James Bond: storia nascosta di un'icona cinematografica

Ripercorriamo insieme gli aspetti più nascosti della saga dedicata alla spia più famosa del cinema: James Bond.

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James Bond è certamente uno dei personaggi più iconici della storia del cinema e, ancor prima, della letteratura di genere. Nonostante gli elementi caratteristici del "marchio" siano conosciuti da chiunque, sono moltissime le curiosità ignorate dai più. La spia inglese infatti non è solo Martini, auto di lusso e vestiti di sartoria, nasconde in realtà una storia lunga oramai più di mezzo secolo. Questo speciale si concentrerà in particolare sugli attori, i capitoli apocrifi e l'autore del leggendario brand 007.
James Bond nasce infatti dalla prolifica penna di Ian Fleming. Quest'ultimo, ufficiale della Royal Navy, fu un agente del Servizio Informazioni della Marina durante la seconda guerra mondiale. Fleming, dopo una buona carriera nel giornalismo, iniziò a scrivere relativamente tardi di narrativa.

Il padre di James Bond

Fu solo per sfuggire alle "noie del matrimonio" (un matrimonio però molto conveniente per il nostro) che l'ex-spia iniziò a cimentarsi nella stesura di romanzi con marcati spunti autobiografici. Dopo Casino Royale, lo scrittore lavorò al suo personaggio con grande regolarità, per circa quattro mesi, ritirandosi nella sua tenuta giamacaina "Goldeneye" (che ispirò il titolo del diciassettesimo film, il primo con Pierce Brosnan).
Forte fumatore e altrettanto dedito all'alcool, Fleming plasmò il suo Bond proiettando e ingigantendo alcune delle sue peculiarità, creando un personaggio che nei libri risulta essere terribilmente misogino (seppur con delle venature romantiche), solitario, amante dei vizi, noncurante del pericolo ma anche profondamente attaccato al dovere e all'amore patrio.
I romanzi non ottennero subito un grande successo, nonostante le buone recensioni della critica e di autorità della letteratura quali Raymond Chandler, padre del malinconico Philip Marlowe.
Quando però le vendite editoriali iniziarono a registrare cifre discrete, Harry Saltzman acquistò i diritti delle opere di Fleming, mettendosi poi in società con Albert Broccoli per la produzione dei film, fondando la EON Production. Nel 1962 Agente 007 - Licenza di uccidere fu un successo planetario, lanciando la carriera del poco conosciuto Sean Connery e della EON Production, che da allora produrrà tutti i film della spia inglese, legandosi indissolubilmente alla famiglia Broccoli (la figlia di Albert, Barbara, è ancora oggi proprietaria della società).
Fleming scrisse 12 romanzi e una raccolta di 2 racconti brevi dedicati alla sua creatura, tutti utilizzati o rimaneggiati per esigenze cinematografiche. A oggi, chiaramente, considerando che i film ufficiali sono 24, sono state utilizzate anche sceneggiature originali, nonché romanzi non appartenenti a Fleming, ma pubblicati dalla sua casa editrice e quindi di diritto appartenenti alla saga ufficiale.

