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L'Infinity Saga di Iron Man, da Uomo di Ferro a vero eroe - Parte 2

Torniamo a parlare dell'evoluzione di Tony Stark all'interno del Marvel Cinematic Universe, addentrandoci nella Fase 2 del suo percorso.

speciale L'Infinity Saga di Iron Man, da Uomo di Ferro a vero eroe - Parte 2
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Dopo una sofferta riconciliazione postuma con la figura paterna e la scoperta dell'elemento salvifico contro la tossicità mortale nel suo sangue, Tony è pronto a mettersi ancora una volta in gioco. Alla fine di Iron Man 2, dopo l'incontro con Nick Fury e lo S.H.I.E.L.D, Stark viene informato della presenza di altri supereroi, entrando direttamente a conoscenza dell'Avengers Initiative, di cui Fury vorrebbe che Tony facesse parte.
Come già spiegato parlando della Fase 1 di Thor, il primo crossover MCU è un film volutamente corale, dove gli archi narrativi dei protagonisti sono sì portati avanti, ma ovviamente in misura minore, cercando invece di dare spazio al gruppo e alle dinamiche relazionali tra tutti i personaggi. Per Tony il discorso non cambia, anzi la sua psicologia interfacciata al patriottismo di Captain America subisce forse un'involuzione: torna più arrogante e sicuro di sé, ma forse anche perché decisamente più consapevole della sua posizione, del suo ruolo.

All'interno di un gruppo ancora non ben amalgamato, in fase di rodaggio, Iron Man spicca come figura cardine insieme a Captain America, con il quale entra infatti in contrasto per una questione di leadership, tra battibecchi e sfuriate sul senso stesso del sacrificio e dell'eroismo. Per Tony non è una questione prettamente fisica, diciamo, perché riguarda filantropia e aiuto collettivo, anche in senso di evoluzione tecnologica e culturale, mentre per Cap c'è anche il sacrificio diretto, l'immolazione per una giusta causa, per salvare milioni di vite.

Alla fine, dopo la morte di Coulson e l'arrivo dei Vendicatori uniti, Tony entra in campo dando tutto se stesso, fino a scegliere di compiere una mossa pericolosa per proteggere New York, dirottando una testata nucleare verso lo spazio e mettendo in pericolo la sua stessa vita.
In Avengers, soprattutto in questa scena, c'è la presa di coscienza del ruolo dell'eroe e un primo raffinamento della personalità di Iron Man, ora pronto a fare il gioco di squadra e consapevole di non essere il solo protettore della Terra.

Il passato bussa alla porta

Entrando nella Fase 2 dell'Infinity Saga di Tony, scopriamo che a pesare più di tutto nell'economia psicologia del protagonista è l'esperienza dello Spazio. Lui, così forte e così pieno di sé, tanto brillante e geniale, comincia a soffrire di attacchi di panico dovuti proprio al suo gesto alla fine di Avengers. La scoperta diretta di altre forme di vita e l'interfacciarsi con l'immensità del vuoto cosmico hanno gravato duramente sulla sua psiche, lasciandogli incubi e dubbi: quanto piccoli e indifesi possiamo essere? Il suo cuore lo tradisce ancora una volta e, nell'insonnia, Tony fa quello che sa fare meglio: costruire.
È un comportamento meccanico del suo intelletto: dedicare tempo alla creazione di decine e decine di armature iper-tecnologiche per ignorare il problema, rifuggire le sue paure e al contempo sconfiggerle, visto che ognuna di quelle invenzioni è pensata con scopi ben precisi, ideata come un esercito a difesa dell'umanità.
In Iron Man 3, però, Tony deve fare i conti con gli errori del suo passato, con le conseguenze a lungo termine della sua giovane boria e della sua sufficienza.

