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Iron Man nel futuro del MCU: lasciamo in pace Tony Stark

Una morte che dà valore a un'intera esistenza va rispettata e protetta per il suo valore narrativo e qualitativo. Anche se si tratta di Iron Man.

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Della sua morte ne abbiamo ampiamente discusso nel lungo percorso dell'Infinity Saga di Tony Stark, personaggio simbolo del Marvel Cinematic Universe interpretato dall'eccentrico Robert Downey Jr, che ha militato per undici anni tra le fila attoriali dei Marvel Studios guidati da Kevin Feige. Una vera e propria bandiera che con Avengers: Endgame è stata prima issata al massimo vertice del suo valore simbolico e successivamente abbassata a mezz'asta, per essere infine ammainata davanti agli occhi increduli dei fan di mezzo mondo, che ancora oggi - a sette mesi di distanza - sentono ancora rimbombare in testa quelle parole di autodeterminazione, sfida ed eroismo che hanno segnato il destino del "genio, miliardario, playboy, filantropo": "Io sono Iron Man".

Dopo la drammatica, eroica e commovente dipartita di Tony, molti degli appassionati del MCU hanno cominciato a domandarsi se quella fosse realmente la fine di Iron Man; se quell'addio tanto doloroso, per alcuni improvviso, repentino e a suo modo delicato fosse in realtà soltanto temporaneo, un passaggio necessario per andare oltre ma non per forza irreversibile. Ancora oggi esistono infatti delle fronde scontente di fan che chiamano a gran voce un nuovo film su Iron Man (il quarto, per la precisione), ma la risposta degli sceneggiatori Christopher Markus e Stephen McFeely a queste richieste è molto chiara: "Ci sarebbe un capitolo su Iron Man di troppo".

Eterno riposo

La verità è che già Iron Man 3 aveva segnato la fine del percorso in solitaria di Tony Stark. Proprio nel film di Shane Black si affrontava un discorso di autocritica necessario all'evoluzione del personaggio, a una sua prima e importante presa di coscienza. Faceva direttamente i conti con la propria arroganza, con la cecità data da vizi, ricchezza e potere, tutti elementi che da giovani rendono certamente la vita più luminosa, annebbiando però la strada verso il futuro. Si scontrava con i suoi demoni interiori e cominciava a esternare disturbi e paure causate dalla sua avventatezza, dalla sua audacia in combattimento e da un inarrivabile acume. Quello di Black è stato il tentativo più riuscito di scalfire la dura corazza di sarcasmo e cinismo di Iron Man, che da lì in poi è infatti diventato più umano, spaventato, insicuro ma ugualmente coraggioso. Prima in Avengers: Age of Ultron, dove si prendeva la responsabilità dei propri errori, poi in Captain America: Civil War, dove accettava un contraltare alla libertà d'azione dei supereroi così da limitare i danni di interventi non ritenuti sempre necessari.

Con Spider-Man: Homecoming scopre anche il valore più profondo dell'affetto paterno, che probabilmente lo spinge a chiedere a Pepper Potts di sposarlo e di avere un bambino in Avengers: Infinity War. Le cose sono poi degenerate: ha affrontato Thanos nello Spazio, ha visto i suoi amici essere cancellati dall'esistenza dalla Decimazione ed è stato tratto in salvo dopo una deriva potenzialmente mortale nell'infinità del cosmo.
Ripresosi dopo cinque anni, finalmente marito e padre di famiglia, ha infine scelto di mettersi un'ultima volta in gioco per salvare le sorti dell'intero universo e riportare in vita tutte le persone defunte.

Nel farlo, Tony ha valutato attentamente i rischi, capendo come l'unica strada per continuare a esistere in quanto persona e in quanto supereroe fosse quella del sacrificio, proprio come insegnato dai grandi miti greci, dall'epica, rispecchiandosi in pieno nei valori guerrieri più sacri della Kalokagathia, di una perfezione morale superiore. Il fatto è che Tony tutto avrebbe voluto fuorché morire e abbandonare la sua adorata Morgan, proprio verso la fine però comprende l'importanza dell'immolazione del singolo per una causa più grande che contempli amore, salvezza e giustizia.

Ed è così che un percorso lungo undici anni si conclude con uno schiocco di dita e una profonda, sincera ed emozionante quadratura del cerchio, che porta Tony a morire davanti agli occhi "dell'Universo tutto" in quanto simbolo di supereroismo illuminato, tanto da abbandonare con la parola la sua personalità umana per definirsi attraverso il suo alter-ego di ferro. E una morte tanto sublime che dà senso e valore a un'intera esistenza va rispettata e tutelata da qui agli anni a venire, così da proteggerne e mantenerne intatta ed essenziale la grande portata narrativa e qualitativa, senza esitazione. Proprio perché si parla di Iron Man.

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