello di unirsi il più possibile alla narrazione. Peet decise di usare come stratagemma narrativo il fatto che il protagonista fosse un cantautore.
Diversamente dai precedenti Classici, così come Peet era stato il one man show sulla sceneggiatura, Mel Leven lo fu per le canzoni, occupandosi sia di testi che melodie.
Il suo primo compito fu quello di lavorare alla canzone di Crudelia De Mon, per la quale Leven realizzò tre diverse versioni. La finale venne realizzata con uno stile blues in 45 minuti, prima di un incontro con Disney.
Le altre due canzoni che vennero chieste a Leven furono il jingle dei Kanine Krunchies e la canzone finale, in inglese "Dalmation Plantation".
Diverse quelle composte e non utilizzate, soprattutto per Gaspare e Orazio nell'abitazione di Crudelia, così come una marcia che avrebbero dovuto cantare i dalmata dopo la fuga dall'abitazione di De Mon.
Disney non voleva infarcire il film di troppe musiche, provando a staccarsi da quanto aveva realizzato all'inizio della sua carriera e perseguendo la strada iniziata negli anni Cinquanta, con più narrazione e introspezione.

Per realizzare l'iconico e indimenticabile personaggio di Crudelia, Marc Davis, che aveva disegnato Biancaneve, Bambi, Mr. Toad, Cenerentola, Alice, Aurora, Malefica e Campanellino, decise di ispirarsi a Bette Davis, Rosalind Russell e Tallulah Bankhead, le attrici più in voga degli anni Cinquanta a Hollywood, tutte particolarmente affascinanti.
A darle la voce fu Betty Lou Gerson, che aveva già prestato il proprio timbro alla narratrice di Cenerentola.
A sceglierla fu Wolfgang Reitherman, che suggerì all'attrice di adottare un tono come se stesse interpretando il ruolo di qualcuno che recita in maniera fasulla a teatro ma che, testuali parole, pur essendo partito da New York non è ancora arrivato in Inghilterra, ma si sta impegnando per prepararsi al suo arrivo.
In 40 giorni, dovendo recitare anche la parte di Mrs. Birdwell, tutto venne portato a termine.

Un successo planetario e l'eredità di Pongo

La release al cinema avvenne il 25 gennaio del 1961 e incassò 14 milioni di dollari nella prima run tra Stati Uniti e Canada. Fu il film più popolare in Francia con quasi 15 milioni di incasso.
Tra le varie release successive e riproposizioni La Carica dei 101 riuscì a incassare 900 milioni di dollari, ma i dati ufficiali della prima uscita riporteranno sempre 303 milioni, molto di più dei 3,6 spesi per la realizzazione.
Inizialmente il film venne acclamato da tutta la critica, tanto da pensare che fosse la più bella release sin dai tempi di Biancaneve, ovviamente esasperando i concetti chiave.
Da Variety fino al Time tutti erano d'accordo nel dire che il film richiamava l'emozione e il sentimento di Disney, con un fare molto gentile e genuino e una storia dal sapore tenero.
C'era un romanticismo sfrenato, ma non per questo costretto e spinto: Rudy e Anita erano due amanti appassionati, così come l'affetto per i loro dalmata era unico.

Attualmente La Carica dei 101 è uno dei film con il maggior numero di approvazioni nella storia dei Classici Disney, soprattutto per, come disse il Time, il suo essere poco pretenzioso e più vicino a raccontare il rapporto tra l'uomo e il cane, che insieme creano una famiglia.
Da non sottovalutare anche la potenza narrativa del "telegrafo di Londra", la rete messa in piedi dai cani per recuperare i dalmata spariti e che permette a Pongo di arrivare fino alla fattoria del Colonnello.
Un altro aspetto caro ai film di Walt Disney era proprio l'inserire animali che giocano, letteralmente, a fare l'esercito, dandosi dei ruoli da ufficiali e comportandosi come se si stesse andando in guerra.
Lo faranno Napoleone e LaFayette ne Gli Aristogatti, lo fanno il Colonnello, il Sergente e il Capitano ne La Carica dei 101.

Non mancarono comunque le critiche, ma arrivarono solo più tardi, nel 2011. Craig Berman, infatti, arrivò a classificare il film come il secondo peggior film per bambini, a causa del plot che girava intorno alle intenzioni di Crudelia di realizzare un cappotto con la pelle dei dalmata. Insomma, questioni di poco conto, al solito.
Il brand riuscì a riscuotere talmente tanto successo che anche dopo la morte di Walt Disney è andato avanti e ha proliferato.
Nel 1996 venne realizzato un remake live-action con Glenn Close nei panni di Crudelia, personaggio che appare anche in Once Upon a Time: ovviamente in questa versione nessun dalmata parla.
Subito dopo toccò alla serie animata, con un disegno stilizzato per venire incontro alle necessità economiche e per essere il più vicino possibile ai trend contemporanei.

Una seconda serie TV è stata prodotta più di recente e vede Dylan, uno dei figli di Pongo e Peggy, protagonista della storia, pronto a prendersi cura dei suoi 97 fratelli con l'aiuto di Dolly.
Nel 2003 venne poi pubblicato il sequel ufficiale de La Carica dei 101, con un risultato pari a quelli ottenuti dai sequel della Disney.
Infine, l'attesa più grande è sicuramente per Crudelia, il live action che uscirà a maggio del 2021 con protagonista Emma Stone nei panni dell'antagonista principale.
Ci sarà da attendere quasi un anno esatto, salvo rinvii, prima di poter assistere all'ascesa della terribile villain, a oggi al 39esimo posto nella lista delle peggiori antagoniste di sempre del cinema. In conclusione, forse Ken Anderson non aveva poi così tanto sbagliato, quella volta.

Che voto dai a: La Carica dei 101

Media Voto Utenti
Voti: 17
7.1
nd