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James Gunn e i Marvel Studios: una sorprendente storia di buon senso

Il reintegro di Gunn alla regia di Guardiani della Galassia Vol. 3 è un importante traguardo settoriale, contro ogni troll e pro-concorrenza.

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"Don't feed the troll". Questa una delle regole non scritte e forse più laterali della cosiddetta netiquette, l'insieme di comportamenti informali che ogni utente dovrebbe tenere sul web. È anche una base molto importante per fermare sul nascere una palese azione di trolling, volutamente provocatoria, fomentante, che spesso si tende invece involontariamente ad alimentare con risposte accese, animi caldi se non addirittura surriscaldati. Un troll va lasciato morire di stenti, da solo con la propria corrotta natura, e con il reintegro del buon James Gunn alla regia di Guardiani della Galassia Vol. 3 la Disney ha dato a tutti noi una lezione drastica e necessaria di web civility, applicando proprio la regola in apertura.
La storia la sappiamo tutti: nell'estate 2018, due degli esponenti di punta del movimento alt-right americano (pro-trumpiani e bigotti agitatori di popolo) hanno riesumato alcuni vecchi tweet del regista, palesemente sarcastici e pungenti nel modo sbagliato; battute certo pesanti e indifendibili su stupro e pedofilia, ma comunque battute. L'esposizione pubblica di questi vecchi tweet ha suscitato reazioni negative soprattutto da parte del bacino d'appartenenza all'alt-right (piccolo ma sostanzioso), che è poi andato a toccare i nervi scoperti del politically correct e ha creato un vero caso mediatico, con persone che gridavano a gran voce al licenziamento di Gunn.

A pochi giorni dallo scandalo montato a tavolino da Mike Cernovich e Jack Posobiec, il Presidente della Disney, Alan Horn, ha preso la sua decisione: terminare ogni rapporto con il regista e togliergli dunque la regia di Guardiani della Galassia Vol. 3. Da qui l'insurrezione mediatica e social dei sostenitori di Gunn, tra colleghi e amici - ricordiamo la difesa di Dave Bautista, candida e fedele - e fan di tutto il mondo, che ha portato a incontri su incontri tra Horn e Gunn, apparentemente infruttuosi. A settembre la decisione di utilizzare lo script dell'autore e poi più nulla, con la Warner che nel frattempo assumeva il regista per il reboot di Suicide Squad, sulla tabella di marcia prossimo film di James Gunn.
Questa almeno la narrazione che fino a pochi giorni fa conoscevamo, rivelatasi in realtà una mossa intelligente delle tre parti in gioco per chiudere accordi, ratificare fusioni e aspettare il momento giusto per far scemare la polemica e affamare - giustamente - i troll.

La storia nascosta

Elegante, intelligente e sofisticata la posizione della Warner, della Disney e di James Gunn, che hanno scelto di allontanarsi di prepotenza dai vari network in merito alla questione Guardiani della Galassia Vol. 3 e annessa polemica. Mentre il dolore dei fan cresceva, all'ombra dell'esposizione mediatica si andava a formare un racconto differente, nascosto agli occhi di appassionati e di addetti al settore; così segreto che - a quanto pare - molti ambienti di Hollywood davano praticamente per spacciato il terzo capitolo delle avventure di Peter Quill e compagni. Questo perché, dopo il licenziamento di Gunn, sono stati molti gli agenti di vari filmmaker americani a proporre i loro clienti alla Marvel, ma molto semplicemente Kevin Feige e soci non avevano in mente nessun piano di rimpiazzo, agendo invece sin dal primo giorno dopo l'allontanamento del regista per arrivare a un suo totale reintegro. La sostituzione della firma stilistica dell'autore non era neanche lontanamente pensabile per Feige, che stando infatti ai vari report dell'Hollywood Reporter e di Deadline avrebbe assunto il ruolo di mediatore tra Alan Horn e Gunn, organizzando meeting costruttivi per cercare di arrivare all'unica soluzione accettabile. Sorprende allora sapere che già nell'autunno 2018, dopo vari incontri, Horn si sia convinto delle scuse di James Gunn e del suo cambiamento etico (più volte sostenuto da ogni suo conoscente, da Sean Gunn al già citato Bautista), approvando il suo reintegro dopo pochi mesi dal suo licenziamento. Una decisione giusta e di buon senso che avrebbe fatto il piacere di molti fan della Casa di Topolino se diramata immediatamente, ma le parti in gioco hanno scelto di mantenere il silenzio per vari motivi, tutti decisamente significativi, nonostante poi diverse ripercussioni "d'immagine" che però le società avevano già messo in conto.

