King Kong, la storia del Re dei Primati al cinema

Addentriamoci insieme nell'evoluzione cinematografica della mitica creatura nata dalla mente di Merian C. Cooper ed Edgar Wallace.

King Kong, la storia del Re dei Primati al cinema
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Con 9 film prodotti nel corso di quasi 90 anni, passando per 5 case di sviluppo differenti (RKO, Toho, Paramount, Universal e Legendary Pictures), il mitico e intramontabile King Kong è uno dei mostri più famosi e prolifici della stoia del cinema mondiale, la prima creatura gigante a essere ideata per la settima arte. L'idea di questo Re dei Primati venne al regista e sceneggiatore Merian C. Cooper, quando incontrò l'esploratore W. Douglas Burden appena rientrato da un viaggio in Estremo Oriente con un magnifico esemplare di rettile, il più grande mai scoperto fino a quel momento (nient'altro che il Drago di Komodo). Fu immediatamente affascinato dalle potenzialità di un film dedicato a una spedizione in un luogo remoto e non mappato, alla ricerca di un raro ed enorme esemplare animale.

Convocò così il brillante produttore David O. Selznick della RKO per convincerlo a farsi finanziare un progetto di questo tipo, mostrandogli come base per il concept Creation del 1931 (titolo incompiuto) e The Lost World del 1925, entrambi dedicati alla preistoria e ai dinosauri, a un mondo antico e atavico, predatorio e di grande impatto cinematografico, e tutti e due girati con la tecnica del Passo Uno. Dopo una breve presentazione di una sequenza del futuro film inizialmente noto come The Eight Wonder ("L'Ottava Meraviglia"), Selznick e tutti gli azionisti di RKO insieme decisero di procedere con il progetto, mettendo King Kong in lavorazione.

Da belva ad anti-eroe

Vent'anni prima che Ishiro Honda ideasse il suo Godzilla, dando inizio all'Era Showa dei Kaiju giapponesi, l'America aveva già trovato una delle sue più grandi icone cinematografiche di genere. Nel primo film dedicato a Kong del 1933 il personaggio venne creato seguendo sempre la tecnica del Passo Uno, nient'altro che la stop-motion, cioè la ripresa di un fotogramma al secondo. Per dare vita al gigantesco primate, Cooper e gli animatori optarono per 4 pupazzi articolati di circa 45cm e con uno scheletro d'acciaio ricoperto di lattice, gommapiuma e pelliccia di coniglio. Ognuno di essi venne utilizzato per tre diversi momenti della pellicola: due per la giungla, uno per la città e l'ultimo per la sequenza finale sull'Empire State Building.
Non era il primo tentativo di ammodernare (per l'epoca) il Passo Uno, ma il primo film di Kong soffriva comunque di molti difetti in senso tecnico: i musi dei pupazzi differivano nei dettagli e soprattutto c'erano discrepanze on screen nella grandezza del mostro, a volte alto sei metri e altre otto a seconda della necessità cinematografica. Ad ogni modo fu la prima volta che il Passo Uno venne miscelato con altre tecniche come la retroproiezione, probabilmente l'elemento più innovativo dell'intero progetto perché in grado di posizionare attori reali in sequenze mai viste prime di quel momento.

Nel primo film, Kong veniva presentato come un vero e proprio primate, con un comportamento più mostruoso che umano, ma col passare degli anni e il succedersi dei sequel o dei remake, la furia del personaggio venne gradualmente ammorbidita, con l'animale reso più umano e in grado di provare empatia, tanto da essere trasformato nella sua lunga storia sul grande schermo in un vero anti-eroe, inizialmente fuori da ogni canone conosciuto.

Uscito nell'aprile del 1933, King Kong riscosse un successo incredibile, considerato una pietra miliare dell'innovazione cinematografica. L'accoglienza fu talmente calda e l'affetto del pubblico talmente evidente che appena 8 mesi dopo uscì nelle sale il sequel, Il figlio di Kong, questo volta diretto da Ernest B. Shoedsack. La RKO voleva cavalcare l'onda corta del consenso dell'audience, e per di più aveva pupazzi e ambienti già pronti all'uso, con un dispendio di fondi ridotto e ragionato.

Per trent'anni, poi, di Kong non se ne seppe più nulla, questo almeno fin quando Honda non decise di rebootarlo come kaiju nel 1962 ne Il trionfo di Kong, in realtà titolato in originale Kingu Kongu tai Gojira, letteralmente King Kong contro Godzilla.

Il regista mise faccia a faccia due icone cinematografiche diametralmente opposte per territorialità, una occidentale e una giapponese, creando uno spettacolo davvero unico per quel momento storico, in primis perché legato a un franchise decennale come quello di Godzilla, e in secondo luogo perché in grado di rilanciare al cinema un personaggio creduto ormai creativamente defunto da tempo. Nel 1967 uscì sempre diretto da Honda King Kong - Il gigante della foresta, e questa fu l'ultima apparizione di Kong sotto l'egida della Toho.
Il Re dei Primati ricomparve circa dieci anni dopo in America, nell'omonimo remake diretto da John Guillermin che spostava il periodo d'ambientazione dagli anni '30 ai '70. Viene modificato anche il senso della spedizione, legata alla volontà di una grande compagnia petrolifera di scovare l'Isola del Teschio per sfruttare i suoi grandi giacimenti di petrolio.

È qui che Kong subisce la prima trasformazione da belva mostruosa ad anti-eroe, e questo grazie al personaggio di Ann Darrow, in grado di placare la solitudine dell'animale - che si affeziona infatti alla donna. Non cambia molto il susseguirsi degli eventi tra il film di Cooper e questo di Guillermin, quanto il senso del rapporto tra Kong e la Darrow, che è molto più amichevole ed empatico, oseremmo dire sano.

Venne prodotto anche un sequel nel 1986, King Kong 2 sempre diretto da Guillermin, ma divenne uno dei più grandi flop economici dell'epoca. In questi due film, comunque, l'autore e la produzione optarono per seguire le idee di Honda, scegliendo di far impersonare Kong da un attore in costume, per la precisione da Rick Baker; e questo nonostante venne creato un animatronic alto 12 metri però complicato da usare in Passo Uno (o Due) in ogni scena con il mostro su schermo.

In conclusione, prima del suo terzo rilancio occidentale nel MonsterVerse, adesso protagonista del Godzilla vs Kong di Adam Wingard, il Re dei Primati fu opzionato da Peter Jackson per un imponente remake nel 2005, girato con le stesse tecniche innovative sfruttate per Il Signore degli Anelli, con il Kong più grande di sempre e con un occhio a ogni film del passato dedicato al personaggio.

Anzi, Jackson guardò persino più indietro, fino a quel The Lost World del ‘25 che fu per Cooper una delle chiavi di presentazione del progetto. Fortunatamente, la mastodontica visione di Jackson della durata di 3 ore, vera epopea sull'Isola del Teschio e ritorno, tra dinosauri ancora in vita e insetti giganti ripugnanti, venne accolta calorosamente dalla critica e vinse anche tre Premi Oscar tecnici, finendo nel 2008 tra i 500 migliori film della storia del cinema nella lista di Empire Magazine. E attualmente insieme a Kong: Skul Island, seppure per meriti diversi, proprio il King Kong di Jackson è forse la migliore opera mai creata sul personaggio.

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