John Wick: analizziamo la trilogia con Keanu Revees

La trilogia di John Wick ha portato una ventata d'aria fresca nel cinema action occidentale. Scopriamone i motivi.

John Wick: analizziamo la trilogia con Keanu Revees
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Il primo John Wick, arrivato nelle sale nel 2014 per la regia di Chad Stahelski e scritto da Derek Kolstad - sodalizio che è continuato anche con i successivi capitoli - ha segnato una nuova piccola grande tappa per il cinema action occidentale. Negli ultimi anni non aveva infatti deciso di puntare in maniera marcata su sequenze corpo a corpo particolarmente spettacolari (salvo rari casi, ovviamente, come visto nella saga di Jason Bourne o in quella di Undisputed).
Il primo capitolo del franchise con protagonista Keanu Revees, oltre a ridare slancio alla seppur ottima carriera dell'attore, è riuscito in maniera tanto semplice quanto funzionale a riportare al centro della scena sequenze di lotta fortemente improntate su uno stile molto vicino a quello di matrice orientale, spesso di altissima qualità per quanto riguarda i combattimenti ravvicinati.
Ma quali sono i maggiori pregi e i difetti dei tre film? Qui di seguito proveremo ad elencarne alcuni, analizzando tanto l'impianto narrativo delle opere quanto quello marcatamente action.

È davvero solo un cane?

Il primo John Wick non nasconde la sua natura di action movie fortemente ancorato a tutta una serie di influenze muscolari tipiche degli anni '80 e '90, mettendo in scena un plot narrativo assolutamente semplice, in cui vediamo l'omonimo protagonista imbarcarsi a testa bassa in una missione di vendetta per punire un criminale che ha fatto l'errore di rubargli la macchina ma, soprattutto, di uccidergli il cane.
Cane che assume anche una valenza simbolica, visto che per John rappresenta tutto il suo mondo poiché gli è stato donato da sua moglie prima di morire a seguito di una terribile malattia.
La stessa volontà di John (un sicario professionista) di ritirarsi dal mondo degli assassini ne denota una personalità fortemente ancorata a un desiderio di riscatto e, per certi versi, di redenzione.
Il passato però, proprio con l'uccisione del suo cane domestico, bussa prepotentemente alla porta, così il protagonista ritorna in breve alle sue vecchie abitudini.
La trama, che ovviamente non presenta alcun elemento particolarmente originale, capace di spingere anche gli stessi spettatori a fare qualche sforzo riguardo la sospensione dell'incredulità, in realtà risulta comunque ben gestita e in grado di traghettarci senza troppi problemi nella vita da sicario di John Wick e di tutto ciò che gli gravita attorno.

Tra una sequenza action e l'altra, infatti, inizieremo a scoprire anche vari dettagli "sotterranei" che compongono il mondo degli assassini, tra cui il celebre hotel Continental, popolato esclusivamente da sicari in cui però non si può in nessun modo usare la violenza.
Il concetto di mondo se vogliamo "alternativo", già presente in titoli cult come Matrix (citato non a caso visto il protagonista) o il primo Underworld, ritorna anche qui, seppur diventi sempre più centrale con i successivi film.
Se infatti la prima opera risulta comunque (come spesso accade nei franchise) più propensa nel perseguire un'impostazione autoconclusiva, i capitoli seguenti aprono del tutto la strada a scenari virtualmente infiniti, in cui il mondo di John - che ormai non può più essere abbandonato in nessun caso - si espande a dismisura con l'enunciazione di regole e leggi tali da far apparire l'intero universo dei sicari come una vera e propria, spietatissima, setta.
Nonostante l'aura di leggenda che lo contraddistingue, il protagonista, soprattutto con i capitoli due e tre, non esita a mettersi contro la sua stessa associazione, ribaltando addirittura nel terzo film il suo ruolo di predatore.
In Parabellum, collegato direttamente a John Wick - Capitolo Due, vediamo così il protagonista in una situazione uno contro tutti, questa volta però non per cercare vendetta o far fronte a un debito del passato, ma semplicemente per tentare di sopravvivere.

