IT e la paura: ecco perché affrontare il mostro di Stephen King

La storia e il terrore dietro IT potrebbero spaventare in molti, eppure è importante prendere coraggio e affrontare la paura per celebrare l'opera stessa.

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Dopo mesi di attesa, e un hype cresciuto a dismisura dopo le ottime critiche provenienti dagli USA, finalmente la stampa italiana ha potuto vedere IT - ufficialmente in sala dal 19 ottobre. Di come Andy Muschietti abbia svolto il lavoro abbiamo parlato ampiamente nella nostra recensione, adesso però, dopo la visione, possiamo finalmente rispondere a una domanda che sicuramente in molti si saranno fatti: a chi è rivolta un'opera di questo tipo, un horror psicologico che non ha paura di mostrare le sue sfumature da thriller e film d'avventura? Da tempo ormai sentiamo dire, leggendo i vostri commenti o carpendo "voci nell'aere", che molte persone non vogliono affrontare il film per paura, perché il buio della sala e l'aspetto minaccioso di Pennywise sono eccessivi per il loro animo sensibile. Un sentimento comune soprattutto alle donne (ma non per sessismo eh, purtroppo è la verità), molti di voi da tempo combattono per convincere la propria dolce metà o i propri amici a diventare parte dell'esperienza al cinema. Bene, ci prendiamo la nostra responsabilità ovviamente, e a tutti gli scettici diciamo: non abbiate timore di affrontare faccia a faccia le vostre paure, questo film parla proprio a voi, andate al cinema anche se questo sarà l'unico horror che vedrete da qui ai prossimi 27 anni.

Lanciarsi nel vuoto

Un ruolo scomodo il nostro, come spingere qualcuno dal bordo di un precipizio a strapiombo su un lago (se avete visto Stranger Things potete capire), come lasciar andare un bambino da solo sulla bicicletta dopo avere appena smontato le rotelle, azioni che richiedono coraggio da una parte e dall'altra. Ve lo diciamo perché è proprio in questo che si nasconde il senso di tutta l'opera di Stephen King: affrontare un mostro metaforico ed etereo in grado di prendere la forma delle nostre peggiori paure. Un po' come Bruce Wayne che decide di diventare un uomo pipistrello proprio per esorcizzare la paura verso i fastidiosi topi volanti. I ragazzi protagonisti del film fanno questo percorso scena dopo scena, non senza dolore, arrivando però a controllare sia la loro ansia che le loro azioni. La stessa cosa avviene leggendo il libro o affrontando di petto il film, nel buio della sala senza possibilità di accendere luci o cambiare stanza. Perché in fondo scappare serve a poco, al contrario peggiora la situazione, poiché lascia le nostre paure esattamente lì dove le abbiamo trovate. Un tema tanto caro a tantissimi film e fumetti di genere, che trova il suo apice e la sua massima espressione proprio nella monumentale opera dello scrittore del Maine.

Tu non sei reale

Esattamente come i protagonisti del film, nonostante siate al di qua dello schermo, sarete anche voi dei "Losers" quando proverete ad entrare nell'avventura. Passo dopo passo, violenza dopo violenza, acquisterete sempre più sicurezza, sarete sempre più consapevoli, e una volta fuori dall'incubo avrete una visione completamente differente della paura rispetto al prima. Certo ci sarà da soffrire, questo è innegabile, più che affrontando il libro. La paura di IT - Il Film è tangibile, palpabile, ha forme ben precise, e nulla potrà impedirvi di saltare sulla sedia più e più volte. Il sorriso di Pennywise/Bill Skarsgard è il più terrificante e allo stesso tempo spettacolare che possiate immaginare, anche questo però è un aspetto fondamentale del percorso, fa parte della cura. Non vi è mai capitato di affrontare una montagna russa (o lo scivolo di un acquapark) con il terrore addosso? Quel giusto mix fra tensione e divertimento che poi alla fine si è trasformato in sollievo, e che vi ha spinto a rifare il gioco innumerevoli volte. Proverete lo stesso con il film di Muschietti e vi assicuriamo che il gioco vale assolutamente la candela; non parliamo assolutamente di un horror fine a se stesso come tanti se ne trovano in giro, ma di un lavoro psicologico minuzioso con un fine ben preciso.

Inoltre non sarete mai (lo sottolineiamo, MAI) soli: ci sarà sempre almeno un protagonista sullo schermo a farvi compagnia, a tendervi una mano ideale, se poi avrete anche qualcuno in carne ed ossa nella poltrona accanto sarà ancora più semplice. L'importante è non scappare, non ignorare, non far finta di niente e rimandare l'inevitabile: affrontate le vostre paure, soltanto così saranno poca cosa al vostro cospetto, una volta per tutte. Ricordate soltanto: "Tu non sei reale, questo non è reale", fuori e dentro lo schermo. Che IT ve la mandi buona.

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