La Bambola Assassina e le influenze di Chucky: non toccate quei pupazzi

Il 19 giugno 2019 torna al cinema, sotto forma di reboot, La Bambola Assassina, film che riprende un tema tanto caro al cinema dell'orrore.

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La storia dell'uomo è costellata di giocattoli, più e meno rudimentali. Questi hanno dato l'occasione a grandi e piccini di evadere dalla realtà ogni volta che se ne aveva voglia, di ornare stanze o rappresentare il mondo sotto un'ottica inedita, in modo artistico, fra tutti i giochi immaginabili però ce n'è uno che può essere considerato il più antico di tutti: la bambola. Gli storici hanno ritrovato esemplari di bambole già nelle tombe egizie risalenti al 2.000 a.C., per poi diffondersi gradualmente in tutto il pianeta, evolvendosi, smettendo talvolta persino di essere un gioco e diventando materia di collezionismo
Spesso si tratta di oggetti innocui, che ispirano allegria, altre invece sanno essere inquietanti e spaventosi, motivo per cui sia la letteratura che il cinema ne sono stati sempre affascinati. È infatti dal 1945 che il grande schermo utilizza le bambole per spaventarci, per rappresentare in qualche modo una nostra natura nascosta, doppia, con il leggendario Incubi Notturni (Dead of Night) interpretato dalla star inglese Michael Redgrave, il quale si ritrovava a combattere con un pupazzo da ventriloquo "vivo" e malevolo.

È però negli anni '70 e '80 che il mito della bambola "posseduta" al cinema diventa un fenomeno di massa, che sopravvive e suggestiona ancora oggi: il 19 giugno 2019 arriva nelle nostre sale La Bambola Assassina, reboot del classico omonimo (in inglese Child's Play) del 1988 che ha dato il via a una saga di successo.

Possessioni di un altro mondo

Lars Klevberg ha ripreso le atmosfere del primo lavoro firmato Tom Holland, che ha traviato diverse generazioni di spettatori con la sua bambola Chucky. Un giocattolo di grandi dimensioni dall'aria innocua e dai grandi occhioni azzurri, che nel corso del prologo veniva però "riempito" dall'anima di un efferato criminale, assetato di morte e vendetta.

Un concept che aggiornava il cinema horror con "bambole viventi" visto per l'appunto negli anni '40 ma anche '60, che ci hanno regalato opere come The Twilight Zone: Living Doll o The Twilight Zone: The Dummy, che riprendeva il mito oscuro del ventriloquio. Come detto però, è soprattutto negli anni '70 che le bambole prendono definitivamente possesso del grande schermo: ad aprire le danze (macabre, of course) è Trilogy of Terror del 1975, il quale spezzone Amelia vede al cuore delle vicende una donna che riceve in regalo una Zuni Fetish Doll, tradizionalmente una piccola bambola posseduta da un demone africano (una minaccia proveniente "da un altro mondo", dunque, da una cultura differente, che apre anche a interpretazioni di carattere socio-politico).
Nulla però sembra spaventare il pubblico come i pupazzi da ventriloquo, che tornano effettivamente al centro della scena con Magic, del 1978. Il protagonista del film è un giovane Anthony Hopkins che interpreta un ventriloquo per l'appunto, che avrà non poche grane con il suo pupazzo Fats.

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La vera epoca d'oro della bambola posseduta arriva però negli anni '80, il 1985 ad esempio è segnato dall'uscita di Attack of the Beast Creatures, con un gruppo di naufraghi che giunge su un'isola apparentemente deserta, dominata invece da bambole malvagie. Un'opera artigianale all'estremo, un autentico antipasto per ciò che Hollywood servirà qualche tempo più tardi: se nel 1982 Poltergeist aveva dato prova di come le bambole potessero essere spaventose se aggiornate ai canoni moderni, con un pupazzo-pagliaccio che dava il peggio di sé anche se per pochi minuti, è nel 1987, nel 1988 e nel 1989 che arrivano le portate principali. Escono infatti in sequenza Dolls diretto da Stuart Gordon, La Bambola Assassina del già citato Tom Holland, destinato a diventare un classico, e Puppet Master.
È proprio il film di Holland a rimanere maggiormente impresso nell'animo degli spettatori dell'epoca, al suo interno del resto c'era tutto ciò che si poteva desiderare: un'atmosfera natalizia, alquanto sacra nell'immaginario occidentale, un bambino innocente e una graziosa bambola parlante "a dimensioni naturali", che al tempo rappresentava la massima aspirazione di un infante (oggi le cose sono alquanto cambiate, sarà dunque interessante scoprire a cosa hanno pensato Klevberg & Co.). E ancora vi era un efferato criminale e un detective di polizia, antagonisti anche dopo il decesso di uno dei due.

Chucky è stato in grado di essere il perfetto "doppio" al cinema, dall'animo tanto tenero quanto violento e determinato, capace di rendere insonni le notti di milioni di appassionati (e non). Non a caso il film originale del 1988 ha poi dato vita a diversi seguiti, sempre sospesi fra l'orrore spinto e l'ironia tagliente: pensiamo a La Bambola Assassina 2, a La Bambola Assassina 3, al fuori di testa La sposa di Chucky, e ancora Il Figlio di Chucky, La Maledizione di Chucky e Il Culto di Chucky, con la bambola che negli anni è stata citata persino nel titolo per fidelizzare ancora di più il pubblico.

Oggi, nel 2019, si compie un salto nel passato e si torna alle origini del mito, con il reboot aggiornato proprio del primo Child's Play. Un lavoro che arriva dopo decine di altri lungometraggi a tema, anche molto recenti, che ha dunque l'arduo compito di aggiornare un modus operandi sfruttato in ogni salsa. Come dimenticare opere come Dolly Dearest, Pinocchio's Revenge, Tales From the Hood, ma soprattutto i film dell'orrore prodotti dopo il 2000: Doll Graveyard, per certi versi anche SAW - L'Enigmista, Finders Keepers e la più recente saga di Annabelle, inserita all'interno del Conjuring Universe e prossima a partorire il suo terzo capitolo.
Proprio a James Wan, padre spirituale e materiale del mondo Conjuring, si deve inoltre una delle più suggestive e forse sottovalutate pellicole a tema degli ultimi trent'anni, Dead Silence, capace di aggiornare (dopo SAW e prima di Insidious) in maniera autoriale proprio la figura del ventriloquo. Cosa c'è, del resto, di più spaventoso di una bambola?

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