Il mondo di Indiana Jones: come nasce un'icona immortale

Con I predatori dell'arca perduta, il genere avventuroso ha trovato nuova linfa vitale. Scopriamo insieme i motivi del successo legati a Indiana Jones.

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Dopo la nostra analisi sul genere comico in Italia parleremo di avventura, che ha attraversato indenne svariati decenni grazie alla sua capacità di trattare temi universali. Prima portando in scena storie dalla forte impronta cavalleresca, per poi subire un vero e proprio rinnovamento con un film capace di segnare l'intera storia del cinema, cioè I predatori dell'arca perduta, pellicola del 1981 che ha presentato agli spettatori l'archeologo più famoso della settima arte: Indiana Jones.
Tenteremo così di ripercorrere le tappe fondamentali della saga focalizzandoci proprio sull'ottima caratterizzazione riservata al protagonista così come sull'importanza che l'intero franchise ha avuto nel corso degli anni a livello generale, capace di ispirare non solo un numero davvero spropositato di film ma anche videogiochi, come nel caso delle celebri saghe di Tomb Raider e Uncharted.

Il mio nome è Jones. Indiana Jones

George Lucas, con la sua incredibile verve creativa, dopo aver dato alla luce uno degli universi crossmediali più influenti della storia del cinema, Star Wars, ha ben pensato di non fermarsi assolutamente lì, creando una nuova saga di successo, quella di Indiana Jones, portata sul grande schermo da Steven Spielberg. Un altro nome che, ancora oggi, è considerato come uno dei più importanti all'interno del panorama hollywoodiano.
Nei pochi semplici minuti iniziali, I predatori dell'arca perduta (a cui successivamente è stato aggiunto nel titolo il nome del protagonista per creare maggiore continuità con i film usciti negli anni successivi) ha saputo fornire un vero e proprio nuovo immaginario avventuroso attraverso la semplice messa in scena di un tempio in rovina e di un idolo dal valore inestimabile da recuperare.
Il riuscito mix tra pericoli mortali, oggetti preziosi da accaparrarsi e l'impostazione a cavallo tra lo spiritoso e l'epico sono riusciti letteralmente a stregare milioni di spettatori che da quel punto in poi hanno usato il primo film di Indiana Jones come metro di paragone con cui interfacciarsi e confrontarsi per quanto concerne il tema avventuroso.

Fin dalla prima opera a lui dedicata, il protagonista ci viene presentato come una simpatica canaglia sempre pronta a mettersi in gioco (partendo per pericolose spedizioni in giro per il mondo) nel tentativo di recuperare oggetti apparentemente introvabili dalla valenza mitica e leggendaria - basti pensare all'Arca dell'Alleanza del primo film o al Sacro Graal nel terzo - sempre però con l'intento di far del bene alla comunità senza quindi usare gli oggetti per questioni personali o di tipo egoistico.

L'inclinazione alla bontà d'animo del protagonista (spesso contrapposto ad avversari senza scrupoli) lo rende un personaggio positivo, capace di creare un forte legame empatico con gli spettatori anche per la sua aria da burbero sbruffone dotato però, alla fine, di buon cuore.
Andando per certi versi a ripescare il concetto di identità segreta visto, ad esempio, attraverso il personaggio di Zorro e poi rimaneggiato in chiave supereroistica nei decenni successivi, Indiana Jones è anche un professore universitario, particolare in grado di rendere il personaggio più profondo di quanto potesse sembrare in origine, permettendo agli stessi spettatori di farsi un'idea ancora più precisa della sua indole quanto del suo carattere, vedendolo all'opera durante i momenti d'insegnamento e in quelli da avventuriero spericolato.

Un cappello, una frusta e un revolver

I quattro film della saga, mostrandoci via via alcuni spaccati esistenziali dello stesso Indiana Jones, hanno disseminato sempre più indizi riguardo la vita del protagonista che, durante le sue avventure nei luoghi più misteriosi ed esotici del pianeta, ha dovuto lottare tanto contro i nazisti, così come con i soldati russi in Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo ma anche contro una spietata tribù adoratrice della dea Kali in Indiana Jones e il tempio maledetto.