Evolve il discorso di Iron Man 2, ma questa volta dal personale si va sui rapporti esterni, con enfasi sulla pericolosità di piccole e innocue azioni che possono cambiare radicalmente il futuro. Il nostro protagonista deve quindi vedersela con questa ombra del suo passato, combattendo al contempo contro un'ideologia terroristica dilagante, anti-capitalista e aperta direttamente al contrasto con Tony Stark.
Iron Man inizia così il viaggio più oscuro dentro se stesso, pieno di dubbi e incertezze, soprattutto credendo di aver perso ogni cosa, costretto a guardare il suo mondo deflagrargli davanti agli occhi e incapace di opporsi al panico, personale o globale che sia. La sua personalità è frammentata e titubante, fatta a pezzi dalle paure e dalla maturità di lettura della situazione, tanto che ritrova la forza di lottare grazie all'innocenza e all'ingenuità infantile di un bambino di dieci anni, seppur molto intelligente.
Tra giochi d'inganni e tinte dark mascherate da commedia grazie alla raffinata scrittura di Shane Black, il Tony di Iron Man 3 scopre due cose essenziali: che è necessario disfarsi di un passato malsano e che bisogna combattere - insieme o da soli - le proprie paure, affrontare direttamente il problema e cercare se possibile di sconfiggerlo con ogni mezzo a nostra disposizione.

Ed è proprio questo che fa Tony: usa il suo piccolo esercito di armature per combattere una grande minaccia e liberarsi così di questa pericolosa figura "estremista" (anche il siero di potenziamento dei cattivi di chiama Extremis) uscita dai meandri dei suoi ricordi.
Alla fine c'è la riconciliazione: con se stesso, con l'amore della sua vita e con il mondo, che sceglie di continuare a proteggere guardando a qualcosa di ancora più grande, a "un'armatura" terrestre. Proprio perché capitolo più introspettivo, personale e profondo dell'intero franchise, va notato come Iron Man 3 sia pensato in verità come grande momento psicanalitico di Tony, che si apre direttamente a cuore aperto con il pubblico, guarendo - se vogliamo - davanti ai nostri occhi.

Come Frankenstein

In Age of Ultron, gli Avengers sono ormai un gruppo unito e affiatato, però unico baluardo a difesa dell'umanità. Non possono essere ovunque e soprattutto sono in minoranza numerica, guardando anche all'attacco dei Chitauri a New York. E se dovesse ripetersi un'invasione del genere, forse persino più grande? Tony passa ai fatti e crea prima di tutto un'armata robotica guidata da una sola intelligenza artificiale, ma entrati in possesso della Gemma della Visione, lui e Banner decidono di andare oltre e costruire una difesa planetaria organizzata.
Lo scopo è ovviamente quello di fare del bene e tutta la costruzione di un'intelligenza artificiale articolata è pensata in buona fede, ma le conseguenze sono devastanti.
Da qualcosa creato con scopi virtuosi nasce un abominio artificiale che vede nei vendicatori il principale problema del mondo, quindi da eliminare. Tony è sconvolto e si ritiene colpevole dell'accaduto, cercando di mettersi subito al lavoro per trovare una soluzione.

Anche in Age of Ultron la coralità della storia aiuta più o meno in egual misura lo sviluppo di tutti i protagonisti, ma nel caso di Tony c'è uno stallo: per combattere le sue paure, ha rilasciato nel mondo una terrificante minaccia. In relazione al personaggio, nel film viene fuori anche l'importante tematica shelleyiana del rapporto tra creazione e creatore, quando agli opposti, dove il secondo è costretto a sopprimere la prima.
Non importa il bene immaginato ma il male fatto, e questo Tony - ormai forgiato nello spirito - lo capisce non solo perfettamente, ma subito, tentando sin dal primo momento di rimediare al suo errore. È anche spaventato dalla visione del futuro avuta all'inizio del film, nella quale ogni suo compagno giaceva privo di vita senza apparente motivo.

È la gemma a indicargli la via e dentro di essa, insieme a Banner, sempre Tony trova la soluzione a Ultron: rimettere in sesto JARVIS e trasferirlo all'interno di un corpo bionico, dando vita alla prima intelligenza artificiale personificata. Non solo rimedia all'errore iniziale ma va oltre, creando qualcosa di nuovo e sì, questa volta d'aiuto al mondo, redimendosi ancora una volta e affrontando le sue incertezze e i suoi dubbi con molta più decisione, introiettando ogni tensione e ogni paura e proiettandosi verso una soluzione efficace.
È un Tony molto maturo, sicuro delle sue capacità, certamente umano ma migliore, così aperto alle criticità del suo ruolo di difensore del mondo da interrogarsi: potremmo effettivamente essere noi Avengers la vera minaccia? (Continua in una nuova puntata...)

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