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L'Infinity Saga di Iron Man, da Uomo di Ferro a vero eroe - Ultima Parte

Concludiamo il viaggio di Tony Stark nel MCU arrivando alla Fase 3 del suo percorso, quella più importante, che lo ha reso anche mentore e figura paterna.

speciale L'Infinity Saga di Iron Man, da Uomo di Ferro a vero eroe - Ultima Parte
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Concludiamo il viaggio di Tony Stark (Robert Downey Jr) all'interno dell'Infinity Saga del Marvel Cinematic Universe con l'Ultimo speciale dedicato al suo percorso d'evoluzione psicologica e caratteriale. La Fase 2 terminava con la vittoria degli Avengers su Ultron (anche se in realtà a chiudere il macro-arco narrativo c'era Ant-Man), da lì l'inizio della presa di coscienza di Tony: potrebbero essere i Vendicatori la vera minaccia? Il dubbio sorge osservando le loro azioni e successive conseguenze: morte e distruzione, a volte anche causate da un problema creato direttamente da loro. La furia di Hulk contro Iron Man in modalità Vittoria, Sokovia vicina a diventare un meteorite artificiale e infine Lagos, in Nigeria, all'inizio di Civil War.
Per Tony c'è un pattern che va spezzato, anche dopo aver sentito la sofferenza di una madre che ha perso il figlio durante Age of Ultron: non esita allora a schierarsi dalla parte dell'ONU e del Governo Americano, parteggiando per un controllo politico e militare degli Avengers. Serve un freno a un potere tanto grande, una giurisdizione, delle regole.

A parlare è un Tony sofferto, che sta ancora affrontando le ripercussioni emotive e morali dei suoi errori, che pensa lo definiscano più del suo spirito di sacrificio e del suo ruolo di difensore dell'Umanità. È in rotta di collisione con sé stesso, dubbioso, consapevole di un'imminente rottura all'interno dei Vendicatori, ma non può più tacere le sue perplessità: gli Avengers hanno bisogno di un guinzaglio e accetta di buon grado, in realtà molto superficialmente, quello che gli propone Ross e l'ONU, inimicandosi Cap, che dall'altro lato della barricata tende a diffidare delle istituzioni dopo la caduta dello S.H.I.E.L.D., convinto del diritto degli Avengers di poter decidere di loro volontà quando e dove intervenire.
[ATTENZIONE, SPOILER A SEGUIRE]

Figlio, mentore e padre

Non ci addentreremo analiticamente in Civil War, un po' l'Avengers 2.5 del MCU, perché l'interesse è focalizzato su Tony e la sua storia, seppure in aperto contrasto con quella di Steve Rogers. Pomo della discordia - oltre ai Patti di Sokovia - è soprattutto Bucky Barnes: per Cap un amico con cui ricongiungersi e da aiutare, per Tony assassino dei suoi genitori. Il Soldato d'Inverno è in realtà una pedina nelle mani di Zemo, e uno Steve aperto al dialogo e alla contro-narrazione mediatica e politica capisce il problema e tenta di affrontarlo insieme a Bucky, ma Tony è inizialmente tutto schierato con il governo, anche insieme a Vedova Nera. Per combattere anzi quello che ritiene essere un tradimento di Rogers e dei suoi "fedelissimi", chiama a raccolta anche un ragazzino adolescente del Queens, Peter Parker, a cui sostanzialmente decide di fare da mentore per averlo dalla sua parte, per avere Spider-Man in campo contro Captain America e compagni.
Dopo una breve tregua, Stark si lascia influenzare dalle macchinazioni di Zemo, scegliendo di cedere al suo lato vendicativo, cieco, che non ammette ragioni. Il suo obiettivo è Bucky, assassino dei genitori guidato però dal controllo mentale, eppure Iron Man chiude la mente a ogni ragionamento di buon senso, lasciando rimbombare nella testa soltanto le suppliche di Howard Stark e signora prima che Bucky, nel 1991, li uccida senza pietà.

Vuole questo, Tony: punire Barnes per un crimine in realtà più grande di lui, commesso perché impossibilitato a contrastarlo, semplice corpo guidato da una mente diversa. Stark cerca giustizia in modo violento e trova la ferma opposizione di Cap, che dopo un feroce combattimento riesce a bloccare Tony, mettendo però la parola fine a un rapporto di amicizia e collaborazione durato fino ad allora.
È la fine degli Avengers per come li conosciamo, tanto che le fila di tutta questa situazione si tireranno in Infinity War e poi in Endgame, ma per Tony c'è prima una piccolo passaggio in Spider-Man: Homecoming, dove viene approfondito e curato il rapporto tra lui e Peter.

Siamo a pochi mesi dopo la battaglia all'Aeroporto di Berlino, vero campo di scontro della Civil War, e come suo padre anche Tony appare come una figura genitoriale assente per Peter, che spera invece in una collaborazione attiva e vedere nel Signor Stark un amico e un insegnante. La verità è che l'insegnamento più grande che Tony vuole dare a Peter è quello di imparare a conoscere i propri limiti e frenare l'entusiasmo, cosa che da adolescente Peter non comprende, gettandosi a capofitto in qualcosa di enorme. Non è assente, ma impegnato; ci tiene a Peter più di quanto vorrebbe dare a vedere, ma non è compito suo crescerlo. Insegnargli a essere un supereroe sì, ma Tony vorrebbe anche che Spider-Man trovasse una sua dimensione eroica, un suo spazio d'azione che esuli dalla difesa del mondo, perché troppo pericoloso per un ragazzo ancora immaturo e forse non pienamente conscio dei suoi poteri, dunque in parte irresponsabile.

Lo mette allora alla prova e questi lo delude, anche se nell'accettare lo sbaglio Peter tira fuori tutte le sue qualità, mette in pericolo la sua vita per un bene più grande e non solo per farsi guardare, salvando la situazione da solo e meritando il perdono di Tony, così come il suo rispetto e il suo bene. Da figlio vendicativo in Civil War, Iron Man diventa grande mentore e figura paterna per Peter in Spider-Man, conseguenze che dovrà affrontare poi nell'epica conclusione dell'Infinity Saga, tra Avengers: Infinity War e soprattutto in Endgame, dove Peter è motore centrale del suo ritorno, quello che lo spinge a rinunciare alla sua "seconda occasione" e lo riporta coscientemente alle sue responsabilità, fino all'estremo sacrificio.

L'immolazione di Tony (di cui abbiamo parlato nello speciale sullo showdown di Endgame e sui momenti memorabili del film) è uno dei punti più alti di epica supereroistica dell'intera storia del genere, dove il sacrificio del singolo è unica causa della salvezza dell'Universo. Tony è sempre stato pronto alla rinuncia per un bene superiore: fuori dalla grotta in Iron Man, guidando la testata nucleare verso lo spazio in Avengers, lottando contro il Mandarino nel terzo film e poi contro Ultron.
È nato per salvare tutti e infine, all'ultimo secondo, è morto facendolo. Il suo destino è sempre stato questo, sin da quella fatidica rivelazione, dalla primissima affermazione pubblica del suo essere un supereroe ed esserlo mettendoci la faccia. Perché lui era Iron Man, l'Uomo di Ferro divenuto vero eroe.

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