James Bond: i migliori 10 film su 007, aspettando No Time To Die

In attesa che No Time To Die arrivi nelle nostre sale, ecco una Top 10 dedicata ai migliori film sull'Agente 007, James Bond.

James Bond: i migliori 10 film su 007, aspettando No Time To Die
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Sono ormai sono 54 anni che l'agente segreto inglese James Bond, frutto della fantasia di Ian Fleming, è una presenza fissa nell'immaginario collettivo, un eroe che ha saputo cambiare interprete e calarsi nelle diverse epoche storiche, mantenendo però coerenza e fascino. Non è affatto un caso, infatti, se nel 2021 attendiamo con ansia di vedere un nuovo capitolo della saga al cinema, quel No Time To Die con Daniel Craig nei panni di 007.

È giunto quindi il momento di guardarci indietro e capire il perché di questa ansia, di fare un bilancio che tenga conto di quali siano state le avventure meglio riuscite di questo maschio alfa per antonomasia, a cui hanno prestato il volto alcuni degli attori più sexy e iconici di sempre. La sorpresa? Diversi tra i film in questa Top 10 dedicata a James Bond all'epoca non furono compresi o apprezzati come meritavano. Riscopriamoli assieme.

GoldenEye

La nostra classifica comincia con il primo film su 007 interpretato da Pierce Brosnan, che raccolse il testimone del non molto fortunato Timothy Dalton.

Brosnan non ha avuto un rapporto facile con James Bond, ma questo film, uscito nel 1995, dette nuova linfa e respiro alla serie del più famoso agente segreto di tutti i tempi, che ormai da diversi anni pareva incapace di stregare il pubblico. GoldenEye riuscì nell'impresa di creare un iter narrativo convincente e appassionante, slegato e al tempo stesso ancora connesso alla Guerra fredda, così come al caos che aveva colpito l'ex Unione Sovietica e alla guerra informatica. Brosnan donò al suo James Bond un gelido charme, ma si dimostrò anche capace di illuminarlo con una vulnerabilità e un'umanità che non passarono affatto inosservati agli occhi della critica, primo tra tutti il grande Roger Ebert, che recensì in modo entusiasta il film diretto da Martin Campbell. Buona parte della riuscita di questo nuovo capitolo della saga fu dovuta alla nemesi interpretata da un convincente Sean Bean, nei panni di quello che potremo in fin dei conti definire sostanzialmente l'alter-ego, il gemello malvagio della spia creata da Ian Fleming. Izabella Scorupco interpretò Natalya Simonova, una programmatrice e partner femminile molto distante dai cliché del passato, che furono decostruiti dalla villain Xenia Onatopp di Famke Janssen. Novità non da poco per la saga.

Solo Per i Tuoi Occhi

Tra i film che nel tempo sono stati maggiormente rivalutati vi è sicuramente Solo Per i Tuoi Occhi, uscito nel 1981 e diretto con mano sicura da John Glen, tra i cineasti più prolifici della saga.

Creato sulla base dell'omonimo romanzo di Fleming ma con anche elementi del suo racconto breve "Risico", nonché di molti altri scritti della saga, il film si rivelò un grande successo commerciale, anche se la critica si dimostrò tiepida al tempo. Il motivo principale è da ricercarsi in un tono considerato eccessivamente serio. Il solitamente autoironico e spumeggiante Roger Moore qui era costretto a confrontarsi con un mondo in cui dominava l'incubo dell'olocausto nucleare, in accordo con il ritorno del clima da Guerra Fredda degli anni '80.
Fino a quel momento, James Bond si era mosso bene o male all'interno di un mondo fatto soprattutto di belle donne, gadget, nemici alquanto eccentrici e grandi voli di fantasia.
Qui invece c'erano corruzione, morte e tradimenti, e l'agente segreto avrebbe dovuto sudare sette camice per evitare che codici nucleari britannici finissero nelle mani del KGB.

