Justice League e Joss Whedon: come riconoscere il tocco del regista?

Quanto Joss Whedon c'è in Justice League? Dove inizia e soprattutto finisce il suo talento rispetto a Zack Snyder e Chris Terrio? Proviamo a rispondere.

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Come ben sappiamo il mondo "di carta" della Marvel è popolato da supereroi con diversi caratteri, poteri e anime, ed è abbastanza comune che questi si ritrovino a fare squadra nel momento di massimo bisogno, quando la minaccia si fa troppo grande per loro e i pianeti che proteggono. Un'idea che la casa di Stan Lee e soci ha portato anche al cinema, da quando nel 2012 è stata affidata la direzione di The Avengers a Joss Whedon, maestro dell'intrattenimento dinamico e "caciarone". Oggi, nel 2017, anche la DC Comics e la Warner Bros. hanno deciso di compiere il grande passo, portando in sala una loro squadra di supereroi con Justice League. Il film, uscito appena lo scorso 16 novembre, ha riunito sotto "lo stesso tetto" Batman, Superman, Wonder Woman, Flash, Cyborg e Aquaman, anche se - ormai è storia nota - si è trattato di un progetto alquanto travagliato. Dapprima l'idea di fare due parti, in seguito naufragata, poi i problemi familiari di Zack Snyder, il regista designato a firmare il titolo, tanto che la Warner Bros. si è vista "costretta" a far completare i lavori proprio a Joss Whedon, forse l'unica persona con la giusta esperienza per una sfida simile. Ma Whedon, materialmente, cos'ha portato al progetto?

Ironia alla velocità della luce

Partiamo dal presupposto che Batman v Superman ha diviso in maniera inequivocabile i fan: i toni oscuri e cupi, le sfumature da film di guerra e le sotto trame politiche hanno stancato moltissimi appassionati, che speravano invece in un prodotto più leggero. Dopo questa esperienza, e le montagne di critiche, non a caso abbiamo visto prodotti dai toni del tutto differenti come Suicide Squad e (in maniera meno marcata) Wonder Woman. La Warner Bros. però con Justice League voleva andare ancora oltre, sfruttando appieno i nuovi personaggi della squadra, motivo per cui l'idea Whedon è rimasta in cantiere per molto tempo. Secondo il produttore Chuck Roven, le scene girate/scritte da Whedon equivalgono a circa il 15-20% del totale, alcune delle quali hanno sicuramente interessato Flash.
L'eroe in grado di correre più veloce della luce, o meglio di vivere il tempo in maniera estremamente dilatata, è apparso sin da subito come il character più ironico del gruppo, probabilmente proprio grazie alla penna di Josh Whedon. Barry Allen è un ragazzino iper nerd che sta scoprendo il mondo, si entusiasma per tutto, motivo per cui finisce per fare quasi sempre la figura dello "scemo del villaggio" al cospetto dei suoi colleghi più maturi. Ricordate la scena dello shawarma in Avengers? Il Flash di Justice League dà proprio l'impressione di proseguire quel filone estremamente ironico, senza scadere nell'imbarazzo.

Il mito di Frankenstein

Il buon Joss potrebbe aver messo il suo zampino anche nella scrittura e nello sviluppo di Steppenwolf, l'alieno dagli ormoni impazziti che mira a conquistare il potere delle scatole madri riunite, un personaggio poco incisivo che si dimentica facilmente lontano dal grande schermo. Esattamente come nel caso di Flash, anche questa volta si tratta di supposizioni: poiché neppure i film degli Avengers possono vantare cattivi poi troppo memorabili, il web ha associato il carattere di Steppenwolf allo stile di Whedon, ma è difficile dimostrare dove finisca la sua stesura e dove inizi quella di Chris Terrio, lo sceneggiatore principale del film. Probabilmente non sapremo mai le colpe e i meriti dell'uno o dell'altro, quel che è certo è che il regista di The Avengers ha avuto un ruolo produttivo e artistico marginale. Un'ombra, sia di Zack Snyder che di Terrio, non a caso nei crediti finali figura soltanto come co-sceneggiatore, nulla di più, nulla di meno.
A livello logistico, sappiamo che Whedon ha diretto le scene aggiuntive di Henry Cavill, proprio le sequenze che resteranno alla storia per il baffo cancellato in post-produzione, ma questo non basta a creare un capro espiatorio. Justice League è, e resterà, una sorta di Frankenstein del nostro tempo, un progetto che mette insieme più supereroi, più artisti diversi, più idee, problemi e imprevisti, e da simili premesse è impossibile ottenere la perfezione. Il mostro di Mary Shelley vive, cammina, parla, ha persino una sua sensibilità, ma non è certo un adone, incute spavento e terrore e fa una fatica immane a fare breccia nel cuore della gente. Una storia che oggi, paragonata a Justice League, sembra quasi profetica.

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