L'importanza di essere Bill Murray: a Roma il Premio alla Carriera

Bill Murray ha ricevuto da Wes Anderson il Premio alla Carriera nel corso di un incontro con il pubblico di Roma pieno di sorprese.

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Roma, Festa del Cinema di Roma 2019. Quella che sembra una giornata qualunque in realtà cambia già attorno all'ora di pranzo. Bill Murray è atteso nella sala Petrassi dell'Auditorium Parco della Musica per la conferenza stampa che precede l'evento serale del Premio alla Carriera, sul palco però sale Antonio Monda, direttore artistico della Festa, arrivato ad annunciare il bizzarro fatto:"Scusateci, siamo andati a prendere Bill Murray per la conferenza stampa ma era ancora in pigiama. Stiamo decidendo quando recuperarla, vi avviseremo nell'arco della giornata. Grazie".
Lo stupore iniziale ha lasciato spazio alla reazione più diffusa: l'immagine di Bill Murray che si aggira per la stanza d'albergo con i capelli spettinati e il pigiama ha suscitato nella maggior parte dei casi molta ilarità nei presenti, nonostante il tempo perso. Qualche ora dopo però l'attesa sarebbe stata ripagata.

Buone vacanze romane

La storia del pigiama è stata soltanto una delle assurdità della giornata, un'altra sorpresa infatti - più che positiva questa volta - è stata la presenza di Frances McDormand fra il pubblico di Roma, arrivata per assistere alla consegna del premio all'amico di una vita. Ma non solo: con Bill Murray ormai sul palco, l'attrice premio Oscar lo ha raggiunto aiutata dai fotografi e si è seduta sulle sue gambe, dimostrando un affetto enorme: "Lui c'è sempre per me e io ci sarò sempre per lui". Senza rinunciare al suo umorismo irriverente ha poi aggiunto:"Bill è un uomo che può ferirti. Letteralmente. Una volta mi prese in braccio e quasi mi ruppe una costola. Poi mi lasciò a terra.

L'incontro è poi proseguito con un alternarsi di spezzoni cult presi dai migliori film di Bill Murray, pensiamo a Ghostbusters - Acchiappafantasmi (1984), Tootsie (1982), Ricomincio da capo (1993), così come diversi film di Wes Anderson, tra cui Rushmore (1998), Le avventure acquatiche di Steve Zissou (2004) e Il treno per il Darjeeling (2007). Gli applausi della platea sono arrivati copiosi soprattutto per la battuta detta nel film cult di Ivan Reitman "He slimed me", riferito al verde ectoplasma Slimer, tradotta in italiano con "Mi ha smerdato!" - così come per Lost in Translation - L'amore tradotto (2003) di Sofia Coppola. Omaggiata anche la sua collaborazione con Jim Jarmusch in Broken Flowers (2005), con la clip di una scena condivisa con Julie Delpy, alla quale l'attore ha riservato parole al miele, augurandosi di vederla lavorare come regista più spesso.

Non sono mancati poi video contenenti i saluti di alcuni degli amici illustri dell'attore, da Anjelica Huston a Tilda Swinton - mai banale, nemmeno quando deve augurare 'buone vacanze romane' da un minigolf in Scozia - fino a Jim Jarmusch: "Bill meriterebbe un premio alla carriera solo per il fatto di essere Bill Murray. Lui ha ribaltato il cinema indipendente americano" ha dichiarato il regista, prima di salutarlo con un affettuoso 'Bill F****** Murray'.

Un bel tramonto

Premiare la carriera di Bill Murray significa riconoscere le peculiarità di un attore che ai suoi personaggi conferisce un atteggiamento surreale, uno sguardo smozzicato e un'ironia sferzante. Tutte caratteristiche che fanno parte anche dell'uomo Bill Murray.
L'incontro all'Auditorium non poteva che contenere tutti questi elementi. La conversazione è stata contornata da gag e battute non sense, impossibili da dimenticare e per certi versi da comprendere (se non si trattasse di un personaggio come Murray).

Alla domanda sul regista con cui si è trovato meglio ha scelto Roger Michell (Notting Hill), col quale lavorò in A Royal Weekend. Il motivo? Aveva avuto un figlio da poco e le riprese terminavano alle 18:00 tutti i giorni:"Eravamo in Inghilterra, era estate. Il sole tramontava tardi. Ogni sera tornando in macchina vedevo un bel tramonto e pensavo 'Beh, non è una brutta vita'".
Emblematica la reazione perplessa del pubblico e dello stesso Antonio Monda, che alla richiesta di conferme si è sentito rispondere:"Beh, è un motivo come un altro". Bill Murray è soprattutto qui. In queste parole, nella sua visione così apparentemente contemplativa della vita, in realtà assolutamente arguta e specifica.

