Il Ragazzo Invisibile e il cinema di genere in Italia

In attesa di ‘Seconda generazione' in arrivo nelle sale dal 4 Gennaio 2018, apriamo una parentesi sul fenomeno cinecomic made in Italy.

Il Ragazzo Invisibile e il cinema di genere in Italia
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L'Italia ha sempre guardato con ammirazione al mondo anglosassone, che sia esso televisivo o cinematografico. Se nel secondo dopoguerra il cinema del nostro Paese è riuscito a eguagliare l'affabilità dell'universo hollywoodiano, anche in un momento storico denso di cambiamenti socio/culturali come quello che stiamo vivendo, in cui i social e lo streaming legale fanno parte della nostra quotidianità, il cinema Made in Italy (nonostante tutto) sta riuscendo a emergere. In questo contesto si apre una parentesi sul fenomeno cinecomic, che in America è una vera fucina macina denaro, mentre qui in Italia solo da qualche anno gli usi e costumi del mondo dei fumetti stanno prendendo forma anche al cinema.
Dal 2014 ad oggi si contano ben tre film di genere (di cui uno è in uscita) che, in un certo qual modo, hanno reso tale il fenomeno super-eroistico sul grande schermo e soprattutto, in termini di guadagno, hanno permesso al nostro Paese di esplorare nuovi orizzonti e sopravvivere in una realtà competitiva. In tempi recenti, il ragazzo invisibile diretto da Gabriele Salvatores è stato il primo di una serie di lungometraggi dedicati al mondo dei supereroi; ispirato all'omonimo romanzo scritto a sei mani da Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo, dal 4 gennaio è in arrivo nei cinema d'Italia il sequel che con il titolo "Seconda Generazione" cerca di bissare il successo del primo capitolo.
Ma oltre al comic-movie dal sapore adolescenziale di Salvatores, c'è anche l'epopea malavitosa di Lo chiamavano Jeeg Robot e lo spaghetti comedy de I Peggiori diretto da Vincenzo Alfieri. Il fenomeno è ancora limitato, ruvido, ma gli esperimenti, fino ad ora, sono piuttosto coinvolgenti e fanno ben sperare.

Il Ragazzo Invisibile: "Ci vogliono super poteri per superare l'adolescenza"

Ben lontano dall'essere un comic-movie perfetto e unico nel suo genere, il film è un esperimento di ampio respiro che mixa tutta la tradizione a stelle e strisce con le tematiche care all'universo cinematografico del Bel Paese. Si dà spazio al tema dell'adolescenza, al bullismo, ai menage di coppia e familiari, mentre la tematica super-eroistica è quasi un contorno, una caratterista aggiuntiva che, alla fine, permette al film di fotografare i giovani di oggi con uno sguardo diverso. Benché il regista sia caduto spesso vittima di errori grossolani di sceneggiatura, il primo capitolo de Il Ragazzo invisibile ha comunque fatto scuola. Apprezzato soprattutto perché regala alla cinematografia italiana un respiro diverso, il film di Salvatores rompe con il passato e permette alla filmografia di genere di trovare spazio anche in un panorama costellato da poche pellicole di spessore.

Lo Chiamavano Jeeg Robot: Mainetti sdogana il mito dell'eroe sul grande schermo

Di tutt'altro impatto è stato il film diretto da Gabriele Mainetti il quale, rispetto a quello di Salvatores, è stato un vero tornado di originalità. Lo Chiamavano Jeeg Robot debutta nei cinema nel 2015 ed è subito un grande successo di critica e pubblico, un film che "facendo il verso" alla tradizione super-eroistica americana, porta sul grande schermo un progetto unico nel suo genere, brillante, con una sceneggiatura superba, un esperimento che fino ad ora è quello più riuscito. Ambientato a Roma fra i bassifondi della Capitale, fra malavita e sogni di rivalsa, il film di Mainetti è uno degli esempi più fulgidi del moderno cinema italiano, un lungometraggio che rielabora la tradizione nordamericana secondo il nostro punto di vista e che, allo stesso tempo, guarda al futuro del genere. Indicato prettamente a chi si ciba di tutta la cultura nerd, stranamente Lo Chiamavano Jeeg Robot ha trovato appiglio anche fra un pubblico neofita e soprattutto ha trovato nei festival un enorme riconoscimento. Ci sarà presto o tardi il sequel?

I Peggiori: eroi a pagamento

Concludiamo la nostra panoramica con il film diretto da Vincenzo Alfieri, grande appassionato della pop culture, che realizza un cinecomic ironico e divertente ambientato fra le strade di Napoli. Al di là della trama bizzarra, di alcune trovate poco riuscite e di un'ironia fin troppo invadente, I peggiori trae forza da tutti gli usi e costumi della società di oggi, portando sul grande schermo una pellicola che guarda con stupore alla tradizione americana e che trova il modo di farsi spazio grazie a una buona caratterizzazione dei personaggi. Convincono infatti lo stesso Vincenzo Alfieri e Lino Guanciale, i quali interpretano due fratelli squattrinati e in cerca di gloria, che si trovano immischiati in una torbida storia di malavita. In tutto il film si odono, inoltre, gli echi di Kick-Ass e qualche sagace battuta rivolta al mito di Batman. Un esperimento che convince nonostante tutto, apprezzato in maniera considerevole da critica e pubblico.

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