Speciale Intervista a Simone Bianchi

Intervista esclusiva con Simone Bianchi, l'artista all italian di Marvel U.S.A.

speciale Intervista a Simone Bianchi
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In questi mesi su Everyeye, abbiamo ospitato le interviste a due artisti italiani che hanno ormai trovato casa e successo negli Stati Uniti. Si tratta di Enrico Casarosa, storyboard artist di Pixar, al lavoro sul suo primo lavoro da regista col corto che verrà proiettato prima di Cars 2, e Diego Stocco, il talentuoso genio del suono voluto da Hans Zimmer per la colonna sonora dell'esaltante Sherlock Holmes di Guy Ritchie. Proseguendo su questa linea, vi proponiamo ora questa interessantissima chiacchierata con Simone Bianchi, uno degli artisti di punta di Marvel US. Con lui abbiamo parlato della sua formazione artistica, di Marvel e Dc Comics e di film tratti dai più popolari fumetti delle due aziende e del futuro del mezzo. Ma anche di un sacco di altre cose. Per scoprirle, non vi resta che continuare a leggere la nostra intervista esclusiva con Simone Bianchi

Andrea Bedeschi: Ciao Simone. Beh, per cominciare partirei con una domanda forse un po' tragicamente marzulliana, alla quale però credo che non si possa sfuggire: Simone Bianchi parlaci un po di te, di come hai iniziato la tua carriera. Insomma, ti lascio carta bianca per raccontarti un po' ai lettori di Everyeye.

Simone Bianchi: Bentrovati a tutti i lettori di Everyeye. Mi stai chiedendo una sorta di presentazione, va bene. Su di me posso dire, per farla breve, che disegno fumetti da quando ho 15 anni, negli ultimi 6 anni ho lavorato per il mercato americano, essendo stato coinvolto in alcuni fra i maggiori progetti creativi in cui un italiano che faccia il mio lavoro possa essere coinvolto. So che detta così suona presuntuoso, ma non confondete l'orgoglio e la consapevolezza con la prosopopea: una grande miniserie che ha vinto un Eisner Award, scritta dal grande Grant Morrison, "Shining Knight"; una serie longeva di copertine sulle 2 testate ammiraglie dell'uomo pipistrello, "Detective Comics" e "Batman"; un ciclo di 6 storie di grande rilievo "Wolverine: Evolution" in cui abbiamo ucciso il nemico storico di Wolverine, Sabretooth; recentemente uno di Astonishing X-Men, per cui ho ridisegnato i costumi, che vengono a tutt'oggi utilizzati da tutti i disegnatori di questi personaggi (che probabilmente proprio in questo momento mi staranno maledicendo per la loro complessità..). Al momento, sto terminando una miniserie di 6 numeri di "Thor: for Asgard", scritta da Robert Rodi. Comunque, per chi volesse saperne di più, sul mio sito www.simonebianchi.com ci sono vita, morte e miracoli.

AB: Hai un background all'insegna dell'eclettismo: hai lavorato con case editrici di fumetti sia italiane che americane, hai creato delle cover per dei Cd musicali, hai fatto gli storyboard, le sceneggiature, il character design e quant altro di svariati videoclip di diversi artisti italiani, da Eros Ramazzotti ai 99 Posse. Quanto è importante, o quanto è stato importante, poter spaziare in maniera così libera in vari settori dell'ambito creativo?

SB: Da quando ho iniziato a lavorare negli Stati Uniti, uno dei commenti più frequenti riguardo al mio lavoro, sia da parte della critica che degli appassionati, è stato incentrato sulla riconoscibilità del mio segno. Penso che tutte le esperienze che ho fatto in precedenza, nei vari campi che hai appena citato, uniti alla mia passione per il mezzo fumetto, siano gli ingredienti della ricetta di questa mia riconoscibilità, a cui tengo enormemente. Ho tentato, in buona sostanza, di riversare il meglio, o almeno quello che credevo essere il meglio, di quanto ho appreso dalle varie esperienze, nei miei lavori, sia nelle pagine interne che nelle copertine. Soprattutto per quel che riguarda quest' ultime, il lavoro che ho svolto come illustratore durante gli anni, si è sicuramente rivelato un passaggio fondamentale e una palestra insostituibile.

AB: Nel tuo Curriculum c'è stata DC Comics e ora c'è Marvel. Che è un po' come se un game designer passasse da Nintendo a Sony o viceversa. Non sarò così bastardo da chiederti, in senso assoluto, quale sia il personaggio dei fumetti che preferisci, ma ti concedo l'opportunità di essere un po' più politically correct e rivelarci qual è il personaggio DC e Marvel che preferisci. Uno a testa, così non facciamo male a nessuno.

SB: Non ho nessun dubbio: DC per me è Batman, quanto MARVEL significa WOLVERINE, anche se alla Marvel ci sono una marea di personaggi che amo disegnare, soprattutto i cattivi.

