James Moriarty: le migliori interpretazioni della nemesi di Sherlock Holmes

Il "Napoleone del crimine" ha avuto tantissime trasposizioni su grande e piccolo schermo. Andiamo a vedere assieme le migliori.

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Roger Ebert diceva che ogni film vale solo quanto il suo cattivo. E forse Arthur Conan Doyle lo aveva capito molto prima. Perché sì, dopo aver creato il detective più iconico della storia della letteratura ha pensato bene di contrapporlo alla sua nemesi. Una sorta di gioco di specchi dove il professor James Moriarty si confondeva dentro Sherlock Holmes, ribaltando la sua valenza, sfidandolo e, prima della "rivolta popolare", anche uccidendolo. Un dualismo atavico, ripreso, stravolto, fagocitato. Soprattutto al cinema.
Perché se abbiamo avuto i migliori Sherlock Holmes sul grande schermo, anche la figura di James Moriarty ha collezionato parecchie vite cinematografiche, a volte molto più personali e rivisitate. Perciò andiamo a vedere assieme le migliori interpretazioni del professor James Moriarty, l'unico e ineguagliabile "Napoleone del crimine".

George Zucco - Le avventure di Sherlock Holmes (1939)

Bisognava cominciare con Basil Rathbone, (forse) il volto che ha meglio saputo incarnare l'essenza stessa di Sherlock Holmes. E il film del '39 inizia proprio con James Moriarty che sfugge a una condanna per mancanza di prove, nonostante l'arrivo di Holmes per poterlo inchiodare. Il botta e risposta immediato tra le due grandi menti apre alla splendida interpretazione di George Zucco, chirurgicamente in parte. Occhiali minuti, battuta pronta e barba affilata, per un Moriarty perfettamente british nel suo incutere timore reverenziale (al limite del terrore). Il Professore di Zucco non ha paura di sporcarsi le mani, cambiando volto, "trasformandosi", perché il crimine del secolo dovrà necessariamente compierlo lui. Tenendo tutti appesi al filo della propria abilità di marionettista.

Lionel Atwill - Sherlock Holmes e l'arma segreta (1942)

Sempre l'iconico Basil Rathbone, ma questa volta traslato nel bel mezzo della Seconda guerra mondiale. C'è infatti uno scienziato svizzero che ha messo a punto un sistema di bombardamento in grado di cambiare le sorti del conflitto, e Holmes è intenzionato a portarlo in Inghilterra per non farlo finire nelle mani dei nazisti. Moriarty, però, ha ben altri piani. In questa breve avventura è Lionel Atwill a vestire i panni del Professore. Tocchi da gangster, totale sicurezza nel proprio mezzo, volto imponente: un villain senza mezzi termini, dedito alla tortura sia fisica che psicologica, in grado di vendere la propria nazione al miglior offerente. Tutto, però, sempre per avere la meglio su Sherlock, in un gioco continuo e infinito, pronto a causare morte e distruzione solo per poter dire di essere l'artefice della fine di Holmes.

John Huston - Sherlock Holmes a New York (1976)

Dal film per la televisione del '76 viene fuori uno scontro tra lo Sherlock di Roger Moore (fin troppo dandy e piacione) e un sanguigno Moriarty interpretato dal grandissimo John Huston. Il professore cerca di mettere in piedi il crimine del secolo trascinando Watson e Holmes da Londra a New York, e coinvolgendo anche Irene Adler, questa volta con il volto della magnetica Charlotte Rampling.

Huston, nonostante il minutaggio non troppo favorevole, crea un Moriarty calcolatore ma pronto alla rabbia, energico, consapevole della mente affilata di un Holmes che mantiene la calma anche sull'orlo di una crisi mondiale. Il tutto supportato dalla sua voce trascinata e strisciante, capace di sibilare sulla spina dorsale degli spettatori.

Laurence Olivier - Sherlock Holmes: soluzione settepercento (1976)

A ripensarci ora, l'occasione è stata sprecata. Ma Soluzione settepercento è un film sui generis nella sterminata filmografia sherlockiana. A partire dal suo "vero" protagonista: il Sigmund Freud interpretato da un magistrale Alan Arkin. Eppure la pellicola comincia proprio con uno degli attori più iconici della storia del cinema: Laurence Olivier. Il suo Moriarty è spaventato, tremante, incapace di comprendere come un povero professore di matematica possa essere l'oggetto della psicosi del grande Sherlock Holmes. Ed è proprio da lui che comincia tutto. E sarà lui a chiudere il cerchio. Solo, non come ci saremmo aspettati, ma perfettamente in linea con tutta la gestione del film. Resta l'amaro per quel Laurence Olivier che, a conti fatti, è purtroppo sprecato in una rivisitazione del ruolo così drastica.

