Il richiamo della foresta: storia di un classico firmato Jack London

Nelle sale arriva il nuovo adattamento del romanzo breve di Jack London. Ricordiamo per l'occasione l'opera letteraria dell'autore americano.

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Ogni autore ha tra le sue opere un titolo che maggiormente lo rappresenta, con gli elementi che ne contraddistinguono lo stile e la poetica. Ci sono scrittori che trovano la piena consapevolezza e maturità nel tempo, affinando le proprie qualità attraverso un percorso ricco di contraddizioni e ostacoli. Ci sono altri scrittori invece che sin dalla prima opera riescono a esprimere completamente vari aspetti del proprio universo e di ciò che amano raccontare. Jack London è uno dei romanzieri americani più efficaci in tal senso. I suoi scritti rispecchiano magnificamente quello che la vita gli ha messo davanti.
Una crescita turbolenta e ricca d'esperienze di vario tipo, spesso negative, hanno contribuito a formare una visione del mondo che London riesce a trasmettere attraverso le sue parole e le descrizioni delle realtà nelle quali ambienta le proprie storie.

Sin dal suo primo romanzo breve, Il richiamo della foresta, tutto questo è riconoscibile. Pochi autori contemporanei hanno saputo associare il proprio profilo ai racconti come London. E Il richiamo della foresta è la prima pietra e al tempo stesso espressione massima, insieme al suo libro gemello e speculare Zanna Bianca, di ciò che rappresenta Jack London, sia nella sua essenza da scrittore che da essere umano protagonista di una vita piena di avventure incredibili.

L'amore per il Klondike

Abbinare un habitat a Jack London è piuttosto semplice. Si tratta del Klondike, regione nordamericana a cavallo tra il Canada e gli Stati Uniti, che il ventunenne Jack conobbe nel 1897, quando venne messo al corrente della scoperta di ricchi giacimenti d'oro proprio in quella regione. La partecipazione alla celebre Corsa all'oro è un passaggio fondamentale nella vita di Jack London. In quell'anno trascorso nel Klondike, London visse le avventure più disagianti e surreali della sua vita, trovando ben poca fortuna in termini di ricchezza ma racimolando informazioni ed esperienze che gli sarebbero tornate utili per la sua carriera da scrittore. Il progetto per il debutto letterario è proprio Il richiamo della foresta. E non poteva esserci luogo migliore del Klondike per ambientare il suo primo romanzo breve. Dalla materialista California, Buck si sposta verso il selvaggio Klondike. E Buck in fondo è Jack London. La storia del cane protagonista viaggia in qualche modo sugli stessi binari della vita dello scrittore. Il richiamo della foresta è troppo forte per chi come Jack London ha sempre vissuto con il desiderio costante di tornare a un'esistenza di bisogni primordiali e meno legata al possesso di beni.

Dall'industria alla natura

Il successo de Il richiamo della foresta è inevitabilmente connesso al contesto sociale nel quale si colloca l'opera di Jack London. Agli inizi del Novecento la società americana è nel pieno di un'ascesa industriale, che vede la popolazione sempre più legata alla meccanizzazione e al settore secondario. Un rinnovamento nel quale Il richiamo della foresta s'inserisce perfettamente in quanto opera che ricorda all'essere umano le sue radici: quelle della natura e di una sopravvivenza legata a bisogni primari. Jack London riporta il lettore ad atmosfere dimenticate, ad avventure vissute in mezzo all'odore acre dei boschi e al fascino di una vita che ritrova quel rapporto inscindibile con gli elementi naturali. Quello di Buck è il percorso dell'uomo. I personaggi sono animali soltanto in superficie, ma la narrazione de Il richiamo della foresta non potrebbe essere più legata al mondo degli esseri umani.
Buck rappresenta proprio chi non vuole sottrarsi alla semplicità della terra e agli istinti che ricordano equilibri dimenticati. Un racconto dal sapore antico, valorizzato dalla fresca e avvincente scrittura di London che riesce a catturare anche i lettori più dubbiosi, facendo de Il richiamo della foresta un libro destinato a sopravvivere nel tempo.

Pregi, difetti e darwinismo sociale

Il richiamo della foresta è stato definito come il capolavoro di Jack London. Raccontando la storia di Buck, London in realtà propone un campionario di personaggi che caratterizzano perfettamente pregi e difetti dell'essere umano. Ecco che John Thornton e il suo gruppo rappresentano la fedeltà e la nobiltà dell'animo, mentre all'opposto Charles e Mercedes simboleggiano la stupidità e l'egocentrismo.

Il richiamo della foresta è un romanzo d'avventura atipico, perché mescola perfettamente lo spirito indomito della natura selvaggia con le speranze, i sogni e le ambizioni più intime del mondo degli umani. E non è un caso che Jack London unisca due realtà così agli antipodi utilizzando un cane, forse l'anello di congiunzione più evidente tra natura e uomo.
La lotta alla sopravvivenza di Buck è un esempio dei principi di quel darwinismo sociale a cui Jack London aderiva. Buck inizia un percorso da cane addomesticato e lo conclude alimentando il suo istinto di predominio, necessario alla salvaguardia della sua stessa vita.

La nuova trasposizione

Dal 20 febbraio è nelle sale la nuova trasposizione cinematografica de Il richiamo della foresta, dove Chris Sanders dirige Harrison Ford nel ruolo di John Thornton. Un cane di nome Buck viene rapito nella sua casa di Santa Clara, in California, e venduto a dei trasportatori di merci diretti nella regione dello Yukon. Buck si trova quindi a dover cercare di sopravvivere in un territorio ostile come l'Alaska. Il romanzo venne già adattato per il grande schermo con Clark Gable, Rutger Hauer e Charlton Heston nei panni del protagonista John Thornton.

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