Il ritorno di Checco Zalone: Tolo Tolo e il cinema di Luca Medici

Il primo gennaio uscirà nelle sale il nuovo film del comico pugliese. Cosa dobbiamo aspettarci da un fenomeno campione d'incassi?

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Amato, odiato, criticato anche da chi, col cinema, non c'entra nulla. Checco Zalone è tornato a far parlare di sé col videoclip Immigrato, la nuova canzone che anticipa l'attesissimo film in sala dal primo gennaio 2020. Divide critici e opinionisti dal 2005, Zalone, fin dai primi fortunati passi sul palco di Zelig. Tra gli entusiasti, c'è chi gli riconosce l'abilità di andare oltre l'imitazione e la parodia (e, nei film, la satira) cogliendo gli umori e le contraddizioni della pancia del Paese e dell'italiano medio; i detrattori lo considerano invece l'ennesima macchina da soldi senza qualità che abbassa il livello del nostro cinema.
Gianni Canova, probabilmente il più autorevole a esprimersi sulla questione, gli riconosce più di un merito nel volume "QUO CHI? Di cosa ridiamo quando ridiamo di Checco Zalone"; il trio di autori che si firma con lo pseudonimo Lucio Giunio Bruto, invece, che negli ultimi anni ha preso di mira i peggiori fenomeni mediatici del paese, ci va giù pesante col saggio "Checco Cialtrone. Parodie e filmetti, zoccole e ricchioni: la comicità di Luca Medici, in arte Checco Zalone".

A esultare, in ogni caso, sono gli esercenti e Pietro Valsecchi che, con la sua Taodue, ha prodotto tutte e quattro le pellicole della coppia Zalone-Nunziante incassando un totale di 174 milioni di euro e vendendolo bene anche all'estero, remake compresi. Cifre da capogiro, se pensiamo anche solo all'ultimo successo, Quo Vado? del 2016, che con 65 milioni di euro al botteghino è stato uno dei migliori incassi di sempre del nostro cinema (secondo solo ad Avatar), staccando di moltissimo Inside Out, che in quell'anno si piazzava dietro con "appena" 25 milioni. Nel frattempo, il comico barese si è visto poco in giro, dosando pubblicità e apparizioni col contagocce per preparare il suo nuovo lavoro.

Un inedito Checco Zalone

Slittato al primo gennaio per evitare scontri con Frozen II e il nuovo Star Wars, ma anche con Il primo Natale su cui Medusa punta già molto, il nuovo titolo (quello provvisorio era L'amico di scorta) deriverebbe dal saluto che un bambino africano rivolge a Zalone: sappiamo infatti che la storia è ambientata tra l'Africa e l'Italia e che le numerose comparse di colore sono state reclutate tra i centri di accoglienza di Roma. Si parla di un "viaggio molto personale" dell'attore e autore, stavolta anche (unico) regista dopo la fine del sodalizio artistico con Gennaro Nunziante, che aveva diretto tutti film precedenti. Una separazione dovuta a divergenze creative e al mancato raggiungimento di un accordo economico che, in ogni caso, sembra non aver pregiudicato il rapporto d'amicizia tra i due. Valsecchi, del resto, a proposito del debutto alla regia di Zalone, ha ricordato come questi, anche precedentemente, avesse sempre "dato una mano" a Nunziante, pur senza essere accreditato.
Un'altra importante novità riguarda la sceneggiatura, scritta a quattro mani con Paolo Virzì, notizia già trapelata l'anno scorso, in un primo tempo smentita e infine confermata. Chissà se il cineasta livornese, autentico pezzo da novanta del nostro cinema, conferirà all'opera quell'equilibrio narrativo che nei film del comico, a volte, è mancato a vantaggio del consueto susseguirsi di gag e situazioni demenziali.

Dalla locandina scopriamo poi come le musiche siano state firmate col vero nome Luca Medici e che nel cast compaiono Barbara Bouchet e Nicola Di Bari, quest'ultimo assente dalle scene cinematografiche da quasi quarant'anni. Maurizio Bousso, il giovane attore romano di origini africane protagonista di Immigrato e spalla di Zalone negli sketch promozionali su Viva Raiplay, avrà con tutta probabilità un ruolo primario; incalzato da Fiorello, Buosso ha rivelato parte della trama, che vede un italiano fare ritorno a casa dopo lo scoppio di una guerra civile in Africa, dove risiedeva.
Proviamo dunque a fare il punto della situazione sul modo di raccontare il nostro Paese di un talento che attinge dai grandi del passato per poi aggiungere una mimica, una gestualità e un linguaggio inediti, che aggiornano e resettano gli standard della commedia comica nazionalpopolare.