Approcciarsi a prodotti del genere focalizzandosi esclusivamente sulla trama potrebbe non essere la mossa migliore per fruirne appieno (un po' come valutare in maniera critica le trame delle saghe di Ong Bak o di The Raid) ma risulta allo stesso modo palese l'intenzione degli autori di non aver mai voluto calcare la mano sotto questo aspetto.
Dopo quindi la solida struttura narrativa (seppur ampiamente surreale) vista nel primo film, i capitoli due e tre hanno lasciato ancora più da parte qualsiasi velleità legata allo storytelling per concentrarsi sulle scene action, che hanno visto il raggiungimento del loro apice proprio con il terzo, molto vicino come impostazione generale a uno qualsiasi dei The Raid.

Tra Kung e Gun Fu

Se parliamo di John Wick, imprescindibile non trattare la sua componente action capace, capitolo dopo capitolo, di evolversi ed espandersi per divenire sempre più spettacolare.
Il primo John Wick risulta infatti un'opera se vogliamo seminale per l'action moderno di matrice occidentale, puntando a una messa in scena molto più simile a quella vista in molti film d'arti marziali orientali, puntando su una regia non confusionaria, in grado di mostrare le azioni a schermo in maniera cristallina per valorizzare al massimo la grande fisicità insita in tutti i combattimenti.
La stessa intuizione di mescolare ai classici combattimenti corpo a corpo alcune spettacolari sequenze in cui John Wick fa sfoggio delle sue straordinarie abilità da tiratore, usando le armi da fuoco al posto dei pugni (in coreografie però incentrate sugli scontri ravvicinati e non a distanza), risulta capace di offrire un nuovo modo di intendere gli scontri corpo a corpo.
Allo stesso modo, le scene di lotta presenti nel primo film sono davvero appaganti e ben gestite (complice ovviamente la mano sapiente di Chad Stahelski e la sua grande esperienza come stuntman) in grado di creare un ponte tra occidente e oriente che solo poche opere sono state in grado di gestire e sfruttare appieno, soprattutto in tempi molto recenti.

L'improvviso, e a tratti anche inaspettato, successo del film, oltre appunto a rilanciare la carriera di Revees, ha portato alla luce un solidissimo franchise che anche nel Capitolo Due non ha disdegnato di mettere in scena sequenze action soddisfacenti, espandendo a livello narrativo l'intero macrocosmo di John Wick arrivando infine (almeno per ora) al terzo capitolo, in cui le stesse scene di combattimento sono riuscite a fare un ulteriore salto qualitativo dimostrandosi ancora una volta altamente spettacolari e appaganti.
Notevole quindi l'intero impianto registico, basti solo pensare alla lunga e spettacolare sequenza d'apertura di Parabellum.
La sfilza di combattimenti in cui vediamo impegnato il protagonista hanno infatti, a dirla tutta, del miracoloso se rapportate a un certo modo d'intendere l'azione in molti film occidentali, assumendo il ruolo di vero e proprio motore propulsivo del film.
La saga di John Wick ha così avuto il grande merito di portare la lotta corpo a corpo nuovamente al centro della scena hollywoodiana, mischiando vari stili di lotta capaci di soddisfare in tutto e per tutto gli amanti dell'action e delle arti marziali in generale, tra prese, contromosse, scontri corpo a corpo a mani nude, con le armi bianche e con quelle da fuoco.

Scene action intese quindi come il vero e proprio fulcro contenutistico del franchise, gestite con una cura tale da non sfigurare neanche se messe a confronto con i vari Ong Bak, Ip Man o i già citati The Raid.
Insomma, se siete amanti dei combattimenti corpo a corpo ben coreografati e dell'azione dura e pura, John Wick è sicuramente un franchise da non lasciarsi sfuggire in attesa dell'uscita della quarta pellicola.

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