La Bambola Assassina oltre il remake: un vero e proprio reboot

L'opera di remake attuata da La Bambola Assassina parte dalle fondamenta del film originale del 1988, diventando vero e proprio reboot.

speciale La Bambola Assassina oltre il remake: un vero e proprio reboot
Articolo a cura di

Cosa significa la parola "remake"? Negli ultimi anni l'abbiamo sentita spesso, accostata al mondo dei videogiochi come a quello del cinema, nello specifico il dizionario Treccani la definisce in questo modo: "Rifacimento di un film che a distanza di tempo intende ripeterne le caratteristiche emotive e spettacolari e, possibilmente il successo, puntando su nuove tecniche, interpreti di richiamo, dialoghi aggiornati".
Tecnicamente, ci sono due strade maestre per procedere alla creazione di un remake, la prima è riprendere per filo e per segno la sceneggiatura originale per aggiornare tutto il resto, dalle tecniche di ripresa ai dialoghi, passando ovviamente per attori e registi. La seconda invece prevede la riscrittura completa dell'opera: ciò che resta è magari lo scheletro, talvolta le tematiche, i personaggi principali e i loro nomi, le atmosfere, il risultato però è un prodotto del tutto nuovo, che gode di poche ma mirate influenze. In questo caso possiamo parlare di vero e proprio reboot.
Di recente abbiamo visto un esempio simile nel Suspiria di Luca Guadagnino, che ha letteralmente stravolto il film originale di Dario Argento pur raccontando (più o meno) i medesimi fatti, senza essere né prequel, né sequel. L'ultima, in termini cronologici, lampante prova di "rifacimento da zero" è invece La Bambola Assassina di Lars Klevberg.

Obiettivo millennials

L'opera di partenza, come ben sappiamo, è il film omonimo del 1988 diretto da Tom Holland, capostipite di una prolifica saga che ha visto l'arrivo di numerosi sequel sul grande schermo. A 30 anni distanza però, con molti millennials che non hanno neppure mai visto l'opera originale, Hollywood ha voluto fare le cose in grande, riprendendo dall'epoca soltanto il concept di Chucky, meglio conosciuto appunto come la bambola assassina.
Della sceneggiatura di fine anni '80 è rimasto davvero poco, tranne che vaghe linee di soggetto, ovvero: abbiamo a che fare con una bambola violenta, capace di far del male, il cui proprietario è un ragazzino ignaro di tutto. Tutto però ruota attorno alle tecnologia, al cloud, alla rete internet e agli oggetti smart, che oggi condizionano le nostre vite. Dal film originale è stato persino tagliata la storyline del killer vendicativo, che grazie a un rito Voodoo finiva nel corpo plasticoso di Chucky, divenendo così benzina per il motore degli eventi.

Nel 2019 i cambiamenti sono iniziati ancor prima che si cominciasse a scrivere la storia, cambiando con un colpo di spugna il target di riferimento della pellicola: a fine anni '80 si puntava a colpire, spaventandolo, un pubblico sostanzialmente adulto, che all'improvviso si trovava ad affrontare un'innocua bambola posseduta da uno spirito malvagio. La sottotrama poliziesca è poi emblematica, con la battaglia fra detective e criminali che aveva il compito di catturare l'attenzione di buona parte del pubblico dell'epoca, cosa che oggi sarebbe forse risultata quasi stantia e superata.
Il cambio di obiettivo è palese: oggi nel mirino dei produttori ci sono gli adolescenti, dai 14 anni in su, non a caso Andy è diventato più grande e non si è più sentito il bisogno di trasformare la storia in un gioco di guardie e ladri. Parliamo dunque di modifiche sostanziali, che aggiornano La Bambola Assassina non solo dal punto di vista tematico, anche formale.

Intelligenza robotica

Dal novembre 1988 sono passati quasi 31 anni, è dunque normale che si sia aggiornato tutto anche sul piano tecnico, possiamo infatti dire che l'artigianalità di fine anni '80 ha lasciato il posto a effetti computerizzati di buona fattura. Se all'epoca c'era il bisogno di montare in modo frettoloso, e quasi nascondere, le scene in cui Chucky aveva movimenti più pronunciati, oggi animare la bambola si è dimostrato un gioco da VFX Artists.
In generale, l'intero impianto del lungometraggio lascia respirare un'aria di contemporaneità: produttori e sceneggiatori avrebbero anche potuto ambientare il tutto a fine anni '80, riprendendo le atmosfere e le tradizioni dell'epoca, invece siamo palesemente ai giorni nostri, motivo per cui è stato possibile utilizzare tutta la tecnologia che ruota attorno a Chucky, ora una bambola prodotta dalla multinazionale Kaslan, sempre connessa. Di fatto, è come se gli ultimi 30 anni fossero stati completamente estromessi dalla produzione, per mantenere soltanto Chucky al centro di tutto. Una soluzione credibile? O del tutto forzata?
In realtà è una scelta figlia dei nostri tempi, ambivalente: il nuovo Chucky non è altro che un "assistente vocale smart" dotato di intelligenza artificiale, in sostanza è già un'evoluzione degli attuali speaker che abbiamo in salotto, sempre in ascolto. Dispositivi immobili e inanimati, in grado però di rispondere alle nostre esigenze, di dialogare in modo diretto con noi, che li chiamiamo debitamente per nome.

Un vero e proprio antipasto di ciò che succederà con l'avvento dell'era robotica, con il Chucky del 2019 che smette dunque di essere un vecchio relitto ripescato del passato per diventare un automa del futuro. Un espediente per parlare sia di presente che di ciò che avverrà prossimamente.

Magari una versione ancora acerba di IA, da svecchiare (non a caso nel finale del nuovo film è già in arrivo Buddi 2, la versione aggiornata), ma comunque in anticipo sui nostri tempi. Ciò che Lars Klevberg ha portato su schermo potrebbe benissimo essere l'inizio di una nuova saga, non un rigurgito passeggero, del resto abbiamo soltanto scalfito la superficie di tutti i pericoli che la tecnologia può riservarci negli anni a venire. Siete avvisati, ma non provate a parlarne con il vostro assistente smart, potremmo stuzzicare la loro IA e scatenare una rivolta in anticipo sui tempi - e magari, per una volta, è meglio prendersela comoda.

Che voto dai a: La Bambola Assassina

Media Voto Utenti
Voti: 8
5.9
nd