Glen si dimostrò un regista dalle idee molto chiare. Dopo il successo dell'avventura spaziale di Moonraker, assieme ai produttori capì perfettamente che era il momento di ritornare con i piedi per terra, di mostrare qualcosa di inedito, un film che più che all'avventura fosse connesso al thriller, allo spionaggio cupo e realistico. Moore fece del suo meglio per far rimanere Bond una simpatica canaglia. Allo stesso tempo il modo in cui questi riusciva a trionfare con astuzia, forza di volontà e determinazione, piuttosto che con gadget costosi, pose le basi per un rinnovamento del genere spionistico.

La Spia che mi Amava

Uno dei Bond movie di maggior successo di sempre, perlomeno per quello che riguarda l'incasso, la capacità di divertire e di stupire il pubblico, e di lanciare definitivamente la stella di Roger Moore - che riuscì a imporsi come uno 007 di irresistibile fascino, autoironia e fisicità.

La Spia che mi Amava non aveva un iter narrativo particolarmente creativo, di base con il suo magnate e genio del male Karl Stromberg fece il verso a tanti nemici passati dell'agente segreto britannico. La differenza era nella confezione, la resa estetica, il ritmo e le scene d'azione spettacolari per l'epoca, così come l'aver trovato in Barbara Bach una Bond girl assolutamente sensazionale e innovativa. Sexy, astuta, impavida, fa da perfetto contraltare a uno 007 spumeggiante e romantico.

Con una scena iniziale che ancora oggi è considerata la più spettacolare e iconica di sempre, La Spia che mi Amava donò al pubblico anche un vilain fantastico come Jaws, uno dei più divertenti e fantasiosi mai concepiti.
Poco importa che la trama fosse alquanto improbabile e forse anche desueta. I gadget, il ritmo, l'eleganza, le atmosfere romantiche e avventurose, la fantasia dell'insieme che omaggiava Jules Verne col tempo ne fecero uno dei film più amati della saga. Altro elemento a lungo sottostimato fu un accenno di disgelo verso la controparte sovietica, descritta in modo sicuramente meno malvagio ed estremo rispetto ad altre volte.

Skyfall

James Bond l'abbiamo visto sotto tante vesti e momenti diversi, ma vulnerabile come in Skyfall mai. L'agente segreto che ha fatto del controllo totale delle proprie emozioni un marchio di fabbrica, nel film di Sam Mendes diventò invece un monumento all'emotività più incontrollata, in un viaggio alla scoperta della propria anima.

L'invincibile seduttore di donne qui diventa un uomo tormentato, ferito, afflitto da disturbi da stress post traumatico, da incubi e sensi di colpa. Daniel Craig recuperò terreno rispetto al deludente Quantum of Solace (al seguente link la recensione di Quantum of Solace), ritornò alla sua recitazione spezzata e fatta di tensione, grazie alla quale decostruì completamente i pilastri che avevano reso Bond per tanto tempo il modello maschile a cui aspirare. Questo è un film in cui affiorava il rapporto ambivalente con la sua professione, ma soprattutto veniva analizzato il legame con M, a cui Judi Dench dona grazia ma anche imperfezione, la priva della sua fredda efficienza. La morale è che gli uomini come Silva o Bond in fin dei conti hanno sempre un vuoto da colmare, un dolore da soffocare. Meravigliosamente pittorico dal punto di vista estetico, è sublimato da una regia imprevedibile e creativa, come se ne sono viste poche nella saga.

Vendetta Privata

Uno dei film su 007 più violenti, atipici, spiazzanti, capace di sorprendere sia la critica che il pubblico, staccandosi dal cliché tutto sommato rassicurante della saga. Timothy Dalton ci donò un James Bond viscerale, oscuro e istintivo, connesso a una trama che, come suggeriva il titolo, non vedeva il grande agente segreto alle prese con una crociata per salvare il mondo, ma impegnato in una vendetta personale per un amico agente della CIA, massacrato da un narcotrafficante.

Tra i vari villain, Sanchez (interpretato da Robert Davi) si guadagnò il suo posto nella storia grazie a una caratterizzazione che non ne fece un megalomane e dispotico aspirante dittatore. Sanchez era il ritratto fatto e finito di una crudeltà che il pubblico conosceva molto bene, quella dei boss della droga, dei cartelli che in quegli stessi anni sommergevano di cocaina gli Stati Uniti.

