Il signore delle mosche, su Prime Video il film tratto dal romanzo cult

All'inizio degli Anni Sessanta l'inglese Peter Brook adatta per il grande schermo l'opera di William Golding, in maniera fedele e altrettanto spaventosa.

Il signore delle mosche, su Prime Video il film tratto dal romanzo cult
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"L'uomo produce il male come le api producono il miele": parola di William Golding, premio Nobel per la letteratura, che all'inizio degli Anni Cinquanta ha pubblicato un grande classico della letteratura moderna ossia Il signore delle mosche. Un romanzo, il cui successo non fu immediato, che vedeva per protagonisti esclusivamente personaggi bambini ma che non è per nulla indirizzato agli infanti, per via della sua complessità sociale e politica tramite quale rispecchia le idiosincrasie del mondo adulto e di una cieca violenza che riflette gli orrori della guerra e dei totalitarismi.
D'altronde quando l'innocenza viene abbandonata a se stessa, senza regole da seguire e ancora inesperta sul significato di crescere, i risultati possono essere disastrosi e condurre a un impianto anarchico dove la legge del più forte diventa elemento di potere e di rispetto.
La storia, come tutti i lettori del libro già sanno, è ambientata su un'isola deserta dove un aereo delle forze britanniche è stato vittima di un atterraggio di emergenza. Siamo in tempi di una non precisata guerra e i soli superstiti dello schianto sono per l'appunto un gruppo di ragazzini, pre-adolescenti o ancora più giovani. Dopo l'iniziale spaesamento, la ricerca di darsi delle regole con l'elezione di un capo, il carismatico Ralph, sembra portare armonia, nella speranza prima o poi dell'arrivo dei soccorsi.
Con il passare dei giorni le paranoie iniziano però a dividere sempre di più i giovanissimi sopravvissuti, che si troveranno a separarsi in due gruppi distinti e a cedere agli istinti più biechi che l'essere umano possa manifestare.

L'isola degli orrori

Interpretato da attori esordienti e non professionisti durante le vacanze estive e sotto l'ovvio permesso dei genitori, molti dei quali come fatto intendere dagli autori non aspettavano altro che trascorrere un periodo di pace e tranquillità, Il signore delle mosche è stato girato ad Acapulco, specificatamente nell'Isola di Vieques e nella cittadina di Aguadilla.
Il basso budget è stata una scelta obbligata per trovare i finanziatori ma d'altronde la mancanza di star davanti alla macchina da presa e l'immediatezza concettuale alla base della vicenda hanno contribuito a una resa efficace anche con suddette limitazioni.
Diretto dall'inglese Peter Brook, che tra pochi giorni compirà la veneranda età di novantasei anni ed è ricordato soprattutto per il monumentale capolavoro-fiume Il mahabharata (1989) - altro adattamento, questa volta dell'epico poema indiano - il film che oggi conosciamo è frutto del lavoro di taglio su oltre sessanta ore di riprese, accorciate fino alla versione più comune oggi disponibile che raggiunge a stento i novanta minuti.
Frutto dell'improvvisazione lasciata dal regista, che ha condotto a diverse versioni della stessa scena e delle varie videocamere poste in ogni angolo dell'isola.

Questione di conoscenza

Anni dopo alcuni membri del cast hanno dichiarato di aver preso parte al progetto senza una reale consapevolezza di cosa stavano facendo: un'esperienza a tratti traumatica, separati da mamma e papà sotto la supervisione di una troupe loro sconosciuta.
Senso di spaesamento o meno, il risultato è assai convincente anche dal punto di vista delle interpretazioni e nonostante i volti imberbi bene o male tutti se la cavano, figure principali in primis. L'opprimente desolazione di quest'atollo immerso nel nulla, con il mare a circondarne ogni riva, è tale da amplificare il disagio emotivo e porsi quale ideale mancanza tensiva del contesto bellico.
Contesto bellico, non ben precisato, che viene infatti lasciato totalmente fuori campo, tolte le fotografie sui titoli di testa e la premessa che dà il via alla storia: all'inizio del film troviamo due delle figure principali, Ralph e il grassoccio Piggy - il cui aspetto fisico e soprannome sarà al centro di alcune delle dinamiche più crudeli - vagare sull'isola alla ricerca di altri superstiti.

Innocenza perduta

Anche perché la guerra, nella sua concezione più brutale e filosofica, sarà il cuore dominante di quanto avviene all'interno di questo ridotto microcosmo di pargoli cresciuti troppo in fretta, lasciati al loro destino senza una guida genitoriale che possa insegnare le differenze tra il Bene e il Male.
In realtà il messaggio di Golding, e di questo primo adattamento per il grande schermo, è molto più nichilista e mostra come l'individuo, privato di regole precise da seguire e rispettare, sia sempre e comunque indirizzato a un oblio bestiale, senza questioni di età che tengano.

Disponibile nel catalogo di Amazon Prime Video, Il signore delle mosche mette in mostra tutto l'amore del regista per l'ambito teatrale, suo principale palcoscenico. Nonostante infatti il racconto sia ambientato interamente in spazi aperti, le relazioni tra i personaggi e il susseguirsi di eventi - fedeli all'opera originaria - possiedono quella forza primigenia tipica della tragedia, con scene madri che trafiggono lo sguardo già allibito o disgustato dello spettatore.
Un disgusto morale, giacché il sangue è praticamente assente anche durante i risvolti più truci, che trascina in un inferno sulla Terra popolato da potenziali mostri in divenire. I giusti e i saggi cedono il posto all'irruenza dei rivoltosi e quando ormai la tirannia è in atto solo un intervento miracoloso può evitare il peggio.

Una storia sempre attuale

Approvato dallo stesso Golding, Il signore delle mosche non lascia nulla al caso e riesce a ricondurre le atmosfere che già su pagina facevano rabbrividire in forma di immagini e movimenti, dando vita a una tensione crescente prossima a esplodere nella caotica e delirante resa dei conti, in cui a confronto l'età della pietra appare come un'epoca sobria e morigerata.
In particolare la scelta del personaggio di Piggy e del suo scomodo soprannome - "maialino" in italiano - accende sin dai primi minuti una miccia sulla tematica del bullismo. Se l'argomento ai tempi poteva essere meno sentito dall'opinione pubblica rispetto a oggi, il trattamento subito dal bambino, vittima di scherzi e cattiverie gratuite, si instrada su territori sempre più spaventosi ed è uno degli elementi più centrati in fase di scrittura. La sua stessa "bromance" con il più fiero Ralph è un fattore chiave e apre a interessanti sfumature sul significato di amicizia in tempi così bui.

Gli inni di guerra, i ragazzini armati di lancia come moderni cannibali, il sovvertimento delle gerarchie prestabilite sono un percorso obbligato nell'esposizione di quella deriva dittatoriale che è d'altronde il focus sia su carta che su pellicola.
E allora Il signore delle mosche diventa amara, sporca e tagliente metafora di un mondo adulto dove la democrazia si trova spesso ad affrontare insidie di ogni sorta, come la storia - purtroppo non solo quella passata - continua inesorabilmente a insegnarci.

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