Cannes 2013

Speciale Il ventre di Cannes: il Mercato

Uno sguardo da insider al ricco e bizzarro Mercato del Festival, ricco anche di gustosi titoli di serie B

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Se il Concorso è certamente il cuore pulsante del Festival di Cannes, il Mercato, tra i più grandi e completi del panorama internazionale, ben si presta a rappresentare idealmente il suo intestino: fisicamente situato ai piani più bassi dell’immenso Palais des Festival, impressiona per la sua estensione e la sua vivace attività giornaliera. E’ una tappa da non mancare - anche solo per un rapido giro - se vi capita di seguire la kermesse, anche perché, mai come in questo caso, il termine ‘mercato’ si applica letteralmente allo spettacolo che vi si para davanti dopo l’accesso. Centinaia di bancarelle mettono in vendita i propri prodotti filmici, presentandone spezzoni, fotografie, manifesti e schede: insomma, ogni mezzo è buono, compreso, naturalmente, quello della proiezione privata (se il film è già pronto), che si solito si tiene in uno dei tanti cinema di centro-città non distanti dal nucleo del Festival. E’ un continuo chiacchiericcio: qui i buyer incontrano direttamente i venditori, con cui si scambiano opinioni, trattano sul prezzo. Non è raro assistere alla scena di qualcuno che caccia fuori dal taschino la carta di credito aziendale o addirittura dei contanti per ‘fermare’ l’accordo su questa o quella pellicola. In tutto ciò, emerge un aspetto ludico non indifferente: è come scommettere, sperando di beccare il cavallo vincente, il film che, magari comprato a prezzo stracciato, renda molti più soldi di quelli investiti per acquisirlo.

C’è veramente di tutto. Chiaro che i film del concorso, per chi può permetterseli, sono merce di pregio, sperando che alla fine della kermesse ‘becchino’ un premio prestigioso. Ma l’aspetto più interessante è proprio l’andare a scoprire quei prodotti ‘minori’ che la cinematografia mondiale ha da offrire, e che difficilmente vedremo in sala nel nostro paese. Dopo essere passati di qui, ci si rende conto di quanto sia limitata la nostra idea della produzione mondiale nel settore dell’audiovisivo. Dei film ‘immaginati’ dai produttori, ne viene realizzata solo una minima percentuale, e una ancor più piccola arriva effettivamente al cinema. Ma qui, poco importa, perché i diritti delle pellicole si vendono anche ben prima che queste diventino effettivamente realtà. Questo ‘intestino vibrante’ è anche e soprattutto il paradiso di nerd, amanti dei prodotti ‘commerciali’ e del cinema ‘bis’, dato che erutta in continuazione chicche di cui difficilmente, in altra guisa, si poteva venire a conoscere l’esistenza.

Un supereroe pervertito con mutandine da donna in faccia? Hentai Kamen, tratto da un celebre (?) manga, è qui per voi dal Giappone! Il re degli Unni con le consonanti invertite? Eccovi Atilla, dalla sempre più prolifica Asylum, che la fa da padrone con le sue imitazioni ‘cheap’ dei blockbuster più celebri: da Bigfoot, cugino povero di King Kong, a Android Cop, costruito col materiale di scarto di Robocop, passando per Alone for Christmas (Mamma ho perso l’aereo con un bracco al posto del bambino), The Expendabelles (versione female dei Mercenari stalloniani) e Atlantic Rim, Supercorazzati contro Draghi, pronto per essere rilasciato prima dell’atteso Pacific Rim di Guillermo del Toro. Non vi basta? Lasciatevi terrorizzare dall’orribile Mosquito Man, i cui produttori si sono se non altro passati una mano sulla coscienza cambiando l’originale titolo Sucker.
Ma il meglio viene quando anche un film d’autore come il Vita di Pi di Ang Lee trova la sua controparte ‘ricottara’ con l’indiano Land of Pi, che in realtà è un documentario realizzato per promuovere il turismo in terre affascinanti e lontane. Imitare, insomma, è meglio che curare (dei magri incassi).

Nemmeno i cartoon vengono risparmiati, ed ecco spuntar fuori - sempre dal Sol Levante - un The Adventures of Jinbao che rifà il verso (in 3D) al DreamWorksiano Kung Fu Panda. Dopo cotante meraviglie trash, l’immancabile stand della Troma sembra un circolo di intellettuali, ma è sempre un piacere ritrovare Toxic Avenger - di cui si vocifera un remake con Arnold Schwarzenegger - e i protagonisti di Class of Nuke ‘em high, che tornano in pompa magna con Return to Nuke ‘em high, diretto dal vate Lloyd Kauffman. Offrono suggestioni aggiuntive i poster promozionali di Young Detective Dee (prequel del wuxia-noir di Tsui ‘Hark di un paio d’anni fa), dell’atteso Harlock: Space Pirate, rielaborazione in 3D di un anime che ha commosso una generazione, e di progetti più blasonati come Rambo V e The Expendables 3: se il primo però non è che un’inquadratura rippata dal film precedente con un titolo sovrapposto alla bell’e meglio con Photoshop - e d’altro canto, non ci risulta che Sly ne abbia ancora scritto la sceneggiatura - il secondo offre quantomeno uno slogan accattivante, che pur parendo uscito da Villa Arzilla offre possibili indizi sulla trama: ‘Non mandare mai un ragazzo a fare il lavoro di un uomo’. Aspettiamoci scoppiettanti scontri generazionali.