Dove vi erano gadget fantasiosi, donne sofisticate e un orgoglioso gusto kitsch, Vendetta Privata invece offrì morti gargantuesche, torture, corpi dilaniati da squali, risse nei bar e sparatorie, più tutto un campionario inesauribile di scene d'azione cruente e molto più realistiche di quelle del passato. Rimane sicuramente il rimpianto per un'opera sottovalutata, a lungo bistrattata, e che invece ebbe il merito di rinnovare il genere, dimostrare che Bond poteva essere qualcosa di più di ciò che era nel passato.

Casinò Royale

I dubbi legati a Daniel Craig, se fosse stato o meno in grado di essere credibile nei panni di James Bond dopo la sensualità british e algida di Pierce Brosnan, vennero spazzati via da questo film, tra i più belli, sorprendenti e innovativi della saga.

Tratto dall'omonimo romanzo di Fleming, Casino Royale è un film dal ritmo perfetto (come, a suo tempo, vi raccontammo nella nostra recensione di Casino Royale), in grado di coniugare scene d'azione di altissima spettacolarità e audacia, con una profondità che stupì pubblico e critica. L'iter narrativo è abitato da personaggi affascinanti, connessi al tema del doppio, in un mondo fatto di bugie e false piste, dove trionfa una scrittura che toglie forza e assieme monotematicità al leggendario agente segreto. Rimane l'universo di contorno fatto di belle donne, gadget avveniristici, ironia, ma tutto viene soffocato e messo in disparte dalla contrapposizione tra uno 007 insicuro e la bellissima Vesper Lynd di Eva Green. Più che una storia d'amore, il loro è un riconoscersi come parte di una vulnerabilità, una disperazione esistenziale, una fragilità arginata da una maschera pirandelliana fatta di efficienza e incomunicabilità. A perfetto compendio di tutto questo, Mads Mikkelsen ci offre un villain fra i più carismatici e inquietanti di sempre.

Tra tavoli da poker, inseguimenti, combattimenti, il climax di una decostruzione totale di ciò che pensavamo di Bond è raggiunto dalla scena della tortura finale, di base la più scioccante e metaforica che si ricordi. In essa assistiamo alla distruzione dell'ideale di perfezione fisica e sessuale che 007 ha sempre rappresentato. Ciò che rimane non è più un superuomo ma un uomo e basta, con il suo coraggio e le sue paure, i sentimenti e i sensi di colpa.

Agente 007, al Servizio Segreto di Sua Maestà

George Lazenby è stato vittima incolpevole della storia cinematografica di 007. Ancora oggi, viene indicato come il prototipo incompiuto del James Bond perfetto, forse quello in realtà più fedele all'ideale immaginato da Ian Fleming, anche più del leggendario e iconico Sean Connery.

Lazenby venne letteralmente massacrato dalla critica, che lo considerò sciapo e senza mordente, una specie di doppione senza carisma di Sean Connery. Invece all'interno del film diretto da Peter Hunt egli rappresentò in pieno quello spirito avventuroso, romantico e audace che Fleming aveva dato al suo personaggio. Al Servizio Segreto di Sua Maestà univa in modo perfetto la componente melò con quella della spy-story, senza però rinunciare all'ironia - anche in numerose scene d'azione.

Il Bond di Lazenby fu sicuramente molto più umano, meno sicuro di se stesso, meno sprezzante di quello di Connery. Egli ci donò il ritratto di un uomo diviso a metà tra dovere e sentimento, sovente in difficoltà e spaventato. Rimarrà per sempre il dubbio di che cosa il modello australiano sarebbe stato capace di donarci, se la produzione e le riprese si fossero svolte in un clima più congeniale e meno opprimente, a cui peraltro in realtà fece da contraltare un ottimo incasso, che però non convinse l'aspirante star a tener fede al suo contratto.
Registi del calibro di Nolan e Soderbergh lo hanno indicato come uno dei loro film preferiti.

Licenza di Uccidere

"Bond, James Bond...". Nel 1962, Licenza di Uccidere fece conoscere al mondo un personaggio che avrebbe cambiato totalmente il concetto di eroe cinematografico.

