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James Gunn, Guardiani e Disney: facciamo un po' di chiarezza

Tra rumor, speculazioni e report, la confusione sta regnando sovrana nel caso mediatico dell'anno tra Disney e il regista di Guardiani della Galassia.

speciale James Gunn, Guardiani e Disney: facciamo un po' di chiarezza
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Quando manca la luce delle conferme ufficiali, si brancola nel buio dei rumor e delle fonti più o meno attendibili. E nell'oscurità speculativa e mediatica, il caso del licenziamento di James Gunn ci si ritrova completamente immerso, esattamente al centro di due fronti opposti.
Da una parte c'è infatti il fallout via social scatenato dal suo allontanamento, con amici e colleghi che hanno prontamente preso le difese del regista di Guardiani della Galassia, mentre dall'altra c'è la Disney con la sua apparentemente inoppugnabile decisione e un piccolo - ma significativo - drappello di sostenitori del movimento alt-right, che sta tentando di dare insignificante spessore alla scelta di Alan Horn, continuando a definire Gunn un "pro-pedofilia e stupro".
A ergersi guida illuminata dei dissidenti c'è soprattutto Dave Bautista, l'interprete di Drax, che rispetto ai colleghi Guardiani sta costantemente aggiungendo pepe alla vicenda, scagliandosi con attacchi feroci contro la Disney, definendo il suo lavoro per "una società che ha assecondato una campagna cybernazista" davvero "nauseante".
L'attore e wrestler è andato anche oltre, chiedendo alla compagnia "un recasting del suo ruolo e una sua rescissione del contratto" semmai lo script (completato, lo ricordiamo) di James Gunn per Guardiani della Galassia Vol. 3 non dovesse essere utilizzato. Questo, al momento, è l'apice della faccenda, ma dopo le parole di Bautista sono giunti prima dei rumor e dopo due report contraddittori, anche se il secondo e ultimo dell'Hollywood Reporter è obiettivamente quello più affidabile per la natura illustre del sito. Proviamo a riepilogare quanto successo negli ultimi giorni, così da "uscire a riveder le stelle" a proposito di una vicenda il cui finale resta tutt'altro che scontato.

Auto diverse, stessa strada

Agosto si sta rivelando il mese più caldo dell'estate, sia per le temperature che per quanto riguarda il licenziamento di Gunn. Tutto appare surriscaldato, partendo dall'ira funesta di Drax, Achille della situazione, fino alla fredda e distaccata scelta della Disney. Assalita su più fronti, con l'accordo con la Fox ormai formalmente concluso (legalmente il prossimo anno) e con molti attori pubblicamente intervenuti in difesa di James Gunn, la società guidata da Bob Iger ha infatti deciso di "frenare" e riesaminare il caso. È un ripensarci lento e ponderato, che deve tenere conto della difficile posizione nella quale la Casa di Topolino si è volontariamente chiusa, tra l'incudine e il martello.
È così che si sono allora aperte delle negoziazioni per la "buona uscita" di Gunn da Guardiani della Galassia Vol. 3, dato che il contratto prevede un pagamento anche per la mancata realizzazione del film, e questo perché i tweet del regista risalgono a molti anni prima rispetto alla sottoscrizione dell'accordo. Ora, l'occasione di un dialogo obbligato con Gunn potrebbe dar modo alla società di rinsavire e provare a ridiscutere termini e motivazioni del licenziamento.
Quando il 1° agosto scrivevamo di un incontro tra il regista e la Disney per un reintegro, in realtà si trattava proprio di queste negoziazioni per la buona uscita, anche se adesso avrebbero preso una piega differente, anche grazie a ingerenze esterne non di poco conto.
Il recente cursus degli eventi è infatti il seguente: Bautista minaccia di volersene andare semmai non venisse utilizzato lo script, Omega Undeground riporta (in modo del tutto non confermato) la notizia che la Disney avrebbe già deciso di abbandonare la sceneggiatura del regista e infine l'Hollywood Reporter (con fonti più affidabili ma comunque non ufficiali) rivela le negoziazioni.
Particolare interessante e significativo di quest'ultimo report è stato però questo: mentre Gunn e la Disney si stavano accordando per la buona uscita, diverse major come la Warner Bros. avrebbero cominciato a contattare insistentemente il regista per proporgli una collaborazione, sottraendolo così dalle mani della Disney.
Ed è qui che la situazione ha preso una piega positiva, tutto in virtù di una clausola che obbliga Gunn a non poter instaurare nuove trattative lavorative prima della rescissione del contratto. Se questo dovesse essere rescisso con l'utilizzo dello script di Gunn, al regista spetterebbero tra i 7 e i 10 milioni di dollari, anche se ovviamente il filmmaker starebbe cercando di alzare il prezzo al netto della necessità della Disney di mantenere le date di produzione intatte (scartare la sceneggiatura significherebbe uno slittamento obbligato di Guardiani della Galassia Vol. 3 oltre il 2020). La compagnia, così, sarebbe estremamente aperta all'idea di utilizzare la proprietà intellettuale di James Gunn, se non addirittura interessata a un suo reintegro.

