Jesse senza Walter: cosa aspettarsi dall'annunciato film di Breaking Bad

Sganciando la bomba nella giornata di ieri, Vince Gilligan ha riacceso la fiamma dell'hype sopita da tempo nei cuori di tutti i fan della serie

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"E sul piedistallo, queste parole cesellate: 'Il mio nome è Ozymandias, re di tutti i re. Ammirate, voi Potenti, la mia opera e disperate!'. Null'altro rimane. Intorno alle rovine di quel rudere colossale, spoglie e sterminate. Le piatte sabbie solitarie si estendono oltre il confine". Così recita il sonetto romantico del poeta P.B. Shelley ripreso nell'episodio culmine di Breaking Bad, a descrizione dell'inevitabile declino dell'uomo di potere e del suo impero, rappresentato nell'opera magna di Vince Gilligan dal Walter White di Bryan Cranston.
Ciò che viene dopo quello straordinario e rimarchevole episodio, sono soprattutto le conseguenze di quel declino che ha mandato in frantumi l'impero criminale di Heisenberg, ma Breaking Bad, se vogliamo, termina proprio lì: tra le distese del deserto, con un uomo detronizzato rimasto solo e in fuga, in attesa della fine.
Eppure, nel vero finale, Gilligan ha voluto dare modo al suo protagonista di redimersi, di rientrare in parte in quel circolo di moralità che troppo spesso Walter ha abbandonato in virtù delle sue aspirazioni criminali. È lui stesso a dirlo, prima della conclusione: "Lo facevo per me. Perché mi piaceva". Era lui il pericolo che veniva a bussare alla porta, ma ha compreso troppo tardi che il crimine non paga mai a lungo termine, ritrovandosi con un tumore ai polmoni all'ultimo stadio, un fisico debilitato e un piano di redenzione prima che arrivi il buio nella sua vita: salvare Jessie (Aaron Paul) e infine morire, lasciando il suo corpo lì, nel palazzo regale del suo impero, il laboratorio, "un rudere colossale spoglio e in rovina".
Walter White è morto e del suo impero non rimane che desolazione, quindi la domanda sorge spontanea: perché Gilligan ha deciso di sviluppare un film sequel di Breaking Bad?

Futuro

Per come il creatore e showrunner della serie ha curato nei minimi dettagli drammaturgici l'opera, era praticamente impossibile tornare a raccontare qualcosa in medias res riguardante Walter e Jessie. Non ci sono buchi, non c'è un vuoto nella continuity narrativa ed evolutiva della psicologia dei personaggi, cosa che ha contribuito a rendere così importante Breaking Bad nel panorama televisivo. In termini di scrittura, infatti, la serie ha costantemente mostrato il dramma nella sua più profonda e vera forma, non statica ma dinamica, in continuo disequilibrio tra bene e male, tra luci e ombre. La trasformazione morale di Walter e il declino psicologico di Jesse, la traballante ma razionale etica di Skyler e la ferrea volontà di Hank sono forse gli esempi più importanti a livello di approfondimento caratteriale dei protagonisti, per descrivere parte della qualità drammaturgica della serie. Tutto è calibrato nei minimi dettagli, ogni aspetto è minuziosamente studiato per aderire alla coscienza morale e psicologica di questo o quel protagonista, senza mai azzardare scappatoie narrative facili nei momenti più complessi o, al contrario, spettacolari nelle situazioni più semplici. È pura attinenza alla storia e alla sua naturale evoluzione, anche quando scontata.
Ovvio, quindi, che questo film debba ora parlare del dopo, della vita che Jesse Pinkman deve ricostruirsi praticamente da capo, rimettendo insieme i pezzi della sua emotività ormai in frantumi, di un'anima ormai fragile, anche se mai rassegnata. Questo non solo perché da prequel di Breaking Bad sta fungendo Better Call Saul, comunque prodotto eccellente se non addirittura migliore della serie madre - capace di sostenersi sulle proprie gambe ormai da tempo -, ma anche per un discorso di onestà e fedeltà al finale deciso per Walter ormai cinque anni fa, che tanto ci ha fatto commuovere con quella "Baby Blu" in sottofondo e la telecamera che, viaggiando verso l'alto, sembrava quasi mostrare l'anima abbandonare il corpo di Mr. White. Proprio per fugare ogni dubbio su questa volontà di attinenza narrativa di Gilligan, nell'annunciare la fine della sceneggiatura del progetto, lo scrittore ha anche confermato che la sinossi "vedrà Jesse costretto a mettere molti chilometri tra lui e la scia di violenza lasciatasi alle spalle".

Sarebbe meraviglioso veder ripartire tutto dall'esatto momento della fuga, ammirare la lacrime di uno Jesse ormai libero che viaggia verso una nuova vita, seguirlo passo passo nel suo nuovo progetto esistenziale. Ovviamente non dovrebbero mancare dei richiami al passato, magari un confronto con Skyler o una visita alla tomba di Walter - chissà -, ma in ogni caso un personaggio molto importante è ancora lì fuori, esattamente nel Nebraska, solo, a vendere cinnamon buns: Saul Goodman.
A questo punto un loro incontro non potrebbe avvenire in Better Call Saul come preventivato da tempo ma proprio nel film, anche se bisognerà capire quale sarà il destino dell'avvocato più amato del piccolo schermo prima di sbilanciarci in speculazioni azzardate. Lo showrunner della serie, Peter Gould, ha comunque dichiarato che "ci stiamo avvicinando alla fine", quindi la quinta stagione potrebbe essere anche l'ultima della serie (dato anche lo straordinario epilogo della quarta), così che il finale possa magari fungere da apripista per la storia del film.

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