Girato con un budget in realtà abbastanza modesto persino per l'epoca, Licenza di Uccidere di Terence Young ha semplicemente cambiato il genere spionistico, introdotto per la prima volta quello che poi sarebbe diventato il suo rappresentante più iconico e leggendario. In questo film era presente tutto l'universo che avrebbe reso successivamente la saga di James Bond unica nel suo genere. Avventura, segreti svelati, inseguimenti e location esotiche e misteriose, donne bellissime, sicari spietati e soprattutto il villain Dr. No simile a un ragno tessitore, un rettile narcisista incredibilmente astuto, con cui Fleming omaggiò Arthur Conan Doyle e il suo Moriarty.
Successo semplicemente sensazionale al botteghino, Licenza di Uccidere trasformò Sean Connery in una star internazionale (qui vi abbiamo raccontato i migliori momenti di Sean Connery come James Bond), nei panni di un eroe che avrebbe attraversato mode, stravolgimenti e rivoluzioni della settima arte. Tra le più grandi qualità di questo film va sottolineata la chiara parodia dello stesso genere cinematografico di appartenenza, il non prendersi troppo sul serio che ha reso questo personaggio un modello di seduzione senza pari.

Dalla Russia con Amore

Uno dei film più celebrati della serie. Dalla Russia con Amore è dove la componente avventurosa si armonizza meglio a quella romantica, all'interno di un intricato iter narrativo solo in parte connesso all'omonimo romanzo di Fleming.

Il Grant di Robert Shaw fu una delle nemesi più pericolose e coerenti dell'universo di 007, invece Sean Connery fu in grado di perfezionare e rendere ancor più affascinante il personaggio di Bond (poco dopo la sua scomparsa infatti abbiamo ricordato Sean Connery come una spia immortale). Grazie alla sceneggiatura di Johanna Harwood e allo charme di Connery, Bond diventò conservatore e innovativo, rappresentazione di un ideale di virilità e bellezza teoricamente conforme alla norma, ma totalmente slegato dalla moralità e dalla linea di pensiero della società di quegli anni.

Oltre a essere incredibilmente divertente, con scene d'azione mai banali e colpi di scena azzeccatissimi, Dalla Russia con Amore ci ha fatto comprendere la natura ibrida di questo personaggio, diviso a metà, un corpo estraneo a quella società che egli comunque difende, ma di cui è simbolo solo in apparenza. Perfetto nella regia e nel montaggio, Dalla Russia con Amore permise al franchise di penetrare nell'immaginario collettivo, di sedimentarsi con un'evasione, mai banale o volgare, quanto perfetta per un pubblico che chiedeva un eroe da idolatrare, un'avventura in cui immedesimarsi.

Goldfinger

Con Goldfinger la saga di James Bond diventa mitologia, eredità visiva e narrativa per i posteri. Nel 1963 questa pellicola introdusse tutta una serie di elementi che poi sarebbero diventati sostanzialmente irrinunciabili, anche in molti altri film di spionaggio.

La sola sequenza iniziale, in cui Bond trova il cadavere dorato di Jill, basta e avanza per metterlo tra i film più iconici di sempre, capace di parlarci anche di una dimensione sessuale in un modo fino ad allora inedito. Auric Goldfinger, psicolabile magnate dell'oro, in fin dei conti era anche il simbolo di quella avidità e mancanza di morale che stavano lentamente trasformando l'occidente. Goldfinger è stato il primo, vero grandissimo nemico di 007, un concentrato di malvagità e perversione. Assieme al suo braccio destro Oddjob ha fornito un prototipo narrativo diventato poi uno dei mantra della saga. Con Goldfinger i film su James Bond fecero un enorme salto di qualità anche in termini di budget, permettendo così l'inserimento nell'iter narrativo di gadget fantasiosi, location suggestive ed esotiche, nonché di un cast molto più numeroso e articolato rispetto al solito, in cui la femminilità si mosse con passo felpato e assieme innovativo. Pussy Galore (una leggendaria Honor Blackman), Jill e Tilly Masterson declinarono in modo definitivo le diverse anime della femminilità che da quel momento avrebbe caratterizzato ogni avventura dell'agente segreto. Straordinario successo di pubblico e di critica, Goldfinger è anche uno dei migliori spy movie della storia, uno dei più influenti e fantasiosi.

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