L'umanizzazione del protagonista è stata resa possibile grazie a tutta una serie di particolari in grado di rendere Indiana Jones non del tutto infallibile, riuscendo sì a cavarsela sempre dalle situazioni pericolose seppur per il rotto della cuffia, facendo leva tanto sulle sue abilità atletiche quanto sulla frusta, così come sul suo revolver (celeberrima la scena in cui l'avventuriero secca con un colpo di arma da fuoco un avversario armato di spada).
Immancabile ovviamente il caratteristico fedora, forse l'elemento più iconico in assoluto legato al personaggio, a cui lo stesso protagonista risulta attaccato in maniera profonda.

Oltre al lato puramente avventuroso capace di mescolarsi senza soluzione di continuità al genere action, numerose le sfaccettature introspettive di Indy, come ad esempio la paura per i serpenti o l'inclinazione a essere burbero anche in campo affettivo e sentimentale, senza tralasciare neanche gli accesi confronti con il proprio padre (interpretato da Sean Connery) comparso in Indiana Jones e l'ultima crociata.
Se quindi con il primo film abbiamo vissuto a tutto tondo la nascita di un nuovo eroe avventuroso, con il secondo ne abbiamo visto l'ulteriore consacrazione arrivando infine al terzo (in cui vengono rivelati numerosi particolari sul passato del personaggio) capace di chiudere tutti i punti lasciati in sospeso.
Con il quarto capitolo, Il regno del teschio di cristallo, arrivato nelle sale nel 2008, purtroppo non si è riuscita a ricreare perfettamente la magia dei primi film, presentando al pubblico un'opera sì godibile seppur forse un po' troppo lontana dall'immaginario avventuroso legato alla ricerca di artefatti mitici delle origini.
Nonostante però questo mezzo passo falso, l'intero franchise è riuscito a resistere molto bene allo scorrere del tempo, dando modo a numerosi artisti successivi di prendere ispirazione dall'immaginario legato al personaggio per creare dei veri e propri nuovi eroi uniti in maniera indissolubile al mestiere dell'archeologo e dell'avventuriero.

Oltre il mito avventuroso

La saga di Tomb Raider, famosissima serie di videogiochi che ha visto il suo apice nel corso degli anni '90 (tornata alla ribalta con il reboot del 2013), ha trovato proprio negli archetipi stilistici di Indiana Jones terreno fertile per venire alla luce, riproponendo attraverso il media videoludico quello specifico tipo di immaginario.
Lara Croft è infatti una delle eroine più famose della storia dei videogiochi, arrivando a omaggiare la stessa saga facendo comparire l'Arca dell'Alleanza all'interno del primo Tomb Raider.
Lo stesso binomio avventuriero/archeologo, esploso a livello mainstream proprio attraverso la tetralogia di Lucas e Spielberg, ha trovato in Lara Croft una nuova sintesi, con la protagonista impegnata nel girare il mondo per trovare artefatti dimenticati affidandosi proprio alle sue specifiche quanto variegate conoscenze in numerosi campi di studi unite a straordinarie doti atletiche.

Allo stesso modo Nathan Drake, il protagonista della fortunata serie Uncharted targata Naughty Dog, arrivata sul mercato nel 2007, ha ancora una volta provato a reimmaginare in chiave moderna l'universo di Indiana Jones (numerosi i punti in comune con i film, con addirittura alcune sequenze di giocato prese di peso dalle pellicole) a testimoniare quanto l'archeologo più famoso del cinema sia riuscito a imporsi con forza non solo nel mondo della settima arte ma, in linea generale, anche in vari altri media.

Non resta quindi che attendere speranzosi l'uscita del nuovo film così come l'atteso videogioco dedicato a Indiana Jones, per permettere ai suoi innumerevoli fan storici (così come ai neofiti della saga) di avvicinarsi a un personaggio che ha semplicemente fatto la storia del cinema avventuroso, riuscendo a modernizzarlo in maniera tanto semplice quanto efficace.

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