Justice League: tre scene chiave per capire lo stile di Zack Snyder

Il modo che Zack Snyder ha di guardare ai supereroi e alla loro mitologia è molto particolare e Justice League ne rappresenta l'apoteosi.

Justice League: tre scene chiave per capire lo stile di Zack Snyder
Articolo a cura di

Quello che contraddistingue Zack Snyder dalla maggior parte dei registi che si muovono nell'ambito del blockbuster hollywoodiano, in particolar modo nel superhero movie, è la capacità di pensare esclusivamente per immagini: più che seguiti o visti i film di Snyder vogliono essere soprattutto guardati, il suo tratto immediatamente riconoscibile emana un'essenza fumettosa che non appartiene a nessun altro e ne fa un vanto.
Nel bene e nel male, questa sorta di iperrealismo inquadrato con l'occhio della sospensione dell'incredulità rappresenta una chiave visiva potenzialmente respingente ma anche unica, che conferisce alle sue opere un fascino tremendamente atemporale: 300, l'adattamento di Watchmen, Man of Steel, lo stesso Batman v Superman, sono film che sembrano non invecchiare perché non hanno termini di paragone all'infuori del cinema snyderiano e lo stesso si può dire di Justice League, che di quel cinema è l'apoteosi.
Ormai definizione stessa di film atemporale, uscito quasi quattro anni fa, morto e rinato con un costume nuovo di zecca come il Clark Kent di Henry Cavill, nei suoi 240 minuti Justice League racchiude tutti i punti cardine del cinema secondo Zack Snyder e soprattutto del modo che l'autore ha di concepire i supereroi: vediamo quali sono attraverso tre scene fondamentali.

Steppenwolf distrugge le Amazzoni

Il miglior tipo di azione possibile è quella che si riversa nella narrazione senza mai lasciarle prendere il sopravvento ma guidandola, che continua a muoversi raccontando una storia attraverso la forza cinetica delle immagini.
Mad Max: Fury Road di George Miller è l'esaltazione definitiva di questo concetto, Zack Snyder ce ne offre un ripasso sull'isola di Themyscira.
L'idea è semplicissima - perché nel cinema di Snyder l'intreccio e il racconto subiscono sempre e comunque l'egemonia della forma - e vede Steppenwolf e un plotone di Amazzoni, guidate dalla regina Ippolita di Connie Nielsen, contendersi una delle tre Scatole Madri.
La scena di inseguimento che questa premessa scatena è una delle più riuscite della carriera del regista, già se ne intravedeva il potenziale nella versione tagliata uscita nel 2017 ma nella Snyder Cut del 2021 ha un'energia, un ritmo, una capacità di girare intorno alla sua risoluzione senza mai tuffarcisi a capofitto ma continuando a ritardarla fino al massimo del godimento da suspense che ha pochi eguali.

Ovviamente è lunghissima ed esasperata come tutte le altre sequenze del film, ma è anche una di quelle che più si esaltano all'interno nel nuovo formato in 4:3, che contribuisce ad abbacinare lo sguardo usato per ammirare la magnificenza dei corpi deistici che Snyder mette in movimento, aggiungendo maggiori porzioni di cielo e di terra sopra e sotto le loro figure. Inizia nelle strettoie del cubicolo in cui le Amazzoni custodiscono la Scatola Madre, uno spazio illuminato come un Caravaggio nel quale Snyder fa ammassare i corpi delle guerriere (una variazione in chiave femminile sugli standard fisici di 300) contro la figura enorme e astratta di Steppenwolf come ne La zattera della Medusa di Théodore Géricault, si affaccia su una scogliera che viene giù e poi si dipana per gli sconfinati spazi di Themyschira.

Il ritorno di Superman

"Nessuno resta buono in questo mondo" era una delle frasi super-deprimenti e spiazzanti che Snyder faceva recitare al suo Clark Kent in Batman v Superman: Dawn of Justice.
Quel super-essere con una S, simbolo kryptoniano di "speranza", stampata sul petto, sembrava arrendersi di fronte alla malvagità degli esseri umani, ai quali si era manifestato non esattamente a caso all'età di 33 anni e che, per volere del Padre Jor-El che lo aveva inviato sulla Terra, potevano essere salvati solo col suo sacrificio.

Il simbolismo cristologico cui viene associato Superman nello Snyder-Verse tutto è fuorché sottile, e addirittura in Justice League prosegue con una vera e propria resurrezione.
L'avevamo vista già nell'edizione 2017, accadeva più rapidamente di uno scatto di Flash e arrivava allo spettatore frastagliata come il volto di Henry Cavill deturpato dalla CGI per nascondere i baffi di Mission: Impossible - Fallout, mentre nella Snyder Cut si prende una buona porzione del film e va perfino a rileggere alcuni momenti chiave di Man of Steel.
Snyder lavora principalmente con le immagini del resto, i suoi film danno sempre l'impressione di essere studiati inquadratura per inquadratura e allora citare se stesso diventa un gioco di rime interne, e il volo a braccia larghe come una crocifissione di Superman appare come un chiaro richiamo all'addio a suo padre Jor-El: una di spalle e una frontale, una a colori e una "in nero".