Polemiche e fortune

Il Bill Murray Show è poi continuato per tutto l'arco dell'incontro e non sono mancate le polemiche. La chiacchierata a tre sul palco con Wes Anderson e Antonio Monda si è svolta con una certa confidenzialità e fluidità che ha impedito spesso alla traduttrice di riportare diversi passaggi, tanto da suscitare diversi malumori dal pubblico e il commento geniale dell'attore: "La nostra traduttrice è pagata a parola e sfortunatamente abbiamo già sforato col budget".

Irriverente come sempre, Bill Murray ha poi salutato con ironia uno spettatore che aveva deciso di abbandonare la sala:"Te ne stai andando? Oh, no. Che peccato. Sei un pazzo a farlo. Ciao, ciao e buona vita", e ancora dato spettacolo mostrando al pubblico lo 'sbadiglio perfetto', dopo aver notato sbadigliare qualche presente in sala.

Murray non ha neppure dimenticato di ricordare le sue collaborazioni più fortunate, che hanno caratterizzato particolarmente la sua carriera:"Nella prima parte ho incontrato persone migliori del sottoscritto che mi hanno trascinato con loro, come John Belushi e Harold Ramis. Nella seconda parte ho avuto la fortuna d'incontrare tre dei registi più divertenti in circolazione: Jim Jarmusch, Sofia Coppola e Wes Anderson. La cura e l'attenzione con cui autori come Jarmusch o George Clooney si occupano di te, sapendo che hai anche una vita che rende il lavoro complicato, è importante. Quando lavoravo in Broken Flowers non potevo allontanarmi troppo da casa e Jarmusch trovò tutte le location a un'ora da casa mia. E mi piacciono i registi che non si perdono nel lavoro, come Peter e Bobby Farrelly".

Il rapporto con Wes Anderson

Inevitabile che ci si soffermasse sulla longeva collaborazione con Wes Anderson: "Lui è il migliore, tra i registi con cui ho lavorato, nel fare del film la propria vita e al tempo stesso rendere quest'ultima della stessa grandezza del progetto a cui lavora in quel momento".
Anche Wes Anderson ha dimostrato gratitudine all'amico Bill: "Quando girammo Rushmore gli inviammo il copione e lui decise di fare il film. Stavamo cercando di capire come girarlo con il budget a disposizione e lui disse 'datemi il minimo ammesso dal sindacato'. Questo particolare mi ha permesso di avere una carriera e mi ha fatto capire quanto sia importante divertirsi facendo film".

Il discorso è scivolato anche sull'inizio di un progetto, quando tra i due si parla di un nuovo film: "A volte mi dà qualche informazione durante un aperitivo, da qualche parte. Ci guardiamo e poi decidiamo se ordinare di nuovo o parlare ancora del progetto. In ogni caso con il primo lavoro che facemmo insieme [Rushmore, nel 1998] mi venne spedito lo script e poi mi dissero d'incontrare il regista. Io rifiutai e mi presentai direttamente sul set, perché tanto lui sapeva già bene cosa fare. Da quel momento lavoriamo sempre in primavera".

Wes Anderson ha anche ricordato: "Spesso gli attori hanno molti impegni e si cerca di farli lavorare nel modo più produttivo possibile, diminuendo i giorni sul set. Con Bill è diverso, è l'unico che sul set ci vuole sempre tornare, spalma i turni e ci dobbiamo assicurare di non girare tutte insieme le sue scene. Addirittura in India tornava spesso, anche solo per un dettaglio di una mano. A lui piace stare sul set, stare in compagnia. Non esiste niente di più rassicurante come sentire un attore dire 'Voglio rimanere qui con voi'".

Poi la chiusura, dopo la consegna del premio, con un suggestivo paragone su Roma: "Io mi sento come Roma oggi; è una città straordinaria ma molto del lavoro è stato fatto in passato, un lavoro fantastico. E dobbiamo vivere badando a questo. Mi sento così, quando penso alla mia carriera. La parte più importante è stata fatta in passato; la mia famiglia mi ha reso ciò che sono oggi e mi ha permesso di prendermi cura di me stesso".

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