Stando a quanto riportato dalle testate americane, dopo l'assunzione di Gunn da parte della Warner Bros. per l'attesissimo The Suicide Squad, il regista avrebbe cominciato gradualmente a riavvicinarsi alla Disney, fino alla sua riassunzione, avvenuta poche settimane dopo la sottoscrizione del contratto con la Warner. Peter Safran, produttore della DC Films, ha dichiarato che "tutta la situazione è stata gestita in modo incredibilmente raffinato da entrambe le parti", visto che lo sbarco di Gunn in casa avversaria ha suscitato reazioni controverse e soprattutto di scherno nei confronti della Disney, che ha però mantenuto il silenzio per il bene degli affari. Mentre l'autore terminava la sua sceneggiatura per la nuova Task Force X, così, procedeva parallelamente il piano dei Marvel Studios di posticipare Guardiani della Galassia Vol. 3 per permettere a Gunn di concludere adeguatamente il suo lavoro con The Suicide Squad, "considerato sia dal regista che dalle due società la sua più grande priorità".

Fusione... d'intenti

Altra lezione esemplare di tutta questa faccenda è così anche l'amore per i cinecomic che supera qualsiasi barriera concorrenziale, aprendo a un mercato positivamente libero e senza restrizioni tipiche di società "nemesi". James Gunn è ad oggi il primo regista della storia a sviluppare attivamente cinecomic sia per la Marvel che per la DC, senza soluzione di continuità, grande elemento d'unione di due modi e due mondi di intendere il cinema supereroistico moderno. Sono in molti a temere una sorta di sovrascrittura stilistica tra le due produzioni, essendo entrambe a firma Gunn, che ha un timbro deciso e molto autoriale, ma a dire il vero il pericolo dovrebbe essere ridottissimo, guardando anche alla scelta delle due compagnie di mettere uno dopo l'altro - di comune accordo - la lavorazione dei film.
È sempre Safran che si dice "grande amante di Gunn anche per la sua concezione del cinecomic come elemento d'unione e non di divisione". Il chiaro riferimento è ovviamente diretto alla rivalità tra Marvel e DC, per lui "presunta e assurda". A dire il vero una rivalità esiste eccome e sarebbe sciocco negarlo, ma sia in termini d'etichetta che cinematografici è diventato abbastanza evidente come si tratti di una rivalità positiva, concorrenziale in modo sano, lontana da sterili luoghi comuni e dai vari fandom in perenne battaglia tra loro.
James Gunn è l'esempio perfetto di come possa esistere una fusione d'intenti capace di unire parti storicamente lontane per un bene (del mercato e dei fan) più grande; progettazione e comunicazione tra società, quasi in team building, per permettere a tutte la parti in gioco un risultato il più possibile soddisfacente, tanto in termini qualitativi che economici, andando così anche a fare la felicità degli appassionati.
Da non dimenticare, infine, tutta la problematica decisamente critica di un'altra fusione, quella della Disney con la Fox, che è stata probabilmente motivazione più concreta dell'allontanamento del regista dalle fila dei Marvel Studios.

Praticamente in concomitanza con la chiusura dell'accordo, lo scandalo Gunn stava investendo in termini etici l'affare del secolo, così da costringere una compagnia family friendly come la Disney a scegliere di licenziare una figura tanto importante come il filmmaker. Intendiamoci: da quanto trapelato, Horn era convintissimo della sua decisione (poi fortunatamente cambiata), ma su di un piano prettamente imprenditoriale e di mercato, da uomo d'affari, il Presidente della società aveva ben compreso come, in un momento bisognoso di luce, la minima ombra potesse compromettere un accordo pluri-miliardario.
Non è un caso che a poco meno di venti giorni dalla ratifica legale della fusione, che renderà effettivo il passaggio della Fox in mano Disney, i Marvel Studios, la Warner Bros e James Gunn siano usciti finalmente allo scoperto, rompendo quell'assordante silenzio che ritenevamo erroneamente facile e colpevole. Si è invece trattato come sempre d'immagine e di affari, questa volta più di molte altre trattati magistralmente, con coraggio e dedizione, in una grande mossa esemplare e significativa contro ogni atteggiamento di trollaggio, contro ogni differenza, contro qualsiasi presa di posizione e il più becero qualunquismo. Un insegnamento che non dimenticheremo facilmente.

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