Keanu Reeves, da Neo a John Wick: ritratto di un uomo d'azione

Keanu Reeves: percorso, simbologia e ritratto di un attore unico, in grado di spaziare da un genere all'altro senza perdere la propria identità.

Keanu Reeves, da Neo a John Wick: ritratto di un uomo d'azione
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È bastato mostrare alcune scene, farci assaporare un po' della vecchia atmosfera che rese la trilogia originale di Matrix un'opera di culto, per far esplodere l'entusiasmo e l'eccitazione dei fan su che cosa bisognerà aspettarsi da questo Matrix Resurrections, nell'universo cinematografico cyberpunk per eccellenza. Tuttavia una cosa è certa: ancora una volta il grande protagonista, il volto principe di un viaggio che si prospetta unico, è lui, Keanu Reeves, semplicemente iconico.

A 57 anni, Keanu Reeves si ritrova nella strana posizione di essere uno dei volti più importanti del cinema action, a dispetto di effetti speciali, nuovi nomi, del mutare del linguaggio. Ma qual è il segreto del suo successo? La risposta non può che tener conto dell'unicità di questo interprete, così come dei personaggi a cui ha dato vita.

Keanu Reeves: un attore a lungo incompreso

Keanu Reeves fu contattato dalle sorelle Wachowski come seconda scelta, per Neo. Prima di lui si era pensato a uno che in quel decennio andava veramente forte, soprattutto tra il pubblico giovanile: Will Smith.

Eppure proprio Smith fu il primo a gettare la spugna, a riconoscere che forse non era l'interprete e il volto adatto, non quanto Reeves, che del resto al cinema cyberpunk si era già legato anni prima, con un cult assoluto da rivalutare come Johnny Mnemonic. Reeves era fresco del successo ottenuto con L'Avvocato del Diavolo, eppure continuava a essere considerato un attore alquanto scadente, un mediocre interprete che doveva tutto all'avvenenza, a quei lineamenti così esotici e alla fortuna di essere stato sempre appaiato a colleghi ben superiori, che ne supportavano un talento controverso. Point Break, Speed, Piccolo Buddha, Reazione a Catena: avevano tutti avuto fortuna, in un paio di casi erano diventate delle vere e proprie pellicole di culto, eppure persisteva l'idea che questo ragazzo, lontano per atteggiamenti e natura dal divismo di quel decennio, non avesse poi molto da dire. Interpretare Neo gli donò sicuramente enorme popolarità, lo posizionò all'interno di un universo diegetico che sembrava semplicemente fatto apposta per lui, per questo giovane dagli occhi scuri, dal viso tenebroso e malinconico.

Per quanto incredibilmente positivo, la figura di Neo a conti fatti è stato forse anche un limite per Reeves, lo ha costretto all'interno di un guscio che solo recentemente è riuscito a infrangere, grazie a un altro personaggio oscuro e solitario: John Wick. A pensarci bene, questi due eroi cinematografici in fin dei conti si sono sempre dimostrati speculari non solo alle sue qualità di attore, ma anche al suo vissuto, ciò che egli ci ha sempre comunicato come persona: la solitudine dell'uomo moderno, il percorso di un'anima diversa dalle altre.

I segreti dietro un successo unico

Il segreto del successo di Reeves è da ricercare non tanto in un talento recitativo incompreso e nascosto (per quanto sia stato a lungo sottovalutato), ma in due qualità per le quali è sempre stato molto apprezzato: la presenza scenica e un'etica del lavoro impressionante.

Reeves è in grado con un solo sguardo o un solo movimento di dominare completamente una scena, il suo viso è tra i più espressivi e originali che si siano mai visti sul grande schermo. Ma, soprattutto, in ogni film che ha interpretato, ove necessario Reeves si è sempre cimentato in allenamenti possenti e ossessivi. Il suo atteggiamento verso il singolo ruolo da interpretare da questo punto di vista non è in fin dei conti poi tanto dissimile da quello di un grandissimo come Daniel Day-Lewis. Entrambi infatti, per i vari personaggi, si sono sempre avvalsi di preparatori e consulenti, che permettessero di capire meglio il ruolo, allenandosi per interpretare chiunque gli fosse richiesto.
Per Reeves, sia in Matrix che poi nella saga di John Wick, questo ha voluto dire soprattutto padroneggiare le arti marziali per dare vita all'iconico scontro con Morpheus in Matrix, quali Kung-Fu, Jiu-Jitsu, Judo, Krav Maga e Sambo.

