In difesa di James Cameron: perché i sequel di Avatar saranno un successo

Oggi vi spieghiamo perché è sbagliato sottovalutare James Cameron e come il viaggio di ritorno su Pandora potrebbe essere migliore del primo.

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Se avete seguito i nostri aggiornamenti, saprete di certo che nei giorni scorsi sono emersi in rete quelli che potrebbero (o meno) essere i titoli ufficiali degli attesissimi sequel di Avatar: sappiamo che ben quattro film sono attualmente in lavorazione, con i primi due (Avatar 2 e Avatar 3) già completati e le riprese degli altri (Avatar 4 e Avatar 5) attualmente in corso a Los Angeles.
L'impresa è titanica, quattro film girati in contemporanea, con la Fox intenzionata a rilasciarli a cadenza annuale a partire dal 2020. Torneranno Sigourney Weaver, Zoe Saldana e Sam Worthington, ci sarà perfino Kate Winslet, che si ricongiungerà a James Cameron a vent'anni dal successo di Titanic. Torneranno i Na'vi, lo splendido mondo di Pandora, gli effetti speciali fuori scala e addirittura - si dice - una nuova tecnologia che permetterà di vedere il film in 3D, ma senza i fastidiosi occhialini.
In pratica, dovremmo essere di fronte al sogno di ogni cinefilo... perché allora in giro si respira così poco hype? Hype sceso addirittura ai livelli della derisione, proprio a causa dei titoli trapelati. In una sequenza che va da Avatar 2 ad Avatar 5, i nuovi film della saga fanta-ecologica di Cameron sono attualmente conosciuti come La Via dell'Acqua, Il Portatore di Sementi, Il Cavaliere Tulkun e La Ricerca per Eywa.

Ora, posto che non è ancora chiaro se questi siano effettivamente i titoli ufficiali dei film o dei semplici titoli di lavorazione (cosa assai comune quando si tratta di produzioni così costose), è davvero legittimo dubitare della visione di Cameron basandoci esclusivamente su di essi? Probabilmente no.
E se quel vecchio detto sui libri, i giudizi e le copertine non dovesse bastare, in soccorso della nostra tesi arriva puntuale il curriculum del visionario regista premio Oscar: una semplice occhiata ai film da lui diretti e prodotti dovrebbe fugare ogni dubbio sulla qualità dei sequel di Avatar, contro i quali sarebbe meglio non scommettere.

Numeri

Cameron sarebbe stato capace di rendere plausibile perfino un eventuale sequel di Titanic, se avesse voluto, lui che è forse uno dei pochissimi a potersi permettere di definire 2001: Odissea Nello Spazio "noioso" ed essere quasi preso sul serio, considerato il manifesto del suo tipo di cinema così diametralmente opposto a quello di Stanley Kubrick; e invece, dopo il successo ottenuto dal melodramma con protagonisti Kate Winslet e Leonardo Di Caprio, quel genio pazzo di Cameron ha deciso di passare il resto della sua vita a creare Pandora.
Anno 2009. Flashforward da quella cerimonia degli Oscar del 1998, flashback partendo da oggi. Dopo un decennio di preparazione, studi e produzione, Avatar arriva nei cinema di tutto il mondo e diventa il più grande successo commerciale di tutti i tempi, segnando uno spartiacque dal punto di vista tecnico tuttora rimasto insuperato.
L'unica critica che ancora oggi è legittimo muovere a quel film si individua sul piano narrativo, ben poco originale se confrontato al livello di dettaglio con il quale è stato allestito il mondo attorno alla storia che si racconta.
È un male? Non necessariamente. Non solo perché, come ci insegna il Sam Elliot di A Star Is Born di Bradley Cooper, "è sempre la stessa storia raccontata all'infinito", ma soprattutto perché di certo i più attenti si accorsero che già all'epoca l'obiettivo di Cameron era molto più ampio: il suo sguardo si era spinto ben al di là dell'orizzonte visibile e, mentre la nuova alba del cinema franchise stava sorgendo, lui si era preoccupato di piantare il primo seme.

Esattamente come George Lucas negli anni '70 lanciava la saga di Guerre Stellari partendo dall'Episodio IV, ma già ben conscio di quanto sarebbe dovuto accadere negli Episodi I, II e III, così Cameron aveva girato il primo atto di una storia molto più vasta ed epica.
Definiamolo pure ambizioso, egocentrico, folle... ma davvero qualcuno è pronto a dubitare di questo genio della fantascienza? "Name one genius that ain't crazy" rappava Kanye West nel 2016 (lui che aveva definitivo il suo capolavoro My Beautiful Dark Twisted Fantasy l'"Avatar della musica"), e diciamolo pure: se si tratta di James Cameron, i fatti parlano da soli.
Al di là dei numeri, dei box office, del fatto che abbia diretto il primo e il secondo maggior incasso della storia del cinema, che in quattro diverse occasioni abbia realizzato il film col più alto budget di tutti i tempi (in sequenza Terminator 2, True Lies, Titanic, Avatar), e che quindi in questo tipo di mega produzioni non solo sia particolarmente a suo agio, ma ne sia il principale artefice, Cameron è ed è sempre stato il re dei sequel. Ancora oggi noi dell'ambiente un sequel ben fatto tendiamo a definirlo "alla James Cameron". Il motivo è semplice: conosce i meccanismi del cinema, soprattutto sa come raccontare le storie.

