John Woo: i 10 migliori film del regista cinese

John Woo compie 74 anni. Per onorare il grande maestro del cinema action, ecco la top 10 della sua filmografia.

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Nel panorama del genere action, fare il nome di John Woo vuol dire parlare di un monumento, un innovatore con pochi pari nella storia del cinema, capace di coniugare una cura quasi maniacale per l'estetica con un amore per il cinema che si è palesato nel recuperare elementi propri dello spaghetti-western, del noir e di quella tradizione orientale che egli rese senz'altro più "abbordabili" e meno di genere.
Dopo aver iniziato negli anni '70 come assistente sceneggiatore e aiuto-regista, Woo si fece lentamente un nome nel genere wuxia e delle arti marziali, fino a quando nel 1986, con A Better Tomorrow, spiccò definitivamente il salto verso il grande successo. Di lì a qualche anno avrebbe sfondato anche a Hollywood, diventando uno dei registi più stimati e seguiti degli anni '90.
Qui per voi una top 10 dei suoi più grandi film, sempre in bilico tra sperimentazione e riscoperta dei topoi del cinema che fu, a metà tra oriente e occidente.

Hard Boiled

Hard Boiled, uscito nel 1992, è davvero importante nel delineare una sintesi del suo stile, e assieme sottolineare una cesura con il passato.
Protagonista era ancora una volta il suo attore feticcio: Chow Yun-Fat, nei panni dell'eroico (e un po' strambo) poliziotto "Tequila" Yuen, in cerca di vendetta dopo la morte del partner durante un'operazione.
Sulla sua strada incrociava il collega sotto copertura Alan (Tony Leung Chiu Wai) e assieme cercavano di debellare il traffico illecito di armi, trovandosi in mezzo a sparatorie all'ultimo sangue contro un esercito di sicari al comando del boss Wong (Anthony Wong).
Concentrato d'azione funambolica dominato dal ralenti e da una regia sensazionale, Hard Boiled è una sintesi del primo periodo di John Woo, con i suoi personaggi duri, sanguinari, la tematica dell'amicizia virile e del codice del guerriero, in un mondo dove nulla è ciò che sembra.
Orgia di proiettili, morti ed esplosioni, ha nella fantastica sparatoria finale all'ospedale una sequenza tra le più lunghe del genere, con 2 minuti e 50 secondi che hanno fatto scuola.

A Better Tomorrow

Il film che ne ha lanciato la carriera, che gli permise di cambiare il concetto di action nel cinema orientale, all'interno di un iter in cui vendetta, tradimento e il conflitto tra bene e male erano tutt'uno con personaggi in cerca di riscatto.
La coppia di falsari formata da Sung (Ti Lung) e Mark (Chow Yun-Fat) diventavano in breve protagonisti di un film che strizzava l'occhio al western italiano, così come all'hard boiled orientale degli anni '60 e '70, con i suoi perdenti in cerca di riscatto e di giustizia, legatissimi l'uno all'altro.
Film a basso budget, A Better Tomorrow sbancò i botteghini di tutta l'Asia e rivelò al mondo la maestria di Woo, capace di destreggiarsi tra ambientazioni e scenografie molto diverse, tutte unite però nel rendere benissimo il concetto di labirinto, di trappola urbana per i protagonisti.
Fu anche il primo film in cui mise in mostra il suo straordinario talento per le scene d'azione, che da isolate sparatorie diventarono nelle sue mani vere e proprie battaglie urbane all'ultimo sangue.

A Better Tomorrow II

Sequel del precedenteA Better Tomorrow II, secondo episodio uscito nel 1987, ha una sceneggiatura forse meno coesa del precedente, ma in compenso mostra un'evoluzione dei personaggi non da nulla e introduce il gemello di Mark, Lee (ancora Chow Yun-Fat), personaggio tanto sanguinario quanto avvolto da una certa ironia.
Con più mezzi e maestranze, Woo dà vita a un'interessante odissea in cui i protagonisti rappresentano diverse sfumature dell'animo umano, diversi percorsi verso l'accettazione di un destino di sangue senza ritorno.
Anche qui la vendetta, l'onore e l'amicizia virile regnano assoluti, ma assieme (in una dimensione che ricorda Il mucchio selvaggio di Peckinpah) vi è anche la morte, anelata, distribuita, cercata, che appare quasi come una liberazione.
A Better Tomorrow II ha un grande ritmo e una dimensione urbana pregevolissima. Sicuramente un film dalla genesi tormentata, ma che servì a Woo per sgrezzarsi a livello di atmosfere e regia.

