Il ricambio generazionale: Hollywood e il cinema italiano a confronto

Cosa significa davvero ricambio generazionale e come si sono mossi negli anni gli studios più importanti su questo aspetto? Scopriamolo insieme.

Il ricambio generazionale: Hollywood e il cinema italiano a confronto
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Se è vero che non sempre i cambiamenti portano dei miglioramenti effettivi, è doveroso constatare quanto essi siano comunque importanti per mettere in discussione un qualsiasi tipo di sistema.
Nel settore artistico, tutto ciò è rappresentato dal cosiddetto ricambio generazionale, cioè quella pratica che, fisiologicamente, colpisce (o dovrebbe colpire) un determinato ecosistema dopo un certo numero di anni per provare, proprio con l'avvento di nuove idee, proposte, persone e modi di vedere le cose a migliorarlo in maniera graduale o a rimetterlo semplicemente al passo con i tempi.
Il discorso del ricambio generazionale, in realtà abbastanza stratificato quanto complesso, è stato gestito nel corso degli anni in una maniera sicuramente non impeccabile tanto nel caso di Hollywood quanto nel nostro Paese, seppur non siano mancate fortunatamente delle eccezioni meritevoli.
In questo speciale proveremo ad analizzare il fenomeno nella speranza di aprire un sano dibattito legato all'intrattenimento nella sua totalità, con un focus ovviamente sul mondo del cinema.

Guerra senza fine

Prima di addentrarci nel modo in cui i due sistemi presi in esame hanno provato ad affrontare il ricambio generazionale, dobbiamo avere ben presente il fatto che dal secondo dopoguerra in poi, le generazioni giovanili non sono mai riuscite davvero a trovare un punto d'incontro con quelle passate, arrivando così fino ai giorni nostri, in cui il contrasto tra "vecchio e nuovo" si è forse ancora più intensificato rispetto ai decenni precedenti, con uno scollamento tra i giovanissimi, gli under 30, e le generazioni nate tra gli anni '60 e '80.
Questa sorta di incomunicabilità sistematica ha colpito la nostra società su più fronti, basti ad esempio pensare ai numerosi dibattiti politici da sempre presenti in tv.
Spesso infatti le generazioni più avanti con gli anni non si sono sforzate più di tanto di provare a comprendere davvero fenomeni culturali (diventati di massa soprattutto negli ultimi due decenni) come ad esempio i videogiochi e i social network, senza dimenticare le numerose storture che attanagliano oggi più che mai svariati settori del nostro intrattenimento, tra cui quello cinematografico così come il fenomeno del ricambio generazionale.

Il problema primario nel trattare determinate questioni legate alla sfera della cultura non risiede però nella mancanza di persone competenti e preparate nel farlo, quanto nella cancellazione sistematica di qualsiasi dibattito pubblico rilevante, quasi come se l'intrattenimento in generale fosse un argomento da trattare solo a tempi alterni.
La spinosissima questione del ricambio generazionale passa in realtà forse proprio da qui, cioè dall'incapacità di un intero sistema di aprirsi al nuovo, senza ascoltarlo né capirlo, seppur con le dovute eccezioni.
Se pensiamo infatti al mondo attoriale, Hollywood ha provato negli ultimi anni a lanciare una nuova generazione di attori, talvolta capaci di vincere anche l'Oscar, basti pensare a Eddie Redmayne e Alicia Vikander o al successo travolgente di star moderne come Margot Robbie, capaci in un certo modo di rappresentare la nuova wave hollywoodiana.
Allo stesso modo, nel nostro Paese una nuova generazione di attori ha incominciato a farsi strada e, proprio negli ultimi anni, a ricevere un'enorme consacrazione presso il grande pubblico.
Marco D'Amore, Salvatore Esposito, Alessandro Borghi e Luca Marinelli (solo per citarne alcuni) sono il segno di un trend forse non così senza speranza, seppur in realtà l'affermazione di determinati artisti sia più vicina a una sequenza di singoli casi, dovuti perlopiù alla bravura e alla forza di volontà di persone specifiche.

Lo stesso identico concetto potrebbe essere infatti traslato anche per quanto concerne i film: opere come Veloce come il vento, Lo chiamavano Jeeg Robot o L'arte della felicità (peraltro citate anche in nostri precedenti speciali) hanno fatto ben sperare verso una sorta di nuova spinta propulsiva legata alla rinascita dei generi cinematografici che però, almeno fino a questo momento, non ha ancora trovato lo slancio definitivo.
In qualsiasi modo la si voglia guardare, la tendenza generale è quella di voler continuare a rinchiudersi all'interno di schemi già fatti e già visti, semplicemente perché è il pubblico a volerlo, basti pensare al ritorno in scena del classico cinepanettone per quanto riguarda il nostro mercato, o per la sfilza infinita di remake, reboot e sequel spesso fuori tempo massimo su cui Hollywood ha deciso di puntare in maniera così marcata.

Conflitto (forse) senza soluzione

Il problema principale del ricambio generazionale risiede anche nello strano concetto secondo il quale generazioni divise dalle barriere anagrafiche non possono convivere in alcun modo tra loro, spesso oltretutto vittime di una sorta di binomio che vede i giovani come i "buoni" e i meno giovani come "cattivi non aperti al cambiamento", una divisione se vogliamo facile e in realtà forse neanche così sbagliata per specifiche questioni, ma assolutamente non veritiera in termini generali.
Allo stesso modo le persone non più giovani non possono essere accusate di non puntare lo sguardo verso il cambiamento, visto che anche qui bisognerebbe andare ad analizzare caso per caso il modo con cui una determinata persona inserita in un posto chiave della cultura (come ad esempio un produttore o un dirigente di rete) ha provato a dare il suo contributo in termini di valorizzazione delle nuove idee e proposte.
Seppur ovviamente nessuno disponga della verità in tasca, forse un primo, piccolissimo quanto umile passo verso un intrattenimento più sano e avvezzo al ricambio generazionale potrebbe in realtà nascere dal puro e semplice dibattito.

Ritornare infatti a parlare di cinema, fumetto, animazione, videogiochi, teatro, letteratura e arte in generale non solo sul web, ma anche e soprattutto in prima serata nelle maggiori e più importanti tv italiane, così da riportare il dibattito culturale al centro anche nelle scuole e nel nostro intero sistema formativo, potrebbe risultare un primo passo verso qualcosa di nuovo.
In America infatti, pur con tutti i numerosi problemi che la attanagliano, l'intrattenimento è visto come un qualcosa di utile, di accettato e soprattutto parte integrante della stessa società (basti pensare ad esempio agli spot in anteprima dei videogiochi o dei nuovi film in arrivo trasmessi al Super Bowl). Un piccolo ma importante dettaglio atto a farci comprendere come nel Paese a stelle e strisce ci sia quantomeno l'idea di provare a concepire l'intrattenimento come un qualcosa di concreto, tangibile, e capace di coesistere (e soprattutto di apparire) anche in importanti eventi sportivi senza risultare fuori luogo o semplicemente inutile.
Il nostro cinema, oggi più che mai, ha comunque bisogno di una spinta propulsiva atta a valorizzare tanto i già numerosi artisti che ne fanno parte quanto tutta una serie di potenziali nuovi autori, registi, attori, direttori della fotografia (e via dicendo) che proprio oggi, pur con tutte le difficoltà del caso, stanno magari pensando di approcciarsi a questa carriera.

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