Scontri Finali

Non è chiaro quale devianza ci sia nel suo DNA o nel suo intelletto, ma nel corso della sua carriera Cameron più si è trovato di fronte a una sfida impossibile, più è riuscito a spingersi oltre, a superarsi. Neanche fosse un Ethan Hunt della produzione cinematografica, è sempre finito col guardare dall'alto in basso e con aria di superiorità tutti quelli che in precedenza avevano dubitato di lui. E hanno dubitato di lui, oh si, fin dagli esordi.
La Orion Pictures non aveva alcuna intenzione di produrre un film di fantascienza su un cyborg assassino che viaggiava indietro nel tempo per uccidere una donna, e ha accettato non proprio entusiasticamente di limitarsi a distribuirlo quando Cameron trovò i fondi per le riprese del suo Terminator altrove. Anche a lavorazione ultimata, quando il regista mostrò il montaggio preliminare alla Orion, quasi si vergognarono del film che avevano accettato di promuovere. Il risultato? Dominio totale del botteghino, con quasi $200 milioni d'incasso a fronte di un budget di circa $7 milioni.
Con il successivo Aliens - Scontro Finale accettò addirittura la sfida di confrontarsi con Ridley Scott, piazzandosi nella non invidiabile posizione di dover realizzare il sequel di uno dei più grandi e innovativi film di tutti i tempi, per giunta con un budget ridotto rispetto al primo capitolo. Uscì nel 1986 e ottenne sette nomination agli Oscar, cinque in più rispetto all'Alien del 1979, aggiudicandosi quelli per il miglior montaggio sonoro e per i migliori effetti speciali (il film di Scott vinse solo la seconda statuetta).
Nell'89 fu il turno di The Abyss, progetto sottomarino nel quale ancora una volta l'unico a credere era Cameron: vinse un altro Oscar per i migliori effetti speciali, dimostrando come il progresso tecnologico nell'industria cinematografica fosse costantemente legato alla filmografia del regista, e raddoppiò il budget di produzione incassando altri $100 milioni. Sarà probabilmente la più grande fonte di ispirazione - almeno a livello registico - per i sequel di Avatar, che stando a quanto dichiarato dai membri del cast e da Cameron stesso prenderanno luogo principalmente sott'acqua (una sua vera e propria fissazione).

Dulcis in fundo arrivò Terminator 2: Il Giorno del Giudizio, forse la prima volta in cui per giungere dove voleva Cameron si ritrovò tutte le porte comodamente spalancate. Con ben $100 milioni di budget a sua disposizione (nel 1991 divenne il film più costoso mai prodotto) il regista superò se stesso per l'ennesima volta, guadagnando più del 434% rispetto al film originale ($523 milioni, allora il più alto incasso di sempre) e un consenso universale della critica, che premiò il film con sei candidature agli Oscar e ben quattro statuette (compresa quella immancabile per gli effetti speciali).
Senza tener conto poi delle sceneggiature di Rambo 2, di quella di Strange Days dell'allora neo-ex moglie Kathryn Bigelow (alla quale aveva prodotto nel 1991 Point Break e che nel 2009 gli avrebbe soffiato la statuetta per il miglior film con The Hurt Locker), la carriera di Cameron arrivò all'apice con Titanic, film che finì col costare più della nave stessa.
Oggi è facile dimenticarlo, ma intorno a quel film all'epoca aleggiava lo stesso pessimismo che aveva circondato le produzioni di Cameron pre-Terminator 2. Come sappiamo, il blockbuster divenne il primo film a superare il miliardo al box office USA e i 2 miliardi a quello globale, ottenne 11 vittorie agli Oscar (record) su 14 nomination (altro record) e lanciò le carriere di Kate Winslet e Leonardo Di Caprio, due fra gli attori più amati e osannati di sempre.
La strategia del regista è sempre stata la stessa, stimolare le masse con qualcosa di innovativo e attirare nei multiplex non solo i fan di un determinato franchise ma soprattutto gli spettatori occasionali, contagiandoli prima dell'uscita e scommettendo su un passaparola da diffondere come un virus.
Certo è che rispetto a dieci anni fa, che saranno undici quando Avatar 2 debutterà nelle sale di tutto il mondo, il panorama cinematografico è cambiato radicalmente. Il punto interrogativo allora sarà rappresentato non tanto dalla qualità dei film, che senza dubbio sarà ottima, ma dalle probabilità che essi riescano a offrire qualcosa di nuovo.
La motion capture subacquea sponsorizzata da Cameron sembra già strabiliante, così come il 3D istantaneo senza occhialini, e di certo faranno la fortuna di Avatar 2: La Via dell'Acqua. E magari anche di Avatar 3: Il Portatore di Sementi. Dopodiché i due sequel restanti si ritroveranno a dover sfornare altre innovazioni tecniche stupefacenti, a meno che Cameron non punti tutto su storia e personaggi. Sarà interessante scoprirlo.

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