La decisione di licenziare Gunn e interrompere ogni rapporto seguiva i tweet di dubbia ironia del regista (vecchi di più di 6 anni) ripescati da Mike Cernovich e Jack Posobiec, e questo in virtù di una politica family friendly che da sempre contraddistingue la compagnia.
Vivendo in una Hollywood oggi come non mai politically correct che non accetta troppi contraddittori, la Disney pensava di aver operato la scelta migliore per i propri interessi, convinta forse di ricevere più appoggio mediatico e soprattutto che altre major non avrebbero contattato il regista dopo lo scandalo.
Brutte notizie, però: la stampa di settore americana e internazionale è insorta contro la decisione, amici e colleghi hanno descritto Gunn come "una persona buona e di gran cuore" (con Gunn stesso che più volte si è pentito dei suo vecchi tweet) e soprattutto la concorrenza ha rivelato grande interesse nel lavorare con Gunn, "decisione che gli studios prenderebbero in un secondo" - dice un famoso produttore all'Hollywood Reporter.
Ora, provate a fare uno sforzo di fantasia e immaginare la scena. La Disney è alla guida di una macchina che procede lenta e sicura lungo la strada, verso il futuro. Tra i passeggeri c'è James Gunn, grande conoscitore di motori e aiuto importante, che viene però fatto scendere per incongruenze di pensiero: "Fai troppo baccano, alla lunga potresti darci fastidio. Meglio evitare". Gunn scende e resta lì, fermo, mentre la macchina della Disney riprende la sua corsa. Il regista accetta la decisione, ma non può restare lì per sempre, così fa l'autostop e si fermano diverse autovetture, come quella della Warner.

A sinistra, vedendo la scena, sorpassa un secondo veicolo, che chiama la Disney: "Ehi, guardate che stanno facendo salire James su un'altra auto importante". La Disney resta un secondo catatonica. Brusca frenata. Retromarcia a tutta manetta.
La Warner e altri hanno parcheggiato, nascondendosi, a pochi metri da dove si trova Gunn, esposto al caldo dell'opinione pubblica se non fosse per un albero forte e robusto che gli fa ombra (Bautista). Si affianca la macchina della Disney e gli fa: "Forse abbiamo esagerato, magari proviamo a trattare un tuo ritorno".
Ma Gunn, a questo punto, ha il potere contrattuale dalla sua parte, e non è detto che voglia per forza risalire, protetto da quella poca ma essenziale ombra e con un'auto a pochi passi da lui, pronta a lasciargli il sedile del passeggero alle condizioni da lui ritenute più opportune. Come potrebbe finire questa storia, secondo voi?

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