L'incredibile Hulk, il caso Edward Norton e l'evoluzione della libertà creativa

Il mutamento dell'apporto creativo di autori e registi all'interno del sistema MCU: più certezze e libertà rispetto al passato.

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Negli anni, la policy interna dei Marvel Studios relativa alla creatività è migliorata molto, è un dato innegabile. Il mutamento si può dire cominciato con l'addio della controversa figura di Ike Perlmutter alla supervisione dei prodotti cinematografici della Casa delle Idee, fortemente richiesta diversi anni fa da Kevin Feige, che considerava lavorare con il CEO di Marvel Entertainment "un vero incubo".
Troppo controllo, troppe richieste prive di logica da eseguire a testa bassa e poca libertà espressiva, appunto creativa. Nei primi progetti dello studio, effettivamente, si avvertivano in parte delle necessità impellenti da rispettare, dettate dall'alto, soprattutto se guardiamo ad esempio a L'Incredibile Hulk di Louis Letterier, che proprio Edward Norton è tornato a criticare di recente, soffermandosi soprattutto sullo script.
Nei dieci anni che sono passati dall'inizio di questo grande Universo Narrativo, però, la guida illuminata di Feige ha dato modo a registi provenienti dalla scena indie - ma non solo - di dare libero sfogo al proprio stile e a diverse caratteristiche autoriali (vedi i film di James Gunn o Ryan Coogler), aprendo le porte a un'evoluzione artistica e creativa assolutamente necessaria. Ai tempi del film con Norton, però, i legacci erano ancora molto stretti.

Verde dalla rabbia

Non è certo una novità dire che L'Incredibile Hulk di Letterier non sia un cinecomic eccezionale, non ha brillato neppure nella nostra classifica dei film del MCU (ovviamente opinabile), ma anche in virtù delle nuove rivelazioni di Edward Norton si intuisce come il film sul Golia Verde del 2008 sia stata una completa occasione mancata.
L'attore, dopo aver evitato per anni di parlare dell'insuccesso del film, si è ora tolto qualche sassolino dalla scarpa, spiegando cosa sia andato veramente storto secondo lui. E indovinate un po'? Il tema della libertà creativa e delle richieste dall'alto è proprio al centro di questa storia.
Come molti di voi sapranno, dato anche il rischio dell'operazione, Edward Norton aveva accettato di girare L'Incredibile Hulk soltanto dopo un lungo incontro con il regista di Danny the Dog, al seguito del quale gli era stato concesso dalla Marvel anche un suo intervento alla sceneggiatura di Zak Penn. Le intenzioni dell'attore erano quelle di rendere più appetibile a livello drammatico e psicologico uno script altrimenti povero e scontato, un'idea piaciuta alla produzione che gli ha lasciato infatti campo libero, tanto che il suo nome è stato accreditato come co-sceneggiatore.
La sua revisione è dunque arrivata poco prima dell'inizio delle riprese, anche in fase di shooting sembrava filare tutto liscio, fino al passaggio in sala di montaggio e in post-produzione.
Qui Norton si è reso conto che moltissime delle scene da lui aggiunte o riscritte erano stato completamente rimosse, cosa che lo ha fatto diventare... verde dalla rabbia. A dieci anni di distanza dal film e dal suo addio al ruolo di Bruce Banner, sostituito dal comunque bravissimo Mark Ruffalo, l'attore si dice ancora molto risentito da questa storia di legacci creativi e poca fiducia, sia per le sue capacità di sceneggiatore che per quelle attoriali.
Edward Norton ci ha tenuto a specificare che "avrebbe preferito uno script migliore", riferendosi proprio a quello riscritto da lui in accordo con Penn, Letterier e i Marvel Studios stessi, che ricordiamo al tempo erano supervisionati da Perlmutter.
Nonostante il grande impegno di attore, sceneggiatore e regista, però, la produzione ha deciso di non procedere con le idee messe sul tavolo dal team creativo, sostanzialmente montando un film che rispondesse a determinate esigenze di botteghino credute "assolutamente necessarie", salvo fallire su tutta la linea.

E allora il caso Edward Norton ci dà la precisa misura dell'importanza del team creativo, della scelta del giusto nome al quale rimettere completamente le sorti di un progetto, com'è stato negli ultimi anni per lo Spider-Man: Homecoming di Jon Watts, i Guardiani della Galassia di James Gunn, il Doctor Strange di Scott Derrickson e il Black Panther di Ryan Coogler.
Feige non ha mai nascosto l'intenzione di puntare sulla "visione dei suoi registi" e sulla "bontà delle storie", il tutto rispettando le esigenze di continuity, ma nella più totale libertà. E checché se ne dica, sia nella forma che nel contenuto, ogni film tra quelli citati è ampia dimostrazione di questa semplice verità.

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