Lazenby e Dalton

Per quanto concerne gli attori che si sono legati alla figura della spia più famosa del mondo, esclusi i grandi nomi di Daniel Craig, Sean Connery, Roger Moore e Pierce Brosnan, è opportuno concentrarsi sui due meno conosciuti dal grande pubblico. Il primo è George Lazenby (Agente 007 - Al servizio segreto di Sua Maestà, 1969) che prese il posto di Connery dopo ben 5 film.
Modello di fama internazionale, Lazenby ottenne un buon successo di critica e pubblico, grazie a un'interpretazione elegante e convincente, affrontando tra l'altro uno dei temi meno sviluppati dell'intera saga: il matrimonio di Bond e la tragica morte della sua consorte. Lazenby venne riconfermato dai produttori ma rifiutò di proseguire in film successivi, lasciando quindi dopo solo una pellicola.
Tra le curiosità del lungometraggio, considerato uno dei migliori dai cultori di Bond, bisogna ricordare come la produzione, quasi temendo ritorsioni da parte del pubblico, non menzionò mai l'attore nelle locandine, lasciando addirittura la figura di 007 di spalle per i primi 5 minuti di film.
Dopo il breve ritorno di Connery (Agente 007 - Una cascata di diamanti, 1971) e il successo planetario di Roger Moore, è il turno di Timothy Dalton. Interprete sicuramente più famoso del collega Lazenby, Dalton dà vita a un Bond più duro, realistico e senza fronzoli, anticipando di molto quella che sarà la linea seguita per le pellicole con Craig.
Il secondo film in particolare (Agente 007 - Vendetta Privata, 1989) è uno dei più apprezzati dagli appassionati, grazie a una trama nettamente in rottura con i dettami classici della saga, tanto da coinvolgere la spia inglese in una spirale violenta e crudele che si pone addirittura contro lo stesso MI6.
Il James Bond a tratti rozzo e pragmatico di Dalton non riscuote grande successo in sala (è il peggior incasso di tutta la saga), complice anche il periodo di stanca del genere e la situazione geopolitica dell'epoca, che aveva anche cinematograficamente abusato dei temi legati alla guerra fredda. Bond tornerà solo nel 1995 con Pierce Brosnan, il quale segnerà un ritorno alle origini del personaggio fleminghiano, contraddistinguendosi per il savoir-faire scanzonato e irriverente.

I capitoli apocrifi

In ultima analisi tocca dare uno sguardo ai capitoli apocrifi della saga, ossia le due pellicole (se si esclude la parodia con Peter Sellers) Casino Royale del 1954 e Mai dire mai del 1983.
La prima è un adattamento televisivo, tratto dalla serie americana Climax! ben poco memorabile, ma interessante dal punto di vista della rielaborazione. I diritti del primo romanzo di Fleming - Casino Royale per l'appunto - furono venduti dallo stesso alla CBS, che ne realizzò un episodio di 50 minuti, nel quale James Bond divenne James "Jimmy" Bond, agente della CIA (Combined Intelligence Agency nel film), e i personaggi di Vesper e Mathis subirono una crasi fondendosi nell'ibrida Valerie Mathis.
La pellicola andò perduta, a eccezione di una copia in bianco e nero ritrovata nel 1981. A oggi il film rimane conosciuto più per velleità di cultura cinematografica che per altri particolari meriti.

La seconda pellicola, Mai dire mai , è un capitolo apocrifo (quindi non prodotto dal "clan" Broccoli), che sfruttò le controversie legali in merito al romanzo Thunderball: Operazione Tuono. Quest'ultimo fu il frutto di una rielaborazione fatta da Fleming di una precedente sceneggiatura a cui lui stesso collaborò, ma che venne stesa da Kevin McClory.
La disputa permise quindi la realizzazione di un remake, per il quale - grazie a un ingaggio milionario e una percentuale sui profitti - venne coinvolto Sean Connery. Connery, a dodici anni di distanza dal suo ultimo Bond-movie ufficiale, e superati abbondantemente i 50 anni, si mise nuovamente in gioco, dando vita a uno 007 molto più disilluso, consapevole dei propri limiti e rassegnato a dover salvare la situazione pur con molte, troppe, difficoltà.
Il film insomma è il ritratto di un supereroe al tramonto, di una spia che si è spinta ben oltre le proprie capacità. Questi aspetti ben poco "bondiani" pongono Mai dire mai nella lista dei migliori lavori dedicati all'agente segreto inglese, pur in un contesto che ha sempre fatto dell'iconicità e non dell'artisticità il proprio marchio di fabbrica.
In chiusura una divertente curiosità: il titolo del film, che in coda è attribuito alla moglie di Connery, Micheline. Quest'ultima effettivamente propose di ricordare una dichiarazione del marito di qualche anno prima, che affermò di non voler recitare "mai più" in un film di James Bond. Ma, appunto, Mai dire mai.

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