Cosa aspettarsi da Tolo Tolo

È indubbio che dal 2009, anno del debutto cinematografico con Cado dalle nubi (14 milioni al botteghino, un'ottima partenza), Checco Zalone abbia affinato la propria tecnica. Non sappiamo cosa ci riserverà Tolo Tolo, tuttavia possiamo tracciare una breve mappa della geografia tematica ed espressiva che ha caratterizzato gli incassi super dei quattro film firmati dal duo Zalone-Nunziante (entrambi sceneggiatori).
Il comico barese dice di ispirarsi ad Alberto Sordi
, "il più grande di tutti ad aver incarnato tutti i difetti degli italiani". Se è vero, però, che Sordi impersonava cinismo, cattiveria e un'arte di arrangiarsi anche a discapito degli affetti più cari, è altrettanto vero che Luca Medici interpreta il più delle volte il ruolo del (finto) tonto, dell'inetto, dell'uomo piccolo piccolo che si fa fregare da chi ne sa più di lui (vedi: tutti) ignorando le regole del mondo oltre lo steccato del piccolo orto da cui proviene.
L'esordio, a nostro avviso il meno riuscito, pur nella fretta di essere troppe cose insieme, film comico, farsa e grottesco, descriveva bene lo spaesamento di un sempliciotto meridionale nel vortice della metropoli milanese, puntando tutto o quasi su questo contrasto.

Anche l'innamoramento, un'altra costante del suo cinema, ha seguito da lì in avanti le regole dello sprovveduto incapace di riconoscere atteggiamenti e/o segnali dell'altro sesso a causa di una scarsissima educazione sentimentale. In questo senso, Gianni Canova fa notare quanto la maschera zaloniana sia più da accomunare alla "medietà" di Nino Manfredi, fatta di un'indolenza e un'astuzia grossolana che servono appena a sopravvivere.
L'abilità del suo personaggio, in ogni caso, è quella di superare questa condizione di ridicolaggine e svantaggio attraverso il viaggio e il confronto, che vanno quasi sempre di pari passo. Checco, infatti, in Che bella giornata (43 milioni, record della stagione 2011), incontra la bella Farah, di origini franco-arabe, scoprendo che educazione, buone maniere e un'altra cultura sono possibili e perfino convenienti.

Uno schema poi replicato attraverso il viaggio insieme ai ricchi dal cuore d'oro di Sole a catinelle (miglior incasso del 2013 con 52 milioni). E se possiamo definire simili operazioni come nazionalpopolari, ciò risulta anche dalla capacità di stare sul pezzo con le grandi questioni del Paese, pur affrontandole col linguaggio della farsa.
Se in Che bella giornata, infatti, si fa riferimento al pericolo del terrorismo di matrice islamica, in Sole a Catinelle si punta il dito sulla crisi del lavoro e sugli industriali senza scrupoli, accennando addirittura a un velatissimo odio di classe.

Il culmine di questo trittico fortunato - il viaggio che genera un confronto costruttivo in uno scenario di forte attualità - l'autore barese lo raggiunge proprio in Quo Vado? quando l'arrivo in Norvegia e l'incontro con una giovane scienziata italiana gli aprono gli occhi (anche) sul problema dei pochi fondi che lo Stato dedica alla ricerca. Essendo Tolo Tolo ambientato in Africa, potremmo aspettarci dunque che fra i temi affrontati ci sia l'annosa questione dei fenomeni migratori.
Immigrato, infatti, il videoclip promozionale rilasciato da Medusa il 6 dicembre, ha confermato questa previsione e non ha mancato di scatenare polemiche, con qualcuno che ha gridato all'istigazione al razzismo.
Nelle ultime ore, com'era prevedibile, si è quindi acceso l'immancabile dibattito tra piccole e grandi personalità dello spettacolo. L'abilità di Zalone, la sua trasversalità, in effetti è proprio questa: far ridere sia coloro che non si accorgono di essere il bersaglio della satira, sia i più avveduti nel riconoscere la stoccata critica e dissacrante.

Siamo distanti, in ogni caso, dalla forma e dal linguaggio della commedia all'italiana, in cui spesso i j'accuse erano platealmente dichiarati. Zalone, allora, con la furbizia di accontentare tutti e non scontentare nessuno, forse si guarderà bene dal prendere una posizione netta, continuando piuttosto a guardare le cose e i fatti del mondo da una certa distanza e prendendo in giro tutti in egual misura - sé stesso in primis. Del resto finora è stata proprio questa la chiave del suo successo.

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