AB: Cinema e fumetti ormai formano un binomio inscindibile. Tu hai messo la tua arte "a disposizione" di personaggi già arrivati, con alterne sorti, sul grande schermo: Batman, Spiderman, Wolverine, gli X-Men. Fra quelli già giunti nelle sale, quali preferisci?

SB: Sarò costretto a ripetermi: sicuramente gli ultimi capitoli della saga cinematografica dell'uomo pipistrello sono stati fenomenali; però recentemente mi sono rivisto la quadrilogia degli X-Men e anche lì è stato fatto un lavoro grandioso. D'altronde Bryan Singer, il regista dei primi 2 capitoli, è un dichiarato appassionato del genere.

AB: quando Warner Bros ha iniziato a diffondere il materiale promozionale per Green Lantern, su Variety è uscita un immagine ufficiale distribuita dalla major che sembrava a tutti gli effetti una piccola variazione della tua cover per Green Lantern #10. Ti sei sentito lusingato della cosa?

SB: Sì, molto lusingato, proprio l'altro giorno ne parlavo con Geoff Jons (Chief Creative Officer di Dc Comics, ndr.), che peraltro è largamente coinvolto nella lavorazione del film. Però non è la prima volta che succede, perché se ti ricordi uno dei manifesti promozionali del secondo capitolo di Batman, Batman Returns, ritraeva un primissimo piano dell'uomo pipistrello con un batrang in mano, e anche in quel caso è stato detto che la citazione fosse piuttosto palese. Beh, se non altro, nel caso di Green Lantern, la DC mi ha pagato per il riutilizzo su Variety!

AB: visto che abbiamo parlato di quelli già usciti, a questo punto ti domando quali sono i cinecomic che attendi con maggior trepidazione. Immagino che un certo Thor e un certo Lanterna Verde possano rientrare nella lista....

SB: Sì, sono molto curioso di vedere cosa si sono inventati per entrambi! E anche se, a differenza credo di chiunque altro, non sono stato un grande fan dei film di Iron Man, sono curioso di guardare i Vendicatori, oltre che il terzo capitolo del nuovo ciclo di Batman.

AB: torniamo a parlare direttamente di te. In cosa pensi risieda il tuo tocco? Grazie a cosa pensi di aver conquistato il gotha del fumetto mondiale? Voglio dire, uno come Sal Abbinati non penso s'impressioni per la prima vignetta che gli capita a tiro.....

SB: Nel caso di Sal, penso che il mio background Italiano, da artista classico con reminiscenze della nostra storia dell'arte abbia rivestito un ruolo fondamentale, essendo lui in prima persona un grande appassionato di storia e di storia dell'arte italiana. Lui stesso è italoamericano di quarta generazione. Questo tipo di background penso sia stato in una certa misura il motivo che ha contribuito a dare al mio lavoro un'impronta leggermente diversa rispetto a quello che viene regolarmente prodotto negli Stati Uniti. Per il resto, ritengo che la mia passione e un forte senso competitivo mi abbiano aiutato moltissimo fino a questo punto della mia carriera, insieme ovviamente alla preparazione e al continuo lavoro, che spero di mantenere vivi e coltivare durante i prossimi anni.

AB: che stimoli ti ha dato il poter lavorare con una leggenda vivente come Grant Morrison?

SB: Tanti, anche se devo ammettere di aver affrontato quel lavoro in modo abbastanza incosciente, era la mia prima esperienza nel mercato statunitense e non sentivo appieno il peso della responsabilità: questo mi ha fatto affrontare il compito in modo più sereno. Grant è un personaggio eccezionale, anche umanamente, un maestro nell'autopromozione e, inutile a dirsi, uno sceneggiatore dotato di un talento assolutamente fuori dal comune. Conto letteralmente i giorni prima di avere la possibilità di tornare a lavorare insieme.

AB: immagino che avere la fortuna di poter disegnare e lavorare con quegli stessi personaggi che ti facevano sognare da ragazzino, quando hai mosso i primi passi nel mondo del fumetto, ti dia ancora delle emozioni bellissime e intense. Tuttavia, avendo a che fare con un pantheon di character che esistono da prima che tu nascessi, suppongo, ma magari mi sbaglio, che tu debba sottostare anche a certe direttive editoriali ben precise quando si tratta di reinterpretare questo o quell'eroe. Ogni supereroe ha un suo schema comportamentale ben definito, una sua anatomica da rispettare. E' frustrante dover fare i conti con questi fattori o, paradossalmente, sono limitazioni dalle quali possono scaturire delle soluzioni artistiche nuove ed inattese?

SB: Innanzitutto devo dire che non ci sono grandissime limitazioni o regole troppo ferree da seguire. Anzi, in America ho trovato una libertà creativa che qui da noi penso non sia neanche lontanamente auspicabile, quindi questo tipo di sforzo nei fatti non l'ho mai sentito e se poi c'è stato, in realtà non me ne sono accorto. E per quello che riguarda gli stimoli, ho sempre voluto disegnare questi personaggi e il solo fatto di poter lavorarci mi gratifica e mi stimola già di per sè.

