L'eccezione alla regola: lo strano caso di Arlo

Giocando con i numeri, diamo un'occhiata allo stato di salute del cinema d'animazione, dai suoi campioni per finire alle delusioni.

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Se dovessimo ragionare solo in termini di freddi numeri, di incassi, beh non c'è dubbio che nell'estate americana, ma anche a livello mondiale, il vincitore sarebbe uno solo: l'animazione. I fatti parlano chiaro, a partire da maggio 2016 due soli film, al box office Usa, hanno sfondato il tetto dei 100 milioni di dollari nel weekend d'apertura: Alla Ricerca di Dory e La Vita Segreta Degli Animali, rispettivamente con 135 milioni e 102.3M. E non c'è stato Ghostbusters, Indipendence Day, o Tarzan che tenga, né ci sarà con Star Trek o Bourne. Forse l'unico che gli analisti hanno individuato possa andar ad insidiare questi primati estivi è Suicide Squad, con proiezioni iniziali intorno ai 135M per il weekend d'apertura. Ma non limitiamoci ai soli Dory e Pets, il discorso è ben più ampio, e ci porta a chiedere, è sempre un investimento così sicuro per una casa di distribuzione un film d'animazione?

Animation Domination

Perché quest'estate non vive solo di Pixar ed Illumination Entertainment: si rischierebbe di tralasciare film nei mesi passati che, a loro modo, hanno comunque buoni margini di profitto, dimostrando l'insaziabile appetito di fronte ad un buon prodotto d'intrattenimento per famiglie. Andando a ritroso, possiamo affermare con tutta tranquillità che anche la divisione animata della Sony non ha di che lamentarsi dati gli incassi globali ottenuti dal suo Angry Birds - Il Film. Uscito nel maggio 2016, a fronte di un budget di 74 milioni di dollari, e soprattutto di critiche non troppo calorose, il film è riuscito ad incassare nel mondo 341M, quasi quintuplicando il suo investimento iniziale. Tenendo conto anche del fatto che in Giappone, terra dove i prodotti di animazione vanno forte, esce il 1 ottobre, il film di certo non ha lasciato a bocca asciutta i dirigenti della Sony, forti anche del fatto che Angry Birds attualmente risulta esser il secondo più proficuo adattamento da un videogioco, dietro solo ai 430M di Warcraft. Tralasciamo per il momento la Fox ed il suo L'era glaciale 5, perché il film sta cominciando ad uscire adesso sui mercati internazionali, però possiamo azzardarci ad affermare che avrà una run teatrale piuttosto florida, osservando i suoi incassi iniziali: 53.5M nella sua seconda sessione di mercato, con un totale aggiornato di 127M, e l'uscita americana a giorni; insomma non male per un film alla sua quinta iterazione, e che potrebbe cominciare a mostare i primi segni di stanchezza al botteghino. Passando al versante Dreamworks Animation, a gennaio 2016 è uscito il terzo capitolo di Kung Fu Panda, qui il discorso è più complicato. Partendo da un budget di 145M, il film ha incassato globalmente 519M, quindi più che triplicando il suo budget, però... Sebbene il film abbia di sicuro generato un profitto, c'è da considerare che, tra i tre, è il film che ha incassato di meno, ed l'incasso domestico, cioè quello USA, ha mostrato notevoli segni di deterioramento. Dal primo film è individuabile una traiettoria al ribasso partendo dai 215M del primo film, passando per i 177 del secondo, per finire ai 144 del terzo. A livello mondiale, invece, il secondo film è stato il più visto. A margine di ciò, però, bisogna anche vedere l'altra faccia della medaglia, ovvero che Kung Fu Panda è diventato il film d'animazione più visto di tutti i tempi sul mercato cinese, con 149.1M, e sappiamo bene che la Cina, in prospettiva, più diventare il mercato più importante dato il suo immenso bacino d'utenza e le prospettive di crescita in relazione al numero di sale, il cui numero continua a crescere. Ma il primato di Kung Fu Panda in Cina è durato poco, visto l'arrivo di quel fenomeno che è stato Zootropolis. Quindi, rimanendo sempre in casa Disney, saltiamo dalla Pixar alla sua divisione "classica", lasciamo parlare solo i numeri: 150M di budget, 1.022 miliardi d'incasso globale, al momento secondo film più visto del 2016, quarto film d'animazione per introiti nella storia del cinema, 24esimo incasso di tutti i tempi. C'è poco qui da commentare.