Sempre a proposito di immagini e simbolismi: il nero che veste Superman non è tanto quello del lutto quanto quello dell'oscurità, e introduce tutto quel mondo buio che questa resurrezione è destinata a portare. Come sentenziava Lex Luthor nel film precedente, Dio non può essere solo bontà se è onnipotente, e nella sua versione del ritorno di Superman, Snyder - usando Cyborg per innescare una serie di inquietanti e spietati flashforward sul celeberrimo futuro Knightmare - gioca d'anticipo con le emozioni degli spettatori aggiungendo al mix anche tantissime ombre.

La decisione presa dalla Justice League di deporre Superman dal suo Santo Sepolcro per farlo risorgere causerà la fine della Justice League stessa, l'arrivo di Darkseid sulla Terra, la morte di Wonder Woman e Aquaman per mano dell'alieno conquistatore e il passaggio al Lato Oscuro dello stesso Uomo d'Acciaio.
Snyder ce lo mostra prima come un Dio in ginocchio di fronte al Diavolo (con il cadavere vaporizzato di Lois Lane tra le braccia, una macabra rivisitazione della Pietà) poi come un despota sterminatore innalzato sulle macerie del quartier generale della Lega.
Restando fedelissimo al suo modo assolutamente unico di concepire i supereroi, in parti uguali di riverenza e paura, il regista fa sentire tutto il peso del ritorno di un essere così potente e cosa esso possa implicare per il destino della Terra.
Superman come ultima speranza e definitiva dannazione, e la scena della sua resurrezione riesce a spiegare questo concetto non aggrappandosi alle parole, ma affidandosi alle immagini.

Il sogno di Bruce Wayne

Se da una parte il Marvel Cinematic Universe ci ha raccontato la gioia provata dagli esseri umani nel diventare super, la DC Films per Zack Snyder deve (o doveva) fare l'esatto opposto: rappresentare le sfide che degli esseri superiori devono superare per imparare a essere umani.
Non è un caso che il membro della Justice League al quale Snyder sembra maggiormente legato sia Bruce Wayne: il Batman di Ben Affleck rappresenta il punto di vista dell'uomo che guarda gli Dei intorno a sé, un po' li teme e un po' vorrebbe essere come loro, e nella sua missione per riunirli non è difficile vedere Snyder stesso, proprio come Bruce all'inseguimento (letterale) della sua visione.

E più ci si addentra nella lunghissima narrazione del film più diventa chiaro che Justice League è il film di Bruce Wayne. Se Superman è da temere, per Snyder, in un modo o nell'altro Batman rappresenta il massimo cui l'uomo può aspirare, tutt'altro che perfetto ma disposto al cambiamento, al punto da arrivare a insegnare agli Dei le qualità dei mortali.
Del resto i piani per Justice League 2 e Justice League 3 confermano quanto lo Snyder-Verse sarebbe finito col diventare sempre di più il Batman-Verse. Il primo episodio della (non) saga si chiude con due versioni opposte e idiosincratiche del personaggio: da una parte quella piena di speranza con Martian Manhunter nel presente, dall'altra quella "da incubo" contro Superman nel futuro.
Questa ambivalenza sembra voler sottolineare ancora una volta i sentimenti contrastanti che il regista prova per questi personaggi, ammirazione e sudditanza, sgomento e terrore.

Allo stesso tempo le scene, unite in un'unica sequenza, offrono uno sguardo particolarmente approfondito, introspettivo e anche toccante su Bruce Wayne. Mettendolo di fronte alle sue più grandi paure, Joker e Superman, e al suo più grande amore, i suoi genitori, Snyder sembra voler immortalare i temi su cui è costruito il mito del suo Batman creando un filo diretto tra il futuro e il presente.
Martha e Thomas Wayne non a caso vengono nominati sia da Jared Leto che da Harry Lennix (Martian Manhunter), come a ribadire la forza trascendente della promessa di Bruce Wayne.
Se è vero, come molti in rete già sostengono, che l'incontro tra Batman e Joker in Justice League è il momento più alto mai filmato tra i due personaggi, allora si deve anche spezzare una lancia in favore del sorriso dolce e tragico con cui Ben Affleck accoglie le parole del metaumano, quando questi gli assicura che i suoi genitori sarebbero stati fieri di lui.
Perché Zack Snyder si divertirà anche a stravolgerli, questi suoi supereroi, ma li conosce come fossero suoi figli. E in un film così aggrappato alla retorica dei padri, è una verità che emerge con prepotente chiarezza.

Che voto dai a: Justice League

Media Voto Utenti
Voti: 257
6.9
nd