AB: parlandoti con tutta la sincerità del caso, il trailer di Thor mostrato al Comic Con mi ha lasciato quantomeno perplesso, soprattutto per la resa dell'outfit dei personaggi sul grande schermo. Ma rimando ogni giudizio all'uscita del film. Ciò nonostante, quali sono gli errori che un regista non dovrebbe mai commettere, a tuo modo di vedere, in un cinecomic?

SB: Quello più evidente, che mi sembra invece spesso accada, sia non attenersi fedelmente alla natura del personaggio, sia da un punto di vista letterario che grafico. E mi sembra che da questo punto di vista Kenneth Brannagh, da quel poco che ho visto, abbia fatto un ottimo lavoro. Spero che comunque il film sia incentrato al 90% sulla parte mitologica-fantasy del personaggio e di Asgard.
Paradossalmente, però, credo non si debba neanche portare sullo schermo in maniera acritica quello che si vede sull'albo, "traducendo" in modo impersonale quello che si è letto su un albo. Il mio parere è che non si deve fare una trasposizione troppo fumettistica dei personaggi, bensì adattarli in qualche modo al grande schermo, anche per un pubblico anche più "adulto", ma mi sembra che da questo punto di vista la maggior parte delle produzioni abbiano colto nel segno.

AB: in merito alla tua attività d'insegnante d'anatomia per fumetti, che aspettative hai verso il futuro del mezzo rappresentate dalle nuove leve? Esistono delle concrete possibilità di carriera in Italia o il destino di ogni bravo italiano capace di fare qualcosa per merito e non per raccomandazione resta quello dell'espatrio?

SB: Sono molto felice che tu abbia fatto questa domanda, che affronta il problema della meritocrazia. Posso assicurati che in America, sia per quel che riguarda gli scrittori che i disegnatori, lavori solo ne hai le capacità. Purtroppo in Italia, senza fare nomi o casi specifici, ho visto succedere, a volte, il contrario. Seguendo la logica delle cene, dell'amico dell'amico, ho visto "arrivare" disegnatori e scrittori che forse avrebbero dovuto dedicarsi a tutt'altro. Non voglio dire che negli Stati Uniti sia tutto bello e qui da noi faccia tutto schifo, ma la situazione in Italia è realmente difficile: c'è una sola grande Casa Editrice, la Bonelli, e meno male che c'è; io peraltro ne sono da sempre un accanito fan e lettore avido. Pavesio sta facendo un lavoro eccezionale, ma è un tipo di prodotto di natura più élitaria, da fumetteria, e quindi può garantire lavoro a un numero inferiore di disegnatori e scrittori. Fossi un ragazzo di 20 anni, probabilmente proverei subito oltreoceano per il semplice fatto che c'è una professionalità e un rispetto per quello che facciamo diverso e delle reali, concrete possibilità lavorative. Speriamo che prima o poi nasca anche un altro Bonelli in Italia! Lo studio disciplinato dell'anatomia e delle nozioni base del disegno restano comunque un passaggio a cui nessun aspirante può nemmeno pensare di sottrarsi.

AB: domanda di rito. Il tuo parere circa la fusione Disney/Marvel. Non credi che la corsa al reboot o al prequel fatta dalle varie major per far si che non decadano i diritti di sfruttamento delle proprietà intellettuali Marvel pre-esistenti all'acquisizione da parte di Disney possa portare a dei prodotti standardizzati, realizzati con troppa fretta solo per "batter cassa?"

SB: E' troppo presto per dirlo: i veri effetti della fusione, sia da un punto di vista creativo che economico-promozionale, si vedranno a mio avviso tra qualche anno. Detto ciò, la cosa che a me premeva di più appena saputo dell'acquisizione, è che anche con la nuova dirigenza, ci venisse garantita la stessa libertà creativa e da questo punto di vista mi sono state date tutte le rassicurazioni del caso e finora non ho visto alcun minimo cambiamento. E comunque abbiamo già un esempio sul fatto che la qualità dovrebbe rimanere invariata, che è la Pixar: mi sembra che la qualità non sia diminuita dopo la fusione, ma anzi, anche a livello di scrittura delle storie, sia semmai addirittura aumentata. E' chiaro che il fattore economico ha un suo peso specifico molto forte in una multinazionale come ormai è la Disney/Marvel/Pixar, che deve tener conto anche delle vendite, oltre che dell'aspetto creativo, ma non credo che questo possa far alcun danno perché sono convinto che alla fine è la qualità che vende.

AB: pensi che la diffusione di device come l'iPad e i vari tablet potrà apportare una nuova linfa alla diffusione dell'arte sequenziale?

SB: E' molto difficile rispondere in questo momento; intanto speriamo che non porti alla pirateria, che è un problema di cui si comincia a parlare negli Stati Uniti. Per il resto, fintanto che gli appassionati continuano a leggere, poco importa su che supporto lo facciano. Devo dire anzi che su video le immagini hanno una resa migliore, visto che i bianchi e le luminosità dell'immagine si esaltano attraverso la luce del video.

AB: grazie per aver dedicato tempo ed attenzione ai lettori di Everyeye.