Si può parlare di primo flop per la Pixar?

Per cui andiamo ancora indietro nei tempi, e proviamo a speculare un po' su quell'anomalia che risponde al nome de "Il viaggio di Arlo". Perché parliamo di anomalia? Partiamo innanzitutto dai numeri: la questione budget è spinosa, non è mai stato ufficialmente riportato, fonti lo danno tra i 170-200M, con una forbice così ampia dovuta, con ogni probabilità, alle difficoltà produttive che vedremo a breve. L'incasso globale è di 331.9M, ed allo stato attuale rappresenta il film Pixar con l'incasso più basso, al diciassettesimo posto. Davvero troppo poco per un brand come quello Pixar, ma soprattutto una delusione cocente se diamo uno sguardo ad il film Pixar immediatamente precedente ad Arlo, e che risponde al nome di Inside Out. Non poteva di certo passare inosservato il salto da un incasso di 857.4M di quest'ultimo a quello di Arlo nell'arco di una manciata di mesi. Cos'è andato storto? La prima anomalia è costituita proprio dal fatto che, sino al 2015, la Pixar non aveva mai rilasciato due film nello stesso anno, a così breve distanza l'uno dall'altro. Di solito, il gap tra un film e l'altro è di un anno, quindi, molto banalmente, una delle ipotesi è che sia stata forzata un'offerta che corrispondeva ad una domanda del pubblico, che da poco aveva appagato la sua fame di Pixar, o non c'è stato tempo sufficiente a creare quell'attesa, quell'aura di evento che ogni uscita Pixar porta con sé. Di certo, tutto questo non basta a spiegare i bassi incassi, anzi la data d'uscita ravvicinata è solo la conseguenza di quei problemi produttivi che avevamo accennato. Il film è stato in sviluppo per sei anni, ed ha sofferto di avvicendamenti alla direzione del progetto, causati da scontri per divergenze creative. Il primo regista Bob Peterson fu rimosso dal progetto nell'estate del 2013, a poco meno di un anno dalla data di uscita originale, prevista per maggio 2014, e che ha portato poi allo slittamento dell'esordio nelle sale all'autunno del 2015. Diverse personalità della Pixar misero mani al progetto, in diversi momenti, tra cui John Lasseter e Lee Unkrich, e nel mentre ci fu anche un grosso ridimensionamento alla casa di produzione, in cui persero il posto numerosi lavoratori. Alla fine il progetto fu affidato a Peter Sohn, che ne riscrisse molte parti, andando anche a modificare il protagonista, a cui fu abbassata sensibilmente l'età, e rielaborando anche la figura del villain, indicando il concetto di natura stessa come principale antagonista del film. C'è anche anche un'altra conseguenza allo slittamento della data iniziale, e cioè che Il Viaggio di Arlo va a finire ben dopo l'uscita di Jurassic Word, e quindi si può ipotizzare che oltre ad una saturazione da film Pixar troppo ravvicinati tra di loro, ci sia stata una "saturazione da dinosauri", o meglio quell'effetto novità ed originalità che accompagna tutti i film della Pixar sia stato un po' smorzato da quel fenomeno al botteghino che è stato Jurassic World. In più se aggiungiamo che l'accoglienza della critica è stata ben più fredda rispetto ad Inside Out, possiamo trovare ben più di una ragione all'anomalia da botteghino che è stata Il Viaggio di Arlo.
Ora, tornando alla nostra estate, non ci resta che vedere come si comporterà L'era glaciale 5, e se qualcuno tra Star Trek Beyond, Bourne e Suicide Squad riuscirà a scalfire il dominio dei prodotti di animazione nelle sale di tutto il mondo.

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