All'improvviso, The Dead Don't Die: l'imperdibile ritorno di Jim Jarmush

Il regista di Solo gli amanti sopravvivono torna nuovamente al cinema horror, questa volta in una commedia dissacrante con un cast all star.

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Non sappiamo se diffondere online il trailer di The Dead Don't Die il 1° aprile sia stata una mossa volontariamente sarcastica o soltanto una coincidenza. In fondo è un "evento" malizioso, quello dei pesci d'aprile, che di volta in volta perde sempre più di efficacia, specie in America, dove sta ormai scemando - nel settore - lo slancio ironico verso una giustificata trollata di massa. Il pericolo di essere ingannati resta comunque, e non tutti possono tenersi costantemente aggiornati sul mondo dell'intrattenimento a 360°, soprattutto quando l'informazione non è facilmente reperibile come quella relativa ai cineacomic.
Allora è facile scambiare un prodotto come The Dead Don't Die per un pesce d'aprile sofisticatissimo: una finta produzione che coinvolge nomi famosi in cameo ridotti per accattivarsi l'interesse del pubblico.

Invece è tutto vero e annunciato da molto tempo, solo che la totale assenza di materiale promozionale e l'uscita del trailer proprio il 1° aprile hanno fatto realmente dubitare molti di voi (e di noi).
Si tratta invece - fortunatamente - di una commedia horror di prossima uscita diretta da quel genio di Jim Jarmush, di ritorno in sala dopo tre anni dal suo splendido Paterson, con un film completamente diverso e con un cast impressionante.

Dissacrare, prima di tutto

Come appare questo The Dead Don't Die? Come un titolo di genere pensato, scritto e diretto per divertire e giocare con l'horror, in particolar modo con tutte quelle caratteristiche del cinema zombie post-Romero ormai esaurite e ridondanti. Con l'assenza di una critica sociale di base, come fu per La notte dei morti viventi, e una declinazione multimediale degli zombie, questi mostri dell'immaginario pop hanno cominciato un'invasione culturale capillare, infiltrandosi ovunque. Anche se saturo, però, il mercato e il grande pubblico sembra non riuscire a fare a meno di queste creature, che hanno esercitato comunque un grande fascino sull'immaginario collettivo.
Il fatto è questo: a non funzionare non sono gli zombie, ma l'uso che se ne fa. In un action-thriller perdono tendenzialmente presto di valore, in un dramma annoiano e in un horror tout-court - obiettivamente - hanno ormai poco o nulla da dire. E allora, quando la serietà, l'azione o la paura non bastano più, bisogna spingere sul divertimento o la parodia, esattamente come hanno capito scrittori come Paul Wernick e Rheet Reese o Carrie Evans.
È importante tornare di base a un'argomentazione valida, che tenga conto di questi esseri pur lasciandoli in secondo piano rispetto alla storia, rendendoli sì i cattivi, ma vestendoli di ridicolo, trasformandoli in qualche modo in qualcosa di nuovamente umano.

Ed è questo che fa Jarmush, che nel genere e anche nella commedia ha già fatto passi da gigante: invertire i piani di lettura per trasformare dei mostri in delle buffe comparse, lavorando al contempo a una ricalibratura di genere, mitigando l'horror con forti e anzi preponderanti venature comedy.
Trasforma così un'apocalisse zombie in un'invasione spicciola di una cittadina di appena 738 abitanti, dov'è normale che si conoscano tutti. Prende un cast di attori feticci come Bill Murray, Tilda Swinton o Adam Driver e li riunisce insieme per mozzare teste con machete o katane (torna il tema del samurai) a un defunto Iggy Pop desideroso di caffè (e sangue) o a una Carol Kane assetata di Chardonnay.

Chiama a raccolta interpreti straordinari come Tom Waits o Steve Buscemi e gli chiede di divertirsi con lui per dissacrare il tema insieme, dare spazio all'assurdo ma declinandolo in piccolo, allontanandosi dallo spettro del dramma per confezionare un prodotto profondamente sardonico e divertito, per questo già incredibile.

Come se questo non bastasse, i siparietti tra i poliziotti Driver e Murray o la Swinton campionessa dell'arte della spada dovrebbero convincervi ad aspettare The Dead Don't Die con febbricitante interesse, perché amplifica le doti di questi performer strizzandone ogni ghiandola interpretativa, costringendoli a essere seri e sconcertati in momenti palesemente buffi e mettendogli in bocca battute irriverenti. Si nota anche un'evoluzione action dei protagonisti, il che ci dà l'idea che il film di Jarmush conterrà diversi momenti che urlano cult già dal trailer di presentazione, uno dei nostri prodotti più attesi dell'anno.

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