Senza tregua

Prendete il Jean Claude Van Damme dei tempi d'oro, datelo a John Woo e armate entrambi di una sceneggiatura scritta dall'esperto di blockbuster action Chuck Pfarrer: otterrete Senza Tregua, mix tra film di arti marziali, survival e action, che permise al regista di farsi un nome oltreoceano.
Protagonista era uno scatenato Van Damme nei panni del marinaio Chance Boudreaux, che si trova suo malgrado dentro un terribile gioco di caccia all'uomo sportiva, organizzato dal perfido Emil Fouchon (Lance Henriksen), che guida ricchi e sadici clienti in cerca di forti emozioni.
Sarà l'inizio di uno scontro tra le everglades di New Orleans, che John Woo rese avvincente e divertentissimo, con trovate coreografiche e una dimensione che strizzava sovente l'occhio sia al cinema orientale che allo spaghetti western che fu.
La critica non fu benevola col film ma il pubblico impazzì per la capacità di Woo di rendere spettacolari le sparatorie e gli scontri, ripescando la vecchia epica dello Straniero Senza Nome e unendola a un'ironia ed un'estetica in cui il ralenti, così come l'utilizzo della luce e di elementi connessi al videoclip, rendevano l'insieme davvero travolgente.
Van Damme (che scimmiottava divertito Mel Gibson) fu meno legnoso del solito in ambito recitativo, confermando il suo ruolo di Re Mida dell'action del decennio.

Mission Impossible II

Ancora oggi molti reputano il secondo episodio il più bello della saga di Mission Impossible. Difficile dissentire e a tanti anni di distanza Mission Impossible II ha mantenuto intatto il suo fascino, la sua grande capacità di divertire, appassionare e regalare adrenalina ed emozioni.
Questo film è molto importante perché rappresenta un interessante esperimento da parte di John Woo, che più che virare verso la dimensione alla spy story in stile James Bond si connette all'universo dei comics e soprattutto a quello videoludico virtuale.
La regia è semplicemente fantastica, le scene d'azione e gli inseguimenti sono incredibili per ritmo e creatività, rendendo l'Hunt di Tom Cruise una sorta di vendicatore che si muove sulla scia di Chow Yun-Fat e soci, coniuga la dimensione spy-action occidentale a quella quasi di cappa e spada dei film di arti marziali.
A conti fatti, il film rappresenta ancora oggi l'ultimo dei vecchi "action" di una volta, a base di stuntman, esplosioni e in cui la CGI ha un ruolo minimo.

Face Off - Due facce di un assassino

Un film che è assieme incredibilmente hollywoodiano ma anche sperimentale, ben lontano dalla logica puramente commerciale.
Sorta di ibrido, che da molti punti di vista ha rappresentato la sua scommessa più grande, più riuscita e incompresa dalla critica per la complessità dei riferimenti, ancora oggi Face Off è giudicato un cult dell'action.
John Travolta e Nicolas Cage sono protagonisti di un film esplosivo, con sparatorie assolutamente fantastiche ed esteticamente esaltanti, ma mai fini a se stesse, quanto piuttosto legate a un universo basato sulla contrapposizione e la duplicità.
L'amicizia virile diventa doppiezza, strizza l'occhio a Doctor Jekyll e Mr Hyde, a Pascal e Blaise, alla natura umana, crea una metafora delle apparenze, della superficialità dell'epoca del pop universale.
Forse il più "videoclippato" tra i suoi film ma anche quello in cui riesce a tenere più alta la tensione, a mostrare una regia esteticamente incredibile, rivendicando quel ruolo di rivoluzionario estetico.
Esagerato, fracassone, sovente ammantato di humor nero, Face Off è un cult senza tempo del genere action.

