Jurassic World: Dominion, una concreta possibilità per sorprendere

Parliamo del prossimo e attesissimo capitolo del franchise di Jurassic World, soffermandoci sui motivi che lo rendono un'occasione da non mancare.

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Nato dalla fervida creatività di Michael Chrichton e trasposto poi al cinema da Steven Spielberg, Jurassic Park è presto divenuto uno dei franchise più amati e remunerativi del mondo. Basti pensare che, uscito nel 1993, il primo e storico capitolo della saga è ancora oggi protagonista della Top 50 dei maggiori incassi della storia del cinema, uno dei soli quattro titoli degli anni '90 ancora in classifica, al 40° posto. Una serie cinematografica che va avanti da quasi 30 anni, che con il progetto sequel-reboot di Jurassic World ha persino sfondato la soglia dei due miliardi di dollari con i due film attualmente all'attivo.

Un elemento, in tutto questo tempo e dopo tutto questo successo, non è però mai stato cambiato nel corso dell'evoluzione della storia del franchise, forse per abitudine, per semplicità, coerenza o paura. Ci riferiamo ovviamente all'ambientazione, che in tutti e cinque i lungometraggi è sempre stata un'Isola, o Nublar o Sorna. C'è un senso, dietro a questa scelta, riflettendo sull'idea iniziale del romanzo e sulla successiva evoluzione, eppure non è bastato a rinvigorire un progetto di lunga durata che a più di un appassionato è cominciato ad apparire pretenziosamente ripetitivo. Ci ha pensato allora il Jurassic World: Il Regno Distrutto di Juan Antonio Bayona a gettare le basi della trasformazione concettuale della saga, distruggendo letteralmente la gloriosa culla artificiale dei nuovi dinosauri e guardando finalmente al futuro più auspicabile all'interno dell'economia narrativa della saga: la convivenza forzata con l'uomo.

Il destino del mondo

Procedendo lungo questa riflessione, l'attesissimo Jurassic World: Dominion di Colin Trevorrow diventa estremamente importante. Ragionandoci, lo è già per due motivi: è la fine del secondo corso cinematografico del franchise e segna anche il ritorno dei vecchi protagonisti di Jurassic Park, gli Alan Grant, Ellie Sutter e Ian Malcolm di Sam Neill, Laura Dern e Jeff Goldblum. Si tratta però della conclusione di un arco narrativo e non della fine di tutto, perché è già stato spiegato come la saga continuerà lungo diversi binari narrativi, cambiando nel profondo.
L'estrema rilevanza di Dominion è allora da rintracciare in questo: nel suo essere un significativo ed essenziale game changer per un franchise concettualmente eterizzato nel tempo. Liberare senza controllo i dinosauri nel mondo, lasciandoli girovagare per i continenti e permettendogli di interagire - più o meno violentemente e consapevolmente - con la civiltà umana, magari persino di proliferare (è da vedere: dovrebbero essere sterili ma tutto può essere), è la seconda e concreta scossa concezionale della serie dopo l'idea di aprire effettivamente il parco al pubblico. Arriva dopo la cancellazione del loro "vecchio" habitat ed è la sola e reale conseguenza possibile agli eventi de Il Regno Distrutto; l'unico modo per continuare una storia altrimenti impossibile da proseguire. Si tratta del vecchio "go big or go extinct", maturare, crescere ed evolvere per non essere spazzati via dal cambiamento e da un ristagno artistico deleterio, potremmo dire venefico.

Non è ancora chiaro quale sarà l'effettivo teatro di scontro e incontro tra umani e dinosauri, se la sola America del Nord, dalla costa est a quella ovest, o anche il Sud America e l'Europa. È però chiaro che i binari narrativi e d'azione si muoveranno in spazi significativamente più aperti e diversi da quelli visti finora, anche rispetto al terzo atto di Jurassic Park: Il mondo perduto. Gli habitat saranno molteplici e differenti? Probabile, dalle Montagne Rocciose al clima torrido della Florida, dal deserto del Nevada alle metropoli affollatissime come New York o Los Angeles.

Il compito dei nostri protagonisti quale sarà, effettivamente? Recupero e controllo dei dinosauri? Salvarli dalle grinfie dei trafficanti di armi, magari intenzionati a creare nuovi e pericolosi ibridi "da guerra"? Le possibilità sono molteplici e intriganti e smuovono in particolar modo l'interesse del pubblico, che forse per la prima volta non sa davvero cosa aspettarsi concretamente da un nuovo capitolo del franchise.

Si tratta di un'opportunità incredibile, per Jurassic World, perché con Dominion è in grado di resettare una visione ormai standardizzata del rapporto uomo-dinosauro e andare oltre, verso nuove vette, puntando a qualcosa di affascinante, viscerale e complesso sfruttando il tema della convivenza inter-specie. Può consolidare le basi di un terzo corso cinematografico della saga e provare a essere lungimirante e coraggioso, audace e narrativamente più impavido, cercando una quadra funzionale tra forma, spettacolo e contenuto, dimostrando a tutti, dal fan più sfegatato a quello più riluttante dell'ultima ora, che un nuovo modo di approcciarsi a Jurassic World è possibile, soprattutto se l'intenzione è quella di concentrarsi sul destino del mondo, sul confronto specistico e quindi - in nomen omen - sul dominio terrestre.

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