Col tempo è diventato anche particolarmente esperto con le armi da fuoco, a cui ha saputo donare una dimensione scenografica e visuale assolutamente inedita, per quello che riguarda il loro utilizzo all'interno di un iter narrativo. Su YouTube sono popolarissimi i video in cui lo si vede intento nei vari addestramenti e prove al poligono con fucili, pistole e armi a canna liscia, dimostrando una padronanza, una freddezza e un umiltà allo stesso tempo che lo pongono in perfetta antitesi a divi e attori che sempre più spesso si sono a avvalsi di stuntman e CGI.

Reeves da un certo punto di vista rappresenta qualcosa di antico e assieme moderno, sposa la dimensione dell'ammazzasette, dello Straniero Senza Nome, così come quella del giustiziere, del duro dell'ambiente urbano.

La resurrezione del killer solitario

Subito dopo la saga di Matrix, Keanu Reeves si confrontò con film molto diversi tra di loro, cercano di spaziare tra più generi. Eppure alla fin fine, uno dei personaggi più riusciti fu un altro lupo solitario, all'interno di un mondo dalla doppia faccia, in cui luce e tenebra convivevano: John Constatine. Ancora oggi in tanti si rammaricano di non aver mai avuto il seguito del celebre eroe creato dalla DC Comics, a cui Reeves donò disperazione, determinazione e un idealismo malcelato.

Fino a quando non si è confrontato con John Wick, la sua carriera per certi versi è parsa andare avanti con passo incerto, soprattutto a causa di flop al botteghino come 47 Ronin (sguainate la katana in direzione della nostra recensione di 47 Ronin, per approfondire) o di film non accolti con particolare entusiasmo dalla critica quali La Notte non Aspetta o Ultimatum alla Terra.

A 50 anni, Reeves pareva destinato a una carriera limitata da film di genere o da ruoli sempre più defilati. Invece è arrivato Chad Stahelski, che gli ha donato una seconda giovinezza, lo ha reso erede di quella tradizione dei duri cinematografici, che negli anni '70 aveva visto tra le fila uomini come Charles Bronson o Steve McQueen. Con John Wick si è immerso in un mondo fatto di azione indiavolata, di scontri corpo a corpo come non si erano mai visti nel cinema occidentale. Anche per questo, la saga è da vedere come una sorta di tramite con il nuovo corso degli action creati in Indonesia e Thailandia. Se in Matrix il suo personaggio lottava contro un sistema, in un percorso di elevazione della pura materialità che lo rendeva a conti fatti quasi un superuomo, in John Wick abbiamo riabbracciato la concezione del vendicatore, così come era stato immaginato da Michael Winner, Peter Yates o Don Siegel.

Film come Bullit, Professione Assassino o nella saga di Callaghan, in fondo avevano proposto ciò che è anche John Wick: il killer solitario, che ha nelle armi un prolungamento del suo corpo e un codice personale, un'etica che non lo salva dal precipitare nelle tenebre. E infatti vi parlavamo proprio qui delle 10 armi più iconiche di John Wick.

Un ponte tra due idee di cinema

Se e quanto questo quarto capitolo della saga di Matrix avrà successo o meno non è ancora dato sapere, ma permangono naturalmente scetticismi e dubbi circa la possibilità di creare qualcosa di paragonabile a ciò che segnò il passaggio tra due secoli 20 anni fa.

Tuttavia se mai vi sarà un pubblico significativo al botteghino, a dispetto della pandemia, ciò sarà dovuto sicuramente a lui, all'antidivo per eccellenza, a un attore che sa sempre essere convincente e umano nelle sue interpretazioni. A ben pensarci, tra i vari protagonisti del filone action degli anni '90 (benché naturalmente egli non si sia mai limitato a tale genere) Keanu Reeves è riuscito a diventare un simbolo anche per le nuove generazioni, come testimoniato dalla sua partecipazione anche all'universo videoludico di Cyberpunk 2077 (al seguente link la nostra recensione di Cyberpunk 77). In fin dei conti proprio grazie alla saga di John Wick Keanu Reeves ha saputo porsi come erede del recentemente scomparso Sonny Chiba. Più defilato il suo eventuale legame con un idolo come Bruce Lee, per quanto - a livello di innovazione scenografica e di iconicità dell'azione cinematografica connessa al personaggio - sia Neo che John Wick abbiano cambiato tutto.

Il paradosso è che, se nel primo caso gran parte del merito andava a una nuova dimensione degli effetti visivi speciali, nel secondo, vent'anni dopo, il suo cinema si è fatto più fisico, insegue realismo e una componente di verosimiglianza, anche se in antitesi a quello che blockbuster e cinecomic ci mettono di fronte agli occhi. Forse è sempre stato questo il segreto del suo successo: muoversi in antitesi rispetto ai tempi.

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