Anthony Higgins - Piramide di paura (1985)

in questo caso bisogna aspettare la scena post-credit. Forse ai più affamati divoratori di Doyle il dubbio sarà venuto durante la visione, ma il caro professor Rathe di Anthony Higgins potrebbe nascondere un certo segreto in grado di farci saltare sulla sedia. Perché per questa splendida rivisitazione di un giovanissimo Sherlock Holmes c'era bisogno davvero del classico "nemicoamico", di quella nemesi in sordina che erutta lentamente. Higgins mantiene l'aplomb da british gentleman fino alla fine, perfetto nella sua aristocraticità in grado però di sporcarsi le mani, ma solo quando i fatti lo richiedono. La bellezza (e la maturità) di Piramide di paura passano infatti anche per l'interpretazione di Anthony Higgins, vero mentore da sconfiggere per un duo Holmes/Watson alla loro primissima avventura. E non fermate il film prima dei titoli di coda.

Vincent D'Onofrio - Sherlock: Case of Evil (2002)

Un film tv quasi sconosciuto, con evidenti carenze di budget e un comparto tecnico spesso non all'altezza. Però c'è un attore mastodontico come Vincent D'Onofrio che interpreta Moriarty. Un physique du role decisamente fuori scala rispetto all'immaginario del minuto e riservato professore. Voce e presenza imponente, che aiutano in questa strana ma riuscita elaborazione di una nemesi totale, fisica e apparentemente invincibile per lo Sherlock Holmes di un giovanissimo James D'Arcy.

Duelli all'arma bianca, oppio, dipendenze e rugginosi echi dal passato. Case of Evil non sarà un film perfetto, ma riesce a costruirsi attorno a un Moriarty davvero insolito, coerente grazie al preciso lavoro che D'Onofrio riesce a compiere, pur con poche battute. A volte basta davvero la mimica facciale per trasportare le parole di Conan Doyle anche sul piccolo schermo.

Andrew Scott - Sherlock (2010-2017)

Un attore monumentale, un'interpretazione folle, sopra le righe, eppure così fedele e debitrice alle parole di Conan Doyle. Uno stravolgimento coerente. Andrew Scott ha incarnato un "Jim" Moriarty ormai iconico, profondamente inserito nella contemporaneità e in grado di far tremare le gambe con un sorriso. La quintessenza della nemesi, capace di trascinare lo Sherlock di Benedict Cumberbatch sempre sull'orlo del precipizio. Anche senza una cascata. Interpretazione divoratrice del passato (Laurence Olivier risuona proprio nel momento di "finzione" della 2x03), quella di Andrew Scott è una mimesi totale con il proprio personaggio. Nevrotica, frenetica, sensuale, come un Bond Villain da antologia. A volte basta solo uno sguardo, e noi restiamo preda di un gelido silenzio impossibile da cancellare.

Jared Harris - Sherlock Holmes - Gioco di ombre (2011)

C'è un grosso merito alla rivoluzione sherlockiana apportata da Guy Ritchie: aver permesso a un fine professionista come Jared Harris di interpretare James Moriarty. Glaciale, arido, calcolatore. In un prodotto dove ci si prendevano molte libertà rispetto ai libri, Harris sembra spesso uscito direttamente dalla penna di Conan Doyle. L'aura di terrore che spande, la paura delle persone che sentono sussurrare il suo nome, un sorriso pronto a divorare ogni luce nel mondo. Il suo Moriarty danza tra perfezione e lucida follia, in una partita a scacchi mentale e fisica dove non ci si aspetterebbe mai di perdere.

Altri taccuini

Chiudiamo con alcune menzioni speciali, anche per la loro peculiarità. A partire dall'esperimento femminile di Natalie Dormer e della sua Jamie Moriarty in Elementary, passando per Ralph Fiennes, sprecato Professore in quel flop clamoroso di Holmes & Watson, rivisitazione comica del duo.

Fino alle controparti animate: Rattigan di Basil l'investigatopo, doppiato da Vincent Price (chiaro riferimento a Moriarty), fino alla voce di Malcolm McDowell nel film d'animazione Tom & Jerry incontrano Sherlock Holmes. Chiudendo con la versione seriale russa e il "Moriarty pupazzo" giapponese, protagonista di uno show di marionette nel Sol Levante. Perché in qualsiasi forma lo si possa trovare, James Moriarty è il villain di cui avremo sempre bisogno.

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