The Killer

Il film più profondo, legato al genere noir e al cinema occidentale di tutto il primo periodo della sua carriera da regista.
Chow Yun-Fat era il protagonista di un action malinconico, tragico, chiaramente connesso al capolavoro Le Samourai di Jean-Pierre Melville, così come a Mean Streets di Scorsese, nel dipingere un mondo senza speranza, in cui il protagonista si aggrappava a una paradossale moralità ambigua.
L'azione è connessa a un senso di drammaticità e morte ben superiore agli altri film di Woo.
Come spesso accadeva nel suo cinema, anche l'amicizia virile e il rispetto tra guerrieri erano centrali, in perfetta antitesi a un mondo criminale senza onore e senza dignità.
La cecità della cantante Jennie segna una sorta di necessità del contrappasso per il protagonista, un vedere finalmente la realtà della sua vita, quella di un uomo che aspetta la morte senza prendersi le sue responsabilità.
Secondo molti The Killer è il miglior film del regista cinese. Difficile dirlo, ma di certo è quello in cui classicità dei contenuti e originalità della forma si sono sposati con maggior eleganza.

La Battaglia dei Tre Regni

Il ritorno al genere wuxia, alla sua Cina, alla dimensione eroica e mitologica, a una classicità che a molti fece storcere il naso.
La Battaglia dei Tre Regni non sembra neppure un film di John Woo, quanto piuttosto l'ennesimo trionfo di estetica e dimensione dell'eroe e del leader, almeno apparentemente.
Perché in realtà, dietro la rievocazione storica più costosa della storia asiatica (80 milioni), e la dimensione epica della battaglia delle Scogliere Rosse, Woo crea in realtà un complesso labirinto sul concetto di identità.
La Battaglia dei Tre Regni però rimane soprattutto un film storico, che eleva e assieme fustiga il concetto di leadership: in ultima analisi è un film sulla storia come continuo e immutabile scontro.
Rimane sempre però la straordinaria capacità di creare phatos e scene d'azione, di stregare l'occhio dello spettatore con meravigliose battaglie in cui la coreografia rende la morte quasi aggraziata.

Nome in Codice: Broken Arrow

Forse il suo film più sottovalutato. Quello in cui si mosse con maggior energia contro la tematica dell'amicizia virile, che qui viene distrutta, poiché due piloti, fratelli in armi, sono agli antipodi.
L'avidità, la follia, più ancora che in Face Off, sono qui il motore di uno scontro tra un Christian Slater che è antieroe ironico e un John Travolta in stato di grazia, cinico, sardonico, imprevedibile e avido.
Nome in Codice: Broken Arrow, con il suo unire la dimensione del mad bomber all'action americano stile anni '80, non piacque a parte della critica (Ebert su tutti) per il suo cattivo così esagerato e una certa retorica, ma in compenso regalò suspense e adrenalina pura, diventando nel finale un grande omaggio al genere train movie.
Grande successo di pubblico, è passato alla storia per l'epica scazzottata finale, con cui il regista si staccò del tutto dalla componente "marziale" del suo passato.

Bullet in the Head

Il suo film più personale e politico, quello in cui si espose di più.
Il Vietnam descritto da Apocalypse Now e da Il Cacciatore di Cimino si fonde con il rimando alla tragedia di Piazza Tienanmen, all'interno di una dimensione cinematografica ibrida tra il buddy movie e l'action, mentre sotterraneo si può vedere l'omaggio a C'era Una Volta in America.
Bullet in the Head donava un punto di vista inedito sulla tragedia vietnamita, mostrando la strana umanità che si incontrava in quell'inferno dove uomini spietati e senza scrupoli potevano arricchirsi.
In diversi momenti, soprattutto nelle sequenze più crudeli e forti, si connette molto di più al war movie o al drammatico che all'action, elevandosi al di sopra di un genere che comunque sopravviveva nelle sparatorie interminabili, così come negli scontri tra le risaie.
John Woo accarezzò qui le corde dell'epica e Bullet in the Head è ancora oggi uno dei film più importanti della filmografia orientale di quegli anni, grazie a una sceneggiatura che è sì piena di homage a tanti maestri della settima arte, ma anche genuina e personale nel mostrare la tragedia di un popolo e di un'intera generazione.

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