IT punta spedito agli Oscar 2018: la rivincita degli horror è vicina?

La Warner Bros. vuole IT agli Oscar 2018, contro ogni pregiudizio: ecco perché è importante che il film di Muschietti convinca l'Academy.

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Con l'avvicinarsi dell'inverno, del mese di febbraio, ogni appassionato di cinema che si rispetti inizia a pensare, sempre di più, a una sola cosa: i premi Oscar. Stiamo infatti per addentrarci in quel meraviglioso periodo fatto di pronostici, nomination, sogni e tifo da stadio per l'uno o l'altro film, l'uno o l'altro attore preferito. Quest'anno anche gli appassionati dell'horror avranno acqua da tirare al loro mulino, la Warner Bros. infatti ha già avviato la campagna promozionale per spingere agli Oscar il campione d'incassi assoluto di questo 2017: IT. Il film di Andy Muschietti, adattamento diretto dell'omonima opera di Stephen King, ha guadagnato in tutto il mondo quasi 700 milioni di dollari (per l'esattezza poco più di 677), diventando il film horror che ha guadagnato di più nella storia. Arrivare agli Oscar con un botteghino così corposo però non basta, bisogna sicuramente portare sul tavolo dell'Academy elementi ben più corposi, dunque la domanda che ci poniamo è: IT merita davvero di arrivare sul palco del Dolby Theatre di Hollywood?

Autori vs Generi

Spesso gli Oscar vanno a braccetto con film impegnati, autoriali, importanti, se guardiamo ai vincitori degli ultimi anni scopriamo che a portare a casa il premio più ambito sono state opere come Moonlight, un dramma generazionale che segue la vita di un bambino fino all'età adulta all'interno di un contesto malsano fatto di criminalità e droga, o ancora Il Caso Spotlight, l'appassionante ricostruzione di un vero caso di cronaca riguardante abusi su minori da parte della Chiesa. Nel 2015 è stata invece omaggiata l'arte di Alejandro González Iñárritu e di Birdman, l'anno prima i diritti civili e l'odio razziale di Steve McQueen e 12 Anni Schiavo. Per trovare un lavoro più leggero, premiato per i suoi colori e l'intraprendenza degli interpreti, bisogna arrivare al 2009, l'anno di The Millionaire e Danny Boyle, ancora meglio se scendiamo fino al 2004, quando un fantasy come Il Signore degli Anelli - Il ritorno del re è stato in grado di sbaragliare tutta la concorrenza. Casi del genere fanno sperare che IT non solo possa guadagnare più di una nomination, anche aspirare a qualche premio di rilievo, anche se in fondo - mai come questa volta - l'importante sta nel partecipare, non nel vincere a tutti i costi. Trionfare come Miglior Film infatti sarà un'impresa titanica e questo lo sappiamo bene. Tecnicamente il film di Muschietti, pur essendo validissimo, soffre di qualche difetto che all'interno del genere magari scompare e si dissolve, ma che rapportato in un contesto più qualitativo potrebbe contare eccome.


Pregiudizi e giustizia

Il vero problema però è rappresentato dall'agguerrita concorrenza: è l'anno di Sofia Coppola e del suo magnetico L'Inganno, che all'Academy potrebbe piacere da matti, ma anche di Dunkirk e Christopher Nolan, di Kathryn Bigelow e l'ottimo Detroit, ci sarà quasi certamente anche Phantom Thread di Paul Thomas Anderson da tenere in considerazione. Il nodo della questione però, come ricordavamo appena sopra, non è conquistare la statuetta della migliore opera, bensì è riportare il terrore nel tempio del cinema mondiale, per riconoscere i giusti meriti a un genere spesso ingiustamente bistrattato. A disposizione ci sono numerose categorie in cui IT potrebbe lasciare il segno, pensiamo al reparto costumi, alla sceneggiatura non originale, al sorriso sornione e terrificante di Bill Skarsgard. La storia ci insegna che sono sfide possibili, non desideri irrealizzabili: pensiamo a L'Esorcista di William Friedkin, capace nel 1973 di vincere due Oscar, ad Aliens - Scontro Finale, Miglior montaggio sonoro e Migliori effetti speciali, al Dracula di Francis Ford Coppola, capace di vincere addirittura tre premi. La lista potrebbe continuare con Lo Squalo, Misery non deve morire (trionfante grazie alla performance sovrumana di Kathy Bates), Il mistero di Sleepy Hollow, La Mosca, anche se non tutti sono horror puri e crudi. Che l'Academy snobbi la violenza? "Assolutamente no", dice Jason Blum della Blumhouse, "moltissimi film che arrivano agli Oscar sono violenti. Probabilmente attorno agli horror c'è tantissimo pregiudizio." Quasi certamente questa frase un fondo di verità ce l'ha, IT potrebbe dunque essere fondamentale per spazzare via in un sol colpo molta di questa diffidenza e portare la paura, quella vera, radicata e profondamente americana, sul tetto del mondo.

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