Il Libro Della Giungla, l'ultima produzione firmata Walt Disney

Il Libro della Giungla fu l'ultimo film prodotto da Walt Disney prima della sua morte, sul quale si può ancora vedere la sua mano.

Il Libro Della Giungla, l'ultima produzione firmata Walt Disney
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Dopo aver realizzato La Spada nella Roccia, Bill Peet, che abbiamo conosciuto proprio per la sceneggiatura della storia di Artù e di Merlino nell'epoca medievale inglese, decise di accettare quella richiesta arrivata da Walt Disney che riguardava il voler creare dei personaggi più votati al mondo animale e discostarsi dalla realtà e dalla storia raccontata per animazione. Peet suggerì di affidarsi a un libro dalla grande forza letteraria, ossia Il Libro Della Giungla firmato da Rudyard Kipling, giornalista inglese morto nel 1936 (nemmeno dieci anni prima) che aveva prestato la sua attenzione al mondo dei romanzi.
La lavorazione iniziò abbastanza presto, con Disney che decise di partecipare attivamente al progetto, per non restare deluso da alcun processo produttivo come era accaduto, ad esempio, con La Spada nella Roccia e soprattutto con La Carica dei 101, film che nonostante il grande successo lo lasciò molto deluso. A supportare Walt in questo lavoro ci fu suo nipote, Roy Disney, figlio del fratello.

Gli animali che riprendono vita con Disney

L'accordo con Bill Peet fu quello di andare a ricostruire una giungla oscura, drammatica, che richiamasse dei toni molto sinistri già accennati dall'opera di Kipling, che si concentrava sulla lotta costante tra l'uomo e gli animali. Peet propose a Walt di eliminare anche l'andirivieni che vedeva Mowgli, protagonista della storia, tornare al villaggio degli uomini e saltuariamente recarsi di nuovo nella madrepatria giungla: quella sarebbe stata la conclusione di un percorso, un'evoluzione del personaggio che dopo aver vissuto nel mondo animale si sarebbe ritrovato ad avvicinarsi ai suoi simili.
Seguendo i consigli di Walt, si arrivò a realizzare anche un personaggio atipico quale Re Luigi.
Nel romanzo originale di Kipling non era stato concepito un capo delle Bandar-log, che erano talmente indisciplinate da non poter avere un riferimento ben chiaro.
Eppure alla fine Luigi venne creato con il supporto di Larry Clemmons e Ralph Wright, con l'intenzione di creare qualcosa di meno comico, a tratti spaventoso, desideroso solo di rapire Mowgli per sottrargli il segreto del fuoco, così da diventare un uomo.

Sebbene Disney avesse molto apprezzato la scelta di creare un personaggio come Re Luigi, non riuscì a trovare corrette molte delle decisioni di Bill Peet.
D'altronde lo sceneggiatore originariamente incaricato di occuparsi della storia de Il Libro della Giungla propose di inserire nel cartone animato il personaggio di Buldeo, creato da Kipling proprio con l'obiettivo di mettere a capo del villaggio in cui Mowgli viene adottato un uomo presuntuoso, arrogante e anche molto minaccioso.

Buldeo, nell'idea di Peet, avrebbe dovuto essere l'antagonista della seconda parte del film, armato di fiaccole per trovare il tesoro nascosto della giungla. Grazie all'intervento del ragazzo, Buldeo non avrebbe avuto più vita felice e, salvando contestualmente la giungla e il villaggio, sarebbe stato acclamato come il primo umano a essere accolto dal concilio dei lupi.
Disney non voleva che la storia prendesse questa direzione, decidendo di bocciare completamente la deriva battagliera: Peet non accettò le critiche e nel gennaio del 1964 decise di lasciare gli studi Disney, rimettendo il proprio progetto nelle mani di Larry Clemmons.

Una storia diversa

L'aneddoto su come si andò a creare la storia che attualmente conosciamo riguarda Walt Disney e il primo giorno di lavoro di Clemmons, al quale venne consegnato il romanzo di Kipling con l'ordine di non leggerlo: "La prima cosa che voglio che tu faccia è non leggerlo" gli disse Walt, e così fu.
Molto del lavoro di Peet venne scartato, Clemmons sognava di poter iniziare la storia in medias res e Disney gli impose di divertirsi col personaggio, di renderlo dinamico. Walt partecipò alla maggior parte delle riunioni per la storia, diventando un autore a tutti gli effetti di quello che poi alla fine venne realizzato per Il Libro della Giungla. Clemmons arrivò anche a creare la ragazzina che il protagonista al termine del film incontra e della quale, in maniera molto naif, si innamora.
Allo stesso tempo si andò a lavorare molto sulle emozioni dei personaggi, con gli animatori che inserirono molte gag tra i vari animali, da Bagheraa a Baloo, passando per Kaa e lo stesso Shere Khan, l'antagonista del film scelto in sostituzione di Buldeo.
La produzione per il 19esimo Classico Disney terminò in tempo per assistere al tocco di Walt Disney per l'ultima volta, prima della sua morte il 15 dicembre del 1966.

La tecnica utilizzata fu quella della xerografia, proprio come accaduto con La Carica dei 101.
Il suo funzionamento prevedeva la possibilità di evitare di dover passare alla fase di inchiostrazione trasferendo i disegni degli animatori direttamente al rodovetro.
Fu così che si andò a velocizzare anche la lavorazione del film intero, con Ken Anderson, ancora una volta, a capitanare la squadra.
Anderson era stato da poco riabilitato da Disney, che proprio nel 1966 aveva deciso di incontrarlo nuovamente dopo la rottura a causa de La Carica dei 101; i due, però, non si incrociarono praticamente mai negli studi, tant'è che Anderson ebbe l'occasione di vederlo soltanto una volta, l'ultima.

Tra disegni a mano e natura incontaminata

Sotto la guida di Anderson si andò a lavorare molto sugli scenari dipinti a mano, proprio come accaduto per La Carica dei 101, con l'eccezione delle cascate, che vennero create basandosi sulle reali del Salto Angel, la cascata col più alto dislivello al mondo, situate in Venezuela.
Stando alle indicazioni di Wolfgang Reitherman, poi, si andarono a riutilizzare molte delle animazioni già realizzate per La Carica dei 101, ma anche per La Spada nella Roccia: è possibile vedere alcune scene quasi "reskinnate" dai precedenti film, perché negli anni Sessanta, con la morte di Disney dietro l'angolo, la parola d'ordine era il risparmio e il riciclo.
Tra l'altro Milt Kahl, che animò Bagheera e Shere Khan, riprese i movimenti già realizzati in Tigre in agguato (film del 1964 della Disney diretto da Norman Tokar) e un episodio del documentario La natura e le sue meraviglie (serie concepita da Walt e andata in onda dal 1948 al 1953, vincitrice anche di un Oscar come miglior cortometraggio).

Per quanto riguardava l'aspetto musicale, invece, Disney si affidò totalmente a George Bruns, che aveva già lavorato agli ultimi Classici prodotti dagli studi.
Anche in questo caso, però, con il tempo che stringeva, Bruns si ritrovò a utilizzare delle tracce già composte per La Bella Addormentata nel Bosco, in particolar modo quella in cui Mowgli si sveglia e inizia a scappare da Re Luigi, mentre invece la scena in cui Bagheera si dispera per la presunta morte di Baloo è ripresa dall'originale composizione di Paul Smith per Biancaneve e I sette Nani.
Il resto delle canzoni fu scritto dai fratelli Sherman e una sola da Terry Gilkyson, che riuscì a farsi approvare "Lo stretto indispensabile", candidata poi all'Oscar nel 1968.
In origine Gilkyson aveva proposto delle canzoni che risultarono troppo oscure e questa fu l'unica approvata, ma tra l'altro era semplicemente una riproposizione di un lavoro per un film mai realizzato, di molti anni prima.

Il lascito di Walter Elias

Walt Disney non vide mai Il Libro della Giungla ultimato, perché l'arrivo al cinema risale all'ottobre del 1967, dieci mesi dopo la sua morte.
Prodotto con un budget di 4 milioni di dollari, il film incassò 24 milioni nella prima release.
La critica accolse con grande piacere il film di Disney, soprattutto a fronte del fatto che era il primo pubblicato dopo la morte di Walt e rappresentò a tutti gli effetti il suo lascito, oltre che il modo migliore per ricordarsi dell'arte del cineasta di Chicago.
Con i suoi pastelli molto esotici e dei background disegnati con un tocco molto raffinato, Il Libro della Giungla convinse tutti soprattutto per l'animazione dei personaggi e per lo stile molto scanzonato e divertente: non eravamo dinanzi a una storia cupa come Pinocchio e nemmeno come Cenerentola, perché stavolta c'era il divertimento, c'era la gioia, c'era il piacere di raccontare una vicenda che, sebbene avesse un antagonista, non poteva non risultare goliardica e felice.

Così come accaduto per molti Classici di quell'epoca, i personaggi de Il Libro della Giungla non si fermarono al mondo di Mowgli.
Baloo e Re Luigi vennero riutilizzati per la serie animata TaleSpin prodotta all'inizio degli Anni Novanta, così come poi molte animazioni vennero riciclate da Reitherman per Robin Hood, tra cui lo stile di Baloo, che ispirò Little John, doppiato ugualmente da Phil Harris.
La stessa danza tra Re Luigi e Baloo venne replicata tra Little John e Lady Cocca.

Eric Goldberg stesso arrivò a dire che Il Libro della Giungla alzò di moltissimo la qualità dell'animazione degli studi Disney, settando un nuovo importante benchmark.
Andreas Deja, Glen Kean e Sergio Pablos hanno più volte ribadito di aver usato questo Classico come riferimento per la loro arte e per i loro personaggi.
Il lascito di Walt Disney, che volle insistentemente creare un Classico con le sue idee e le sue ambizioni, fu fondamentale per il futuro dell'animazione, ma fu anche, purtroppo, la fine del periodo florido dell'azienda, con Gli Aristogatti e Robin Hood - film sui quali era già arrivata l'approvazione di Walt - che chiusero un ciclo produttivo di grande livello, poi costretto a una serie di insuccessi durati fino al 1989, quando sette film più tardi arrivarono La Sirenetta di Musker & Clements e il Rinascimento di Katzenberg.

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