Josef Fares, dal libano con furore tra cinema e videogiochi

Alla scoperta del regista, sceneggiatore, produttore e autore di videogiochi del Vicino Oriente, tra i più brillanti e sfrontati della sua generazione.

Josef Fares, dal libano con furore tra cinema e videogiochi
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  • Pc
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  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • PS5
  • Xbox Series X
  • Se siete assidui lettori di Everyeye, soprattutto lato videoludico, conoscerete senz'altro il nome di Josef Fares. Introdotto come autore di videogiochi, infatti, si devono a lui titoli magistrali come l'incantevole Brothers: A Tale of Two Sons o l'adrenalinico A Way Out, ed è anche di prossima uscita (davvero prossima: il 26 marzo) il suo nuovo titolo, il promettente It Takes Two. In questo ambito che appare ormai il suo preferito, Fares continua una sua precisa poetica ludica del racconto relativa alla collaborazione, alla condivisione diretta dell'esperienza di gioco o divisa in game. Che si tratti di un viaggio di due fratelli per lande fantastiche e da sogno o di una rocambolesca fuga di prigione, ma anche di un'avventura ricca d'amore alla scoperta del prossimo, la presenza di un compagno è fondamentale, forse perché Josef Fares nella sua vita ha sempre condiviso passioni e desideri con il fratello, Fares Fares, che è invece un attore.

    Quello che probabilmente molti di voi non sapranno, anche i più assidui lettori delle sezione videogame, è che l'autore di origini libanesi ha in verità cominciato il suo percorso di crescita artistica, stilistica e personale partendo dal cinema, proprio come regista e sceneggiatore, ricevendo anche il plauso quasi unanime della critica per il suo esordio e proseguendo con dei piccoli titoli indipendenti molto amati dai cinefili più curiosi.

    Naturalizzato svedese

    Scappato in Svezia all'età di 10 anni insieme alla sua famiglia durante la tragica Guerra Civile in Libano, sono davvero poche le informazioni relative alla vita dell'autore. Sappiamo come già spiegato che dopo una formazione professionale ha esordito alla regia del suo primo lungometraggio nel 2000, all'età di 23 anni, praticamente un giovane prodigio non distante da un Xavier Dolan o un Ryan Coogler. Il fatto è che si mosse inizialmente nel mercato svedese, approfittando dunque delle scarse possibilità distanti anni luce da quelle canadesi di J'ai tué ma mère o americane di Prossima fermata Fruitvale Station.
    Cominciò nell'ambito della commedia con il divertente Jalla! Jalla!, scrivendolo e dirigendolo e descrivendo praticamente parte fondamentale della storia della sua vita, ovviamente romanzata. Il film è una commedia romantica in stile Indovina chi viene a cena tra una ragazza svedese e un ragazzo di origini libanesi trasferitosi in Svezia. Lei vuole conoscere la famiglia di lui, tradizionalista all'inverosimile, creando così paure e incertezze nella mente del ragazzo e dando vita a una serie di inconvenienti e fraintendimenti dissacranti e strettamente legati alla cultura sia svedese che libanese. Protagonista del film è il fratello Fares Fares nei panni di Roro, anche alla prima collaborazione cinematografica con Josef e al suo secondo lungometraggio.

    Dopo svariate nomination e un'accoglienza davvero calorosa nei circuiti cinefili di tutto il mondo (Jalla! Jalla! resta il film più conosciuto e amato di Fares), tre anni dopo, nel 2003, l'autore torna al cinema con Kops, commedia demenziale girata tra Svezia e Danimarca che segue le gesta di uno stralunato gruppo di polizia di un piccolo paesino svedese dove non accade mai nulla, nemmeno un crimine.

    Quando allora l'autorità centrale decide di chiudere la caserma di polizia, il gruppo guidato da Jacob (sempre Fares Fares) decide di iniziare un'attività criminale notturna per simulare dei crimini e riuscire a tenere così aperta la caserma. Dal film, lo scorso anno, Sky ha tratto la serie televisiva Cops - Una banda di poliziotti diretta da Luca Miniero, che riprende solo le dinamiche iniziali, in pratica l'high-concept, e le ri-adatta in salsa nostrana, tenendo conto delle tipicità italiane. Il Kops originale di Fares è comunque ricco d'ironia e comincia a evidenziarsi un buon equilibrio tra scrittura e regia, rendendolo un autore a tutti gli effetti.

    Suo ultimo film degno di nota, quello anche più premiato ma paradossalmente il meno conosciuto, è il commovente e sentito Zozo, che racconta per la precisione la storia di un ragazzo libanese che durante la Guerra Civile si separa dalla famiglia e finisce per raggiungere la Svezia.

    Qui Fares è come se volesse al contempo identificarsi nel protagonista e comunque creare un distacco e pensare a come sarebbe stata la sua esistenza e la sua fuga se fosse stato separato dalla famiglia, lontano dal fratello e dagli affetti in uno dei momenti più terribili della sua crescita. Inutile dire che si avverte in tutto il film l'amore, il candore e il dramma vissuto da Fares, che sa creare immagini e momenti di altissimo cinema, ricchi di sentimento, visione e cuore. Gli stessi che lasciatosi alle spalle il cinema nel 2010 ha cominciato a riversare sistematicamente, forse addirittura meglio di prima, nei suoi straordinari videogiochi.

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