Independence Day: Rigenerazione, 3 motivi per cui è una delusione

È arrivato anche in Italia l’atteso sequel del blockbuster di Roland Emmerich, purtroppo non all’altezza delle aspettative. Ecco i tre motivi principali.

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In un mercato cinematografico dove, al di fuori del settore dell'animazione, la logica vorrebbe che non passino più di tre anni - in media - tra l'uscita di due film dello stesso franchise, l'esistenza di un film come Independence Day: Rigenerazione, arrivato in sala vent'anni dopo il capostipite, è alquanto curiosa, soprattutto se si considera che il primo capitolo fu un campione d'incassi clamoroso e non un film di culto come Tron (il che giustificò l'attesa quasi trentennale prima che uscisse Tron: Legacy). E sebbene Roland Emmerich non abbia mai goduto di particolare successo a livello di critica, il regista tedesco trapiantato a Hollywood tende a godere di una più che discreta popolarità per quanto concerne il pubblico, il quale ha aspettato a lungo un secondo Independence Day con una certa trepidazione (e la campagna di marketing, giocata proprio sul lungo intervallo tra i due episodi e sulle ambizioni ancora più smisurate del sequel, ha indubbiamente un certo fascino). Un'attesa che Rigenerazione visibilmente non ha saputo ripagare, a giudicare dagli incassi piuttosto scarsi (il primo episodio incassò nel 1996 più di 800 milioni di dollari nel mondo intero, mentre il secondo, che ha anche i vantaggi aggiuntivi di 3D e IMAX che fanno lievitare il prezzo del biglietto, non è ancora arrivato a metà di tale cifra mentre scriviamo queste righe). Un insuccesso che, a nostro avviso, può essere attribuito a tre fattori (da qui in avanti il rischio SPOILER è dietro l'angolo):


No Will, No Party!

Anche i detrattori del primo Independence Day sono comunque generalmente d'accordo sul fatto che Will Smith, che proprio sul set di Emmerich iniziò a forgiare la sua identità cinematografica, dopo sei stagioni di Willy, Il Principe di Bel-Air e una prima esperienza di blockbuster alla corte di Michael Bay, rendeva minimamente efficace l'atmosfera cialtrona delle scene incentrate sul suo personaggio, il capitano Steven Hiller. Era quindi logico aspettarsi che il suo carisma venisse nuovamente sfruttato nel secondo episodio, e invece il divo ha rinunciato al progetto, o perché stanco di girare film di fantascienza - era reduce da Men In Black 3 e After Earth, uno dietro l'altro - o perché le sue richieste salariali erano eccessive (queste le due spiegazioni principali che sono state riportate in modo più o meno ufficiale). Risultato: Hiller è morto durante il ventennio che separa i due film, ed Emmerich si è ritrovato con il non facile compito di trovare un nuovo protagonista all'altezza di Smith. Una sfida teoricamente persa in partenza, e che la visione del film ha confermato, come si può evincere dal secondo punto della nostra lista.

Largo ai giovani!

Per colmare il buco lasciato da Smith, il regista ha deciso di puntare su una nuova generazione di eroi, tra cui il figlio di Hiller, interpretato da Jessie Usher. Una scelta sbagliata poiché il legame di parentela sullo schermo rende ancora più impietoso il paragone con il protagonista originale. Certo, non aiuta neanche la decisione di affidare l'altro ruolo eroico a Liam Hemsworth, poiché l'efficacia dell'attore australiano dipende dal regista con cui lavora, né tantomeno la scelta insensata di sostituire la bravissima Mae Whitman, interprete della figlia del presidente Whitmore nel primo episodio, con la talentuosa ma qui sprecata Maika Monroe. E a proposito del presidente, il fallimento generale di questo sequel si riassume perfettamente nel fatto che le poche scene veramente riuscite siano quelle in cui farla da padrone sono i veterani del capostipite: Bill Pullman, Jeff Goldblum e il redivivo Brent Spiner (nel senso che il suo personaggio era tecnicamente passato a miglior vita nel film precedente).

Cliffhanger, che passione!

Inizialmente si era parlato di un sequel in due parti, da girare contemporaneamente sulla falsariga dei vari Harry Potter, Il Signore degli anelli e via dicendo. Adesso invece l'uscita del terzo capitolo dipenderà dall'esito commerciale del secondo, il che rende particolarmente irritante la decisione di trattare quest'ultimo come se un'ulteriore prosecuzione fosse già confermata. Ebbene sì, Independence Day: Rigenerazione non finisce, anzi, lascia la porta talmente spalancata che ci si aspetta quasi di vedere, all'inizio dei titoli di coda, il trailer del prossimo episodio, come accadde al termine di Matrix Reloaded. Oltre al danno, la beffa: quello che ci viene detto sul contenuto del terzo capitolo, attualmente - lo ribadiamo - ancora in forse, promette un sequel che potrebbe riscattare alla grande il franchise. Se si fossero limitati all'allusione vaga che ha luogo altrove nel film, senza sacrificare il finale con una logica beceramente televisiva, l'amaro in bocca